Un incontro casuale in aeroporto, una bambina di nove anni, un cellulare preso senza permesso e alcune parole pronunciate da una madre che hanno lasciato un segno. È da questo episodio che nasce la riflessione condivisa sui social da Giusi Princi, europarlamentare di Reggio Calabria, sul rapporto tra genitori e figli, sull’importanza dell’ascolto e sul peso che i giudizi degli adulti possono avere nella crescita dei bambini. Al centro del racconto non c’è soltanto il gesto sbagliato della piccola, ma soprattutto la sua reazione silenziosa dopo essere stata rimproverata e paragonata al fratello. Un’esperienza che ha spinto Princi a interrogarsi sul significato dell’educazione e sulla necessità di correggere i comportamenti senza far sentire sbagliata la persona.
Giusi Princi e l’episodio in aeroporto: “ci sono frasi che restano per tutta la vita”
L’europarlamentare apre il proprio racconto ricordando due frasi pronunciate dalla madre della bambina, parole che l’hanno particolarmente colpita. “‘Lui è tutta un’altra cosa. Lei non so proprio a chi somigli’. Ci sono frasi che sembrano svanire appena pronunciate. E invece restano, a volte per tutta la vita. I miei viaggi sono anche questo: aeroporti, attese, incontri inattesi. Una palestra umana che mi avvicina alla pancia delle persone e mi aiuta a leggere ciò che si nasconde dietro i comportamenti”, scrive Giusi Princi. L’episodio si è verificato mentre l’europarlamentare si trovava in aeroporto. Una bambina di nove anni ha preso il cellulare che Princi aveva lasciato su un tavolino. Un comportamento che la stessa europarlamentare definisce sbagliato, ma che l’ha portata a riflettere anche sulle possibili motivazioni del gesto. “In aeroporto, una bambina di nove anni ha preso il cellulare che avevo appoggiato sul tavolino. Un gesto sbagliato, certo. Ma forse non cercava soltanto un oggetto. Forse cercava attenzione. Un modo per dire: ‘Sono qui, vedimi'”, evidenzia.
Il rimprovero della madre e il paragone con il fratello
Dopo l’accaduto, la madre della bambina si è scusata con Princi, rimproverando poi la figlia e confrontandola con il fratello. “La madre si è scusata, poi l’ha rimproverata paragonandola al fratello: ‘lui è tutta un’altra cosa. Lei non so proprio a chi somigli’. La bambina è rimasta in silenzio. E quel silenzio mi ha colpita più del gesto”. È proprio la reazione della piccola ad aver suscitato nell’europarlamentare una riflessione più ampia sul rapporto tra educazione, confronto tra fratelli e autostima dei bambini. “Che cosa sente un bambino quando il confronto gli fa credere di non essere abbastanza?”, si domanda Princi. L’europarlamentare racconta quindi di aver cercato un dialogo con la madre, senza voler giustificare il comportamento della figlia, ma proponendo una diversa interpretazione dell’accaduto. “Ho provato a parlarne con la madre, non per giustificare il comportamento, ma per suggerire un’altra lettura. Perché correggere un errore è educare. Far sentire sbagliato chi lo commette può diventare una ferita”, puntualizza.
L’importanza dell’autostima nei bambini: la riflessione di Giusi Princi
Nel suo intervento, Giusi Princi richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze emotive dei giudizi ripetuti durante l’infanzia, soprattutto quando un bambino viene continuamente confrontato con le aspettative degli adulti. “A forza di sentirsi difficile o diverso da come gli altri vorrebbero, un bambino può finire per identificarsi in quel giudizio. E quel senso di rifiuto può accompagnarlo nella vita, alimentando la paura di non essere accettato, il bisogno di approvazione o la tendenza a respingere gli altri prima di essere respinto”, aggiunge. Secondo l’europarlamentare, la costruzione dell’autostima passa anche dalla capacità dei genitori di riconoscere le qualità dei figli e di trasmettere loro fiducia, distinguendo gli errori commessi dal valore della persona. “È anche da qui che nasce l’autostima: dalla fiducia che trasmettiamo ai figli, dalle qualità che riconosciamo in loro, dalla possibilità di sbagliare senza temere di perdere l’amore”, prosegue.
“Quante volte, convinti di educare, dimentichiamo di ascoltare?”
Princi precisa di non conoscere la storia personale della madre incontrata in aeroporto e di non voler esprimere giudizi nei suoi confronti. L’episodio diventa piuttosto l’occasione per rivolgere alcune domande a sé stessa e, più in generale, agli adulti che hanno responsabilità educative. “Non conosco la storia di quella madre, né le sue fatiche. Non voglio giudicarla. Ma quell’incontro ha interrogato me: quante volte, convinti di educare, dimentichiamo di ascoltare? Quante volte chiediamo ai figli di essere migliori senza farli sentire abbastanza per ciò che sono?”. Una riflessione che richiama l’importanza dell’ascolto dei bambini, del rispetto delle loro caratteristiche individuali e della necessità di non trasformare un errore in un giudizio sull’identità di chi lo ha commesso.
Il messaggio finale di Giusi Princi: “i loro errori non definiscono chi sono”
A conclusione del suo racconto, l’europarlamentare reggina torna all’immagine della bambina rimasta in silenzio dopo il rimprovero della madre. Un ricordo che, nelle sue parole, racchiude il significato dell’intera esperienza e il messaggio che ha scelto di condividere pubblicamente. “Da quell’aeroporto ho portato via il ricordo di una bambina in silenzio. E una certezza: i figli non hanno bisogno di somigliare a qualcuno per sentirsi amati. Hanno bisogno di essere accolti per ciò che sono e di sapere che, per quanto possano sbagliare, i loro errori non definiscono chi sono”, conclude Princi.

