Gianni Versace torna a vivere in un romanzo: da Reggio Calabria una storia straordinaria tra moda, sogni e libertà

"Essere Gianni Versace", il nuovo romanzo di Bianca Fenizia pubblicato da Rubbettino, racconta l'incontro impossibile tra lo stilista reggino e una bambina salvata nelle acque dello Stretto di Messina. Un viaggio emozionante da Reggio a Milano e New York, tra le radici calabresi del genio della moda e il coraggio di diventare sé stessi

Il 15 maggio 1998 Nina Basile ha dieci anni e sta annegando nello Stretto di Messina. È caduta dal traghetto durante una gita scolastica e, mentre sprofonda nell’acqua, vede apparire un uomo dall’accappatoio barocco, gli occhi scuri e il sorriso inconfondibile. È Gianni Versace. Lo stilista, morto a Miami dieci mesi prima, assassinato davanti alla sua villa è lì, sul fondo del mare, a salvarle la vita. Comincia così “Essere Gianni Versace”, il nuovo romanzo di Bianca Fenizia, pubblicato da Rubbettino nella collana Velvet. Un libro che parte da un incontro impossibile per raccontare una storia di formazione, ma anche per interrogarsi su che cosa significhi davvero essere liberi, trovare la propria voce e inventare il proprio destino.

Da quel momento Gianni Versace entra nella vita di Nina e non ne uscirà per molti anni. Non come un’apparizione consolatoria, ma come una presenza esigente, ironica, affettuosa e talvolta spietata. Un maestro che non dispensa facili rassicurazioni, ma invita a guardare il mondo senza paura, a riconoscere la bellezza dove gli altri vedono soltanto marginalità, a non confondere l’eleganza con il conformismo.

Nina cresce in una famiglia modesta di Reggio Calabria. La madre è sarta, il padre un muratore con ambizioni artistiche frustrate. Intorno a lei una società in cui il destino sembra ancora scritto dalla nascita, dal denaro, dal genere e dal luogo in cui si vive. La ragazza scopre presto quanto possa essere difficile sottrarsi alle aspettative degli altri e quanto la libertà richieda coraggio. Attraversa esperienze dolorose, conosce la violenza e l’umiliazione, ma trova nell’arte e nella moda gli strumenti per ricostruirsi.

Il romanzo segue il suo percorso da Reggio Calabria a Milano, fino a New York, lungo una geografia che è anche una progressiva conquista di autonomia. E mentre Nina impara a diventare sé stessa, Versace torna a raccontare la propria storia: l’infanzia reggina, la sartoria della madre, la scoperta dei tessuti, la folgorazione per il cinema, il rapporto con le grandi protagoniste della musica e dello spettacolo, la rivoluzione estetica che ha cambiato il modo di rappresentare il corpo.

Ma la vera originalità del libro sta nella sua costruzione letteraria. Fenizia affida a Versace una voce in prima persona, brillante, colta, irriverente, che si alterna al racconto delle vicende di Nina. Non cerca di riprodurre una biografia documentaria, ma immagina ciò che lo stilista potrebbe ancora dirci. Ne nasce un dialogo tra due esistenze, una reale e una inventata, che condividono le stesse radici e soprattutto un’idea della bellezza come forma di emancipazione.

La scrittura è ricchissima di immagini, citazioni e associazioni inattese. Il cinema dialoga con la mitologia greca, la musica pop con la storia dell’arte, la cultura alta con quella popolare. Patty Pravo, Mina, Madonna, Cher, Fellini, le eroine classiche e le supermodelle attraversano le pagine in un continuo gioco di rimandi. La moda diventa un linguaggio capace di raccontare il Novecento, le sue trasformazioni culturali e sociali, le battaglie per la libertà e l’affermazione delle differenze.

Soprattutto, “Essere Gianni Versace” è un romanzo che restituisce alla moda una dimensione raramente esplorata dalla narrativa: non il lusso, il successo o la celebrità, ma la possibilità di immaginare nuove forme di esistenza. Vestire qualcuno significa riconoscerne la singolarità, rifiutare i modelli imposti, dare forma visibile a ciò che ancora non ha trovato un modo per esprimersi.

Anche il legame con la propria terra di origine assume per Nina un significato diverso da quello consueto. Non è soltanto un luogo da cui partire, né un’origine da rimpiangere. È il posto in cui si formano lo sguardo, il gusto, la sensibilità artistica. Una terra di contraddizioni, certo, ma anche di luce, colori, stratificazioni culturali e possibilità ancora inespresse. Fenizia immagina un Versace che continua a interrogarsi sul rapporto tra radici e libertà, appartenenza e desiderio di andare oltre.

Il romanzo attraversa quarant’anni di storia, dal 1998 al 2038, e accompagna Nina nella costruzione di un’identità artistica autonoma. Fino alla scoperta forse più importante: essere Gianni Versace non significa diventare Gianni Versace. Significa imparare, come lui, a essere radicalmente sé stessi

L’autrice Bianca Fenizia

Bianca Fenizia (1987) è scrittrice e giornalista. Collabora con «Il Mattino», gestisce la redazione del festival cinematografico Laceno d’Oro e la programmazione per il Matera Film Festival. Si è occupata di poesia francese e ha scritto di negazionismo storico. Ha esordito nella narrativa con il romanzo I padroni del mare (Rubbettino, 2025).