Cambia lo scenario delle elezioni politiche in Israele. Dopo gli exit poll della notte, che avevano indicato un vantaggio dello schieramento guidato da Gadi Eisenkot, i primi risultati dello scrutinio delineano una situazione differente: il blocco che sostiene il premier Benjamin Netanyahu passa davanti, avvicinandosi alla maggioranza necessaria per formare un governo. Secondo i risultati parziali diffusi dalla Commissione elettorale israeliana, con il 66,2% delle schede scrutinate, la coalizione che appoggia Netanyahu otterrebbe 56 seggi alla Knesset, contro i 48 seggi del blocco di opposizione guidato dal partito Yashar di Eisenkot. Ai partiti arabi andrebbero invece 16 seggi.
Numeri che modificano sensibilmente gli equilibri emersi alla chiusura delle urne, pur lasciando aperta la partita per la formazione del prossimo esecutivo israeliano.
Elezioni Israele, il ribaltamento rispetto agli exit poll: Netanyahu guadagna sei seggi
La differenza rispetto alle prime proiezioni della notte è evidente. Gli exit poll avevano assegnato 53 seggi al blocco di Eisenkot, 50 a quello di Netanyahu e 17 ai partiti arabi. Con l’avanzare dello scrutinio, però, il quadro è cambiato.
Rispetto a quelle stime, Netanyahu guadagna sei seggi, passando da 50 a 56, mentre Eisenkot ne perde cinque, scendendo da 53 a 48. La rappresentanza dei partiti arabi passerebbe invece da 17 a 16 parlamentari.
Un cambiamento che conferma quanto gli exit poll possano risultare imprecisi nel rappresentare gli effettivi rapporti di forza tra gli schieramenti. Anche in Israele, dove il sistema elettorale proporzionale rende particolarmente importante la distribuzione dei voti tra i diversi partiti, pochi punti percentuali possono determinare variazioni significative nell’attribuzione dei seggi.
Netanyahu a cinque seggi dalla maggioranza: decisiva la soglia dei 61 parlamentari
Nonostante il vantaggio emerso dallo scrutinio parziale, Benjamin Netanyahu non dispone ancora dei numeri necessari per governare. La Knesset, il Parlamento israeliano, è composta da 120 membri e per ottenere la maggioranza assoluta sono necessari almeno 61 seggi.
Con gli attuali 56 seggi attribuiti al suo blocco, Netanyahu si collocherebbe dunque a cinque parlamentari dalla maggioranza, mentre lo schieramento di Eisenkot, fermo a 48, ne dista tredici.
Il vantaggio del premier uscente rispetto al principale schieramento avversario sarebbe quindi di otto seggi, ma non sarebbe ancora sufficiente a garantire la nascita di un nuovo governo.
Resta inoltre significativo il peso dei 16 seggi attribuiti ai partiti arabi, la cui rappresentanza potrebbe assumere un ruolo importante negli equilibri parlamentari e nelle eventuali trattative politiche successive al voto.
Le liste sotto la soglia di sbarramento del 3,25%
Un altro elemento rilevante riguarda i partiti che, sulla base dei risultati parziali, resterebbero esclusi dalla Knesset perché non raggiungono la soglia di sbarramento del 3,25%.
Tra questi figurano i Riservisti, attestati al 2,7%, il partito Popolo d’Israele, fermo all’1,6%, e Charedi Public, che raccoglierebbe lo 0,2% dei consensi.
Si tratta di percentuali ancora provvisorie, ma particolarmente importanti per la distribuzione definitiva dei seggi: il superamento o meno della soglia di sbarramento da parte di una lista può infatti modificare gli equilibri complessivi tra le coalizioni.
