L’intelligenza artificiale, la robotica e gli esoscheletri possono cambiare concretamente la vita delle persone con disabilità, restituendo autonomia, migliorando la qualità delle cure e abbattendo barriere che ancora oggi limitano la partecipazione alla vita quotidiana e allo sport. Ma perché queste innovazioni diventino realmente accessibili è necessario trasformare le risorse disponibili in interventi concreti. È il messaggio lanciato dal senatore Giusy Versace, atleta paralimpica reggina da anni impegnata nella promozione delle nuove tecnologie per l’autonomia e nell’abbattimento delle barriere architettoniche. Ieri, mercoledì 7 ottobre, Versace ha portato questi temi al centro del dibattito istituzionale, promuovendo in Senato il convegno “Tecnologie per l’autonomia: IA, robotica ed esoscheletri per la disabilità”. Un’occasione per confrontarsi sulle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e, soprattutto, sulla necessità di renderle concretamente disponibili a chi ne ha bisogno.
Giusy Versace: 8 milioni per protesi e ausili avanzati, le Regioni devono utilizzare le risorse
Al centro dell’intervento di Giusy Versace c’è il rapporto tra innovazione, diritto alla salute e accessibilità delle tecnologie. Per il senatore, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei dispositivi medici non rappresenta semplicemente un’evoluzione tecnica, ma una vera e propria rivoluzione sociale. Una trasformazione che può incidere tanto sulla qualità della vita delle persone con disabilità quanto sulla sostenibilità del sistema sanitario, a condizione che venga accompagnata da strumenti normativi e finanziari adeguati. Versace ha ricordato il proprio impegno parlamentare per l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e del nomenclatore protesico, richiamando lo stanziamento di un fondo sperimentale di 5 milioni di euro, successivamente rifinanziato con ulteriori 3 milioni nell’ultima legge di bilancio. Risorse destinate all’erogazione e all’acquisto di protesi e ausili di tecnologia avanzata, fondamentali anche per la pratica dell’attività sportiva amatoriale, attualmente non coperti dallo Stato.
“La IA, gli esoscheletri e la robotica aiutano a ritrovare un’autonomia che permette di migliorare la qualità della vita e questo può rappresentare non solo un risparmio per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, ma può giovare all’intera società. In Parlamento, sin dal primo giorno, mi sono battuta per l’aggiornamento dei Lea nel Nomenclatore. Sono riuscita a far stanziare un fondo sperimentale di 5 milioni di euro, poi rifinanziato di altri 3 nella scorsa legge di bilancio, per l’erogazione e l’acquisto di protesi e ausili di tecnologia avanzata, fondamentali anche per lo svolgimento dell’attività sportiva amatoriale che, al momento, lo Stato non copre. Ora tocca però alle Regioni mettere a terra queste risorse per agevolare un aggiornamento serio e strutturale del nomenclatore protesico. Ringrazio tutti i relatori intervenuti oggi che attraverso i loro preziosi contributi hanno mostrato, attraverso esempi concreti, che se utilizzata correttamente, l’IA può davvero rivoluzionare e migliorare la vita delle persone con disabilità”, ha dichiarato Giusy Versace.
Dalla vela agli esoscheletri: le nuove tecnologie abbattono le barriere
Il convegno ha riunito esperti e protagonisti di esperienze concrete legate all’utilizzo delle nuove tecnologie per la disabilità. Al confronto hanno partecipato Pietro Lapietra, responsabile delle relazioni esterne di Mare Aperto APS, Irene Aprile, direttore del Dipartimento di riabilitazione neuromotoria dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi e responsabile medico SM della Provvidenza, e il professor Paolo Dell’Olmo, del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Roma “La Sapienza” e direttore del master in Data Intelligence e Strategie Decisionali. A moderare l’incontro è stato Mario Ciotti, giornalista e criminologo esperto, mentre in collegamento è intervenuto Andrea Stella, fondatore di “Lo Spirito di Stella” e ideatore del progetto “WoW-Wheels on Waves”. Il dibattito ha preso avvio dal mare, approfondendo il rapporto tra vela, disabilità e accessibilità delle imbarcazioni, un settore nel quale l’evoluzione tecnologica sta offrendo nuove possibilità di autonomia.
Sia Pietro Lapietra che Andrea Stella, conosciuto velista italiano con disabilità, hanno raccontato come le innovazioni tecnologiche abbiano contribuito a rendere le imbarcazioni sempre più accessibili. Stella, che lo scorso anno ha realizzato il giro del mondo con il suo catamarano “Lo Spirito di Stella”, accanto all’Amerigo Vespucci, ha illustrato anche la propria esperienza diretta con gli esoscheletri. Il suo catamarano è totalmente accessibile alle persone con disabilità e, proprio grazie all’utilizzo di un esoscheletro, il velista riesce a stare in piedi e a guidare meglio l’imbarcazione. Lapietra ha invece approfondito il contributo di Mare Aperto APS, che, in qualità di consulente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha collaborato al conseguimento della Patente Nautica di Categoria C, un titolo che abilita a tutti gli effetti alla direzione nautica da parte delle persone con disabilità. Esperienze che dimostrano come l’innovazione possa ampliare le opportunità di partecipazione anche in attività tradizionalmente caratterizzate da importanti ostacoli fisici.
Robotica e riabilitazione, le nuove opportunità per recuperare la mobilità
Un altro tema centrale del confronto ha riguardato l’impiego delle tecnologie avanzate nei percorsi di riabilitazione. A illustrarne le applicazioni è stata Irene Aprile, tra le principali esperte nel campo della tecnologia, degli esoscheletri e della riabilitazione delle disabilità. La specialista ha raccontato l’esperienza maturata all’interno del Dipartimento di riabilitazione della Fondazione Don Gnocchi, dove robotica e dispositivi tecnologici vengono utilizzati per favorire il recupero della mobilità. Si tratta di strumenti che possono aiutare i pazienti a recuperare più rapidamente le capacità motorie dopo un ictus, un incidente o un infarto. L’impiego di queste tecnologie consente inoltre di estendere i percorsi di cura e riabilitazione a un numero significativamente maggiore di persone, ampliando le possibilità di intervento delle strutture sanitarie. Un aspetto particolarmente importante nel dibattito sull’accessibilità delle cure, perché mette in relazione i progressi della ricerca con la necessità di garantire servizi riabilitativi sempre più diffusi ed efficaci.
Protesi intelligenti, il monitoraggio dei dati per prevenire infezioni e infiammazioni
L’innovazione tecnologica riguarda anche il funzionamento e la manutenzione delle protesi, con soluzioni capaci di migliorare il comfort e la sicurezza di chi le utilizza quotidianamente. Su questo fronte si è concentrato l’intervento del professor Paolo Dell’Olmo, che ha approfondito l’evoluzione dell’invasatura, ossia la parte della protesi che accoglie il moncone. Il docente ha spiegato l’importanza della raccolta e dell’analisi dei dati per mantenere i dispositivi in condizioni ottimali e tutelare la salute delle persone che li indossano. Il monitoraggio costante della temperatura della pelle e del pH all’interno dell’invasatura, ad esempio, può contribuire a prevenire l’insorgenza di infiammazioni e infezioni, individuando condizioni che potrebbero provocare problemi durante l’utilizzo della protesi. Secondo Dell’Olmo, queste informazioni rappresentano inoltre una risorsa per sviluppare nuove soluzioni tecniche, progettate a partire dalle caratteristiche e dalle esigenze specifiche di ciascuna persona con disabilità.
Disabilità e autonomia, la tecnologia da sola non basta: servono spazi e servizi accessibili
A completare il confronto è stata la riflessione proposta da Mario Ciotti, giornalista, criminologo e moderatore del convegno, che ha richiamato l’attenzione su una dimensione fondamentale del tema dell’autonomia. La possibilità di vivere in maniera indipendente non dipende esclusivamente dalle capacità individuali o dalla disponibilità di ausili tecnologici, ma è strettamente collegata anche al modo in cui vengono progettati gli spazi, organizzati i servizi e costruite le opportunità di partecipazione. L’accessibilità, dunque, non può essere considerata soltanto una questione di dispositivi e innovazioni, ma deve coinvolgere l’intera organizzazione della vita sociale. È in questa prospettiva che si inserisce l’impegno portato avanti da Giusy Versace, con l’obiettivo di collegare i progressi dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle tecnologie assistive alle politiche pubbliche per la disabilità. Il passaggio decisivo, ribadito durante il convegno, riguarda ora la capacità delle Regioni di utilizzare concretamente le risorse già stanziate, favorendo un aggiornamento strutturale del nomenclatore protesico e rendendo le tecnologie avanzate più accessibili alle persone che ne hanno bisogno.

