Clamoroso colpo di scena nelle elezioni politiche in Israele, dove il risultato del voto del 27 ottobre rimane ancora apertissimo. Mentre la maggior parte degli exit poll fotografa una situazione di stallo tra il blocco del premier uscente Benjamin Netanyahu e quello delle opposizioni guidato da Gadi Eisenkot, le proiezioni di Canale 14 delineano uno scenario molto diverso, che potrebbe consentire alla destra di conquistare la maggioranza assoluta alla Knesset.
Al centro dell’incertezza c’è Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista di destra Yisrael Beytenu, che secondo alcune proiezioni rischierebbe di non superare la soglia di sbarramento del 3,25%. In questo scenario, il blocco dei partiti favorevoli a Netanyahu potrebbe raggiungere 61 seggi sui 120 del Parlamento israeliano, il numero necessario per formare autonomamente un governo.
Una prospettiva che ribalterebbe il quadro emerso dalle altre principali emittenti televisive, secondo le quali il fronte di Netanyahu si fermerebbe intorno ai 50 seggi, mentre le opposizioni arriverebbero a 52-53, senza però raggiungere la maggioranza.
Israele, la sorpresa di Canale 14: Netanyahu a un passo dalla maggioranza
La differenza tra gli exit poll è particolarmente significativa. Canale 14 attribuisce al Likud di Netanyahu 30 seggi, un risultato sensibilmente superiore ai 24-25 previsti da altre televisioni israeliane. Nella prima proiezione dell’emittente, il blocco della destra e dei partiti religiosi raggiunge 60 seggi, uno soltanto in meno della maggioranza assoluta.
La variabile decisiva potrebbe essere proprio Yisrael Beytenu. Qualora il partito di Lieberman non riuscisse a superare la soglia di sbarramento, i suoi voti non contribuirebbero alla ripartizione dei seggi e la distribuzione dei mandati tra le altre liste potrebbe cambiare, favorendo anche il fronte di Netanyahu.
Secondo lo scenario prospettato da Canale 14, il premier uscente potrebbe quindi raggiungere i 61 parlamentari necessari per governare, evitando il complicato percorso di trattative che si prospetta sulla base degli altri exit poll.
Si tratta tuttavia di una possibilità ancora tutta da verificare: le proiezioni televisive non rappresentano risultati ufficiali e anche variazioni relativamente contenute nelle percentuali dei partiti più piccoli possono modificare gli equilibri parlamentari.
Lieberman non ci sta: punta a 14-15 seggi grazie ai voti dei militari
Di fronte all’incertezza, Avigdor Lieberman si mostra fiducioso e invita i propri sostenitori a non trarre conclusioni affrettate. Secondo quanto riferisce The Times of Israel, il leader di Yisrael Beytenu è convinto che il risultato definitivo del suo partito possa essere molto migliore di quello previsto dagli exit poll.
Parlando ai sostenitori riuniti presso il quartier generale elettorale del partito a Tel Aviv, Lieberman ha invitato ad avere pazienza e ad attendere soprattutto il conteggio dei voti espressi dai soldati delle Forze di difesa israeliane (IDF).
Il leader nazionalista ritiene infatti che Yisrael Beytenu possa arrivare addirittura a 14 o 15 seggi, quasi il doppio degli otto attribuitigli dall’exit poll della televisione pubblica Kan.
La previsione di Lieberman si discosta quindi radicalmente dall’ipotesi di un’esclusione dalla Knesset. Se confermata, rafforzerebbe sensibilmente il fronte dei partiti contrari alla prosecuzione del governo Netanyahu, cambiando nuovamente gli equilibri della prossima legislatura.
Chi è Avigdor Lieberman e perché il suo risultato è decisivo
Avigdor Lieberman è uno dei protagonisti più longevi e controversi della politica israeliana. Nato nel 1958 nell’allora Unione Sovietica, nell’attuale Moldavia, è emigrato in Israele nel 1978 e ha fondato nel 1999 Yisrael Beytenu, formazione nazionalista tradizionalmente radicata anche tra gli israeliani provenienti dall’ex Unione Sovietica.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di primo piano, tra cui quelli di ministro degli Esteri, ministro della Difesa e ministro delle Finanze. In passato è stato alleato di Netanyahu, ma successivamente è diventato uno dei suoi avversari politici più determinati.
Pur appartenendo alla destra nazionalista e sostenendo posizioni particolarmente dure sulla sicurezza di Israele, Lieberman si oppone alle concessioni richieste dai partiti religiosi ultraortodossi, soprattutto sulla questione della leva militare obbligatoria.
Questa posizione lo avvicina alle altre forze di opposizione, che chiedono una maggiore partecipazione degli ultraortodossi al servizio militare, e lo allontana dalla coalizione di Netanyahu, tradizionalmente legata ai partiti religiosi.
Per questo motivo, il risultato di Yisrael Beytenu è importante non soltanto sul piano numerico, ma anche per le prospettive di formazione del prossimo governo.
Exit poll contrastanti, decisivo lo scrutinio: Israele attende il verdetto
Le elezioni israeliane del 2026 si confermano dunque una sfida estremamente incerta. Da una parte, le principali televisioni descrivono una situazione nella quale nessuno dei due blocchi riesce a conquistare la maggioranza e i partiti arabi, accreditati complessivamente di 17-18 seggi, potrebbero assumere un ruolo determinante.
Dall’altra, le proiezioni di Canale 14 lasciano aperta la possibilità di una vittoria parlamentare della destra di Netanyahu, legata anche al destino del partito di Lieberman.
I voti dei militari e le altre schede sottoposte a procedure speciali di scrutinio saranno particolarmente importanti per chiarire i rapporti di forza definitivi. Le aspettative espresse da Lieberman, tuttavia, rimangono una previsione del leader politico e non una certezza sull’esito del conteggio.
Netanyahu potrebbe conservare il potere, Eisenkot potrebbe tentare di costruire una nuova maggioranza oppure Israele potrebbe ritrovarsi davanti a un Parlamento senza una soluzione immediata. Per comprendere quale scenario prenderà forma bisognerà attendere i risultati ufficiali. Nel frattempo, una cosa appare evidente: il destino politico di Israele potrebbe dipendere da pochi seggi e dal risultato di un partito che, secondo le diverse proiezioni, oscilla tra il rischio di esclusione e la possibilità di ottenere una rappresentanza parlamentare molto consistente.
