Che cosa resterà dell’essere umano quando la tecnologia comincerà a trasformarne il corpo, la mente e l’identità? Con DIS+UMANO, Enzo Aiello affronta le contraddizioni del nostro tempo attraverso un ciclo di opere che intreccia la sapienza millenaria del mosaico con le inquietudini dell’intelligenza artificiale, della sorveglianza digitale e delle nuove frontiere biotecnologiche. Curata da Lorenzo Canova, la mostra presenta 32 opere tra mosaici, disegni preparatori e lavori su carta, nei quali marmi e smalti policromi convivono con tasti di computer, schede madri, viti e componenti elettronici. Come scrive Canova, “Aiello non risponde in modo nostalgico e “passatista” alle dialettiche di questi scenari attuali“, ma crea opere dalla “vibrante eloquenza” e dall’”enigmatica ambiguità“, nelle quali la normalità del presente anticipa quella, perturbante, del futuro.
In La fine dell’impero (2024), una bandiera americana si disgrega in una deflagrazione di tessere musive attraversata da piccoli missili da modellismo. Il simbolo di una potenza mondiale perde la propria compattezza, evocando la crisi degli equilibri politici e il rischio di un mondo dominato dalle grandi compagnie tecnologiche. Canova vi riconosce “una premonizione della fine degli stati sovrani in un mondo governato dalle grandi compagnie tecnologiche, nel dominio e nel controllo degli esseri umani“.
In Colosseo 5G (2024), un’antenna per telecomunicazioni si innalza al centro dell’anfiteatro romano, creando un cortocircuito tra memoria storica e futuro digitale. La stessa inquietudine attraversa Il cupolone, dove un’antenna sovrasta la cupola di San Pietro, e Notte stellata (Il passaggio di Starlink), in cui i satelliti artificiali interrompono la contemplazione del cielo naturale.
Il percorso culmina in Desperate Vitruvian (2026), dove Aiello fonde l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci con L’uomo disperato di Gustave Courbet. Ne nasce una figura ibrida e asessuata, estranea alle proporzioni armoniche rinascimentali, con un obiettivo fotografico al posto del cuore e componenti elettroniche innestate nella testa. Del corpo umano rimane soprattutto lo sguardo terrorizzato di Courbet, ultimo segno di coscienza in un organismo trasformato dalla macchina.
Schizzi a grafite, disegni a matite colorate e cartoni preparatori ad acquerello, realizzati tra il 2025 e il 2026, documentano il lungo processo di ideazione dell’opera. Come osserva Canova, «la macchina traduce; l’artista, invece, cerca, sbaglia, corregge, comprende». Nel catalogo, Alessandro Zuccari sottolinea il paradosso della ricerca di Aiello: il mosaico, nato per affidare le immagini alla durata, rappresenta un mondo digitale in continua trasformazione. L’artista “fissa in una materia quasi indistruttibile le immagini di un mondo che sembra destinato a dissolversi a ogni aggiornamento“. Zuccari richiama inoltre le parole di papa Leone XIV, che ha evidenziato la “differenza ontologica, prima ancora che estetica” tra l’arte e le immagini generate dalle macchine, sottolineando come agli algoritmi manchi “la scintilla dell’umano“.
La riflessione coinvolge anche le relazioni personali, la memoria e la sorveglianza. In Gli Amanti, una coppia condivide il letto senza incontrarsi, assorbita dagli smartphone; in Giuseppe (Mind Uploading), la testa di un bambino è collegata a un tablet, evocando il trasferimento dei contenuti mentali in un dispositivo digitale; in La Neurotrasfigurazione, un cavo Usb connette il cervello del Cristo interpretato da Robert Powell a una tastiera, suggerendo una tecnologia che ambisce a esercitare il proprio potere persino sulla dimensione spirituale.
Luca Maggio riconosce nella ricerca dell’artista “un panorama di domande sull’umano in mutazione che siamo già o stiamo divenendo“. Roberto Pagnani ne sottolinea la capacità di raccontare il presente “mediante l’utilizzo di una tecnica solida come il mosaico, dove le immagini sono pietre e devono essere addomesticate ancora con la lentezza della manualità“. Per Vittorio D’Augusta, Aiello affronta “le insidie e i sospetti” del progresso tecnologico “da artista, provocando e giocando, soffrendo, non senza ironia“. In DIS+UMANO, il mosaico diventa così una forma di resistenza alla smaterializzazione: la lentezza della mano si oppone alla velocità degli algoritmi, riaffermando il valore del rapporto tra pensiero e materia e invitando a interrogarsi sulle responsabilità del progresso.
Organizzata dal Centro Studi per l’Opera di Umberto Mastroianni, con il sostegno di Fondazione Roma, la mostra si terrà ai Musei di San Salvatore in Lauro, a Roma, dal 20 ottobre al 27 novembre 2026 (dal martedì al sabato 10.00-13.00; 16.00-19.00). Il catalogo è realizzato dalla casa editrice Il Cigno Arte. Il vernissage si terrà il 20 ottobre alle ore 19.00 nei Musei di San Salvatore in Lauro.
