Mentre alla Camera è iniziata la discussione generale sul disegno di legge contro l’antisemitismo, già approvato dal Senato a marzo e licenziato il 30 settembre dalla Commissione Affari costituzionali, il Vicesindaco di Caulonia Giovanni Maiolo interviene per esprimere una netta contrarietà al provvedimento e per chiedere ai deputati, a partire da quelli calabresi, di votare no.
“L’antisemitismo esiste, è una piaga antica e va combattuto senza esitazioni“, afferma Maiolo, che ricorda come la comunità cauloniese abbia sempre fatto della memoria della Shoah e dei valori antifascisti un punto fermo del proprio impegno civile e culturale. “Proprio per questo non possiamo accettare che la lotta all’odio verso gli ebrei venga usata come strumento per colpire chi critica il governo di Israele e chi si mobilita per i diritti del popolo palestinese. Rispetto profondamente la senatrice Liliana Segre e il suo appello all’unità, ma l’unità contro l’antisemitismo non può costruirsi su un testo che confonde piani diversi“.
Il cuore del problema, secondo il Vicesindaco, è la scelta di recepire per legge la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, con il suo corredo di esempi che riguardano direttamente lo Stato di Israele. Si tratta di uno strumento nato come riferimento non vincolante per la raccolta di dati, che persino uno dei suoi principali estensori, Kenneth Stern, ha messo in guardia dall’utilizzare per limitare la libertà di parola. “Trasformarlo nel parametro che dovranno seguire scuole, università, forze di polizia e associazioni sportive significa introdurre nel nostro ordinamento un sospetto permanente su chiunque parli di occupazione, di colonie, di apartheid o di genocidio“, osserva Maiolo. “Il fatto che il testo non preveda sanzioni penali non mi rassicura affatto: il danno lo fanno le circolari, la prudenza imposta ai docenti, le iniziative annullate negli atenei, l’autocensura. Ed è un danno che si vede già oggi“.
Maiolo sottolinea come l’antisionismo sia una posizione politica, condivisa anche da tante cittadine e cittadini ebrei in Italia e nel mondo, e come equipararlo all’odio razziale finisca paradossalmente per danneggiare proprio gli ebrei, identificandoli d’ufficio con le scelte di un governo. “Non si può chiedere a nessuno di tacere mentre una Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha qualificato come genocidio quanto accaduto a Gaza. Criticare uno Stato, le sue politiche e l’ideologia che le sostiene è un diritto garantito dall’articolo 21 della Costituzione, non una forma di discriminazione. Più di cento organizzazioni – da Amnesty International ai sindacati, dalle associazioni dei giornalisti ai gruppi ebraici – lo stanno dicendo con chiarezza, e io sto con loro“.
Parole dure il Vicesindaco le riserva anche al Partito Democratico. Al Senato il gruppo dem si è spaccato: ventuno senatori si sono astenuti, sei hanno votato a favore insieme alla maggioranza, a partire da Graziano Delrio, che una proposta analoga l’aveva presentata per primo. In Commissione alla Camera il PD ha poi scelto di non partecipare al voto, rinviando ogni decisione all’esito di un emendamento. «Su una questione che riguarda la libertà di espressione, la libertà accademica e il diritto a dire la verità su Gaza, l’astensione e l’uscita dall’aula non sono una posizione, sono un modo per non scegliere», dichiara Maiolo. “Il problema non sono soltanto gli indicatori dell’IHRA, che il PD ha chiesto di togliere: è l’impianto stesso di una legge che sposta il confine del dicibile. Chi si dice di sinistra, chi ha riempito le piazze per la Palestina e oggi chiede i voti di quelle piazze, ha il dovere di votare no, in modo compatto e senza ambiguità“.
Il Vicesindaco richiama infine il senso di una scelta compiuta a Caulonia proprio quest’anno: “abbiamo dedicato il Kaulonia Tarantella Festival alla Pace e alla memoria di Angelo Frammartino, un giovane che aveva scelto il dialogo e la nonviolenza. Pace, per noi, significa giustizia e libertà per tutti i popoli, compreso quello palestinese, e significa poter dire le cose come stanno. È questo lo spirito con cui continueremo a stare dalla parte dei diritti, contro ogni razzismo e ogni antisemitismo, ma anche contro ogni tentativo di zittire chi denuncia le ingiustizie“.
