“Dopo quasi quattro decenni di attività, gare nazionali, inclusione sociale e promozione sportiva, la storica Società Bocciofila Città di Reggio Calabria è costretta a fermarsi. Non per mancanza di passione, di atleti o di risultati. Ma perché, dopo anni di attese e promesse, una nuova casa per le bocce non è mai arrivata“. È quanto si legge in una comunicazione inviata alla redazione di StrettoWeb da Domenico Quartuccio, presidente della Società Bocciofila Città di Reggio Calabria.
“Fondata nel 1989, la Società Bocciofila Città di Reggio Calabria ha rappresentato per decenni uno dei punti di riferimento del movimento bocciofilo calabrese e dell’intero Mezzogiorno. Nel corso degli anni ha organizzato competizioni regionali e nazionali, ospitato atleti provenienti da tutta Italia e contribuito a mantenere vivo un patrimonio sportivo che affonda le proprie radici nella storia e nella cultura popolare del nostro Paese.
Non era soltanto un campo da gioco. Era un luogo di aggregazione, di amicizia, di confronto tra generazioni diverse. Un punto di incontro per anziani, giovani, famiglie e persone con disabilità.
Presso la struttura di Via Sila trovavano spazio attività sportive, campionati a squadre, manifestazioni federali, incontri dedicati all’Accademia della Terza Età e giornate riservate a ragazzi disabili che, attraverso lo sport, vivevano momenti di inclusione e partecipazione sociale.
Quando l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, a partire dal 2015, assunse l’impegno di intervenire per risolvere definitivamente la situazione dell’impianto, la comunità bocciofila accolse quelle parole con fiducia. Negli anni si sono susseguiti sopralluoghi, incontri, strette di mano, progetti annunciati e rassicurazioni pubbliche.
Successivamente fu individuata anche un’area sulla quale avrebbe dovuto sorgere il nuovo impianto destinato ad accogliere l’attività della società. Nel frattempo, però, la vecchia struttura venne demolita perché l’area era destinata ad altri utilizzi. Da quel momento la comunità bocciofila ha atteso l’avvio dei lavori promessi. Attese che si sono trasformate in anni. Progetti rimasti sulla carta, iter mai completati, appalti sfumati e continui rinvii hanno finito per spegnere ogni speranza.
Oggi, a distanza di oltre un decennio dai primi impegni assunti, il risultato è sotto gli occhi di tutti: il vecchio impianto non esiste più, il nuovo non è mai stato realizzato e quel luogo che avrebbe dovuto rappresentare il futuro delle bocce reggine è rimasto soltanto un’idea.
Per questo motivo la Società Bocciofila Città di Reggio Calabria, con enorme rammarico, ha deciso di non rinnovare l’affiliazione e di cessare la propria attività. Non si tratta di una resa sportiva. È la presa d’atto di una realtà diventata insostenibile”, rimarca Quartuccio.
“Non vogliamo individuare colpevoli né alimentare polemiche. Ci limitiamo a raccontare i fatti e a constatare una perdita che riguarda l’intera città. Perché quando chiude una società sportiva che per quasi quarant’anni ha rappresentato un presidio di socialità, inclusione e partecipazione, non perde soltanto chi la frequentava. Perde l’intera comunità.
Perdono gli atleti che per anni hanno rappresentato Reggio Calabria nei campionati regionali e nazionali. Perdono gli anziani che trovavano nel circolo un fondamentale punto di aggregazione. Perdono i ragazzi con disabilità che avevano uno spazio dedicato allo sport e alla condivisione. Perdono le nuove generazioni, che oggi hanno un’opportunità in meno per avvicinarsi a una disciplina ricca di valori educativi e umani.
La chiusura della Società Bocciofila Città di Reggio Calabria non è soltanto la fine di un’associazione. È la fine di una storia lunga quasi quarant’anni, costruita con sacrifici, volontariato e passione. E forse la domanda che resta è una sola: una città può davvero permettersi di perdere un patrimonio umano e sportivo come questo senza fermarsi a riflettere?
Oggi non chiediamo promesse. Chiediamo soltanto che questa storia venga ricordata per quello che è stata: la storia di una comunità che ha creduto nelle istituzioni, ha aspettato con pazienza e, nonostante tutto, ha continuato a difendere i valori dello sport fino all’ultimo giorno possibile“, conclude Quartuccio.
