Da Reggio Calabria alla vetta dell’Aragats a 4.007 metri: l’impresa estrema di Claudio Lombardo, scalzo nella neve a -7°C

Senza scarponi né abbigliamento da alta montagna, il reggino ha conquistato la vetta del massiccio vulcanico in Armenia affrontando neve e gelo con soli pantaloncini e uno zaino. Una sfida fuori dal comune, interamente documentata in video, frutto di anni di preparazione e del progetto Barefoot Alpine Running

Dalle coste dello Stretto alle montagne innevate dell’Armenia. Un viaggio che diventa un’impresa fuori dall’ordinario, con un protagonista calabrese: Claudio Lombardo, nato a Reggio Calabria, che ha raggiunto i 4.007 metri del monte Aragats scalzo, indossando soltanto pantaloncini e portando uno zaino. Niente scarponi, né il tradizionale abbigliamento protettivo utilizzato in alta montagna. Soltanto il proprio corpo, una preparazione specifica e la capacità di affrontare un ambiente nel quale neve, freddo e terreno vulcanico rappresentano difficoltà concrete.

Una modalità di ascesa estremamente particolare, per la quale non risultano precedenti documentati nelle medesime condizioni. L’intera esperienza è stata videoregistrata, a testimonianza di una sfida che unisce preparazione atletica, ricerca personale, ricerca scientifica e capacità di adattamento estreme.

La montagna ricoperta di neve

L’Aragats, uno dei simboli naturali dell’Armenia, è un imponente massiccio vulcanico che supera i quattromila metri, caratterizzato da paesaggi severi e condizioni meteorologiche spesso imprevedibili. La nevicata della sera precedente aveva ricoperto buona parte del percorso, nascondendo pietre e irregolarità del terreno. Per Lombardo, procedere scalzo significava affrontare ogni metro attraverso un continuo lavoro di equilibrio, sensibilità ed intenso controllo mentale e del movimento del corpo.

Definire estreme le condizioni incontrate sarebbe quasi riduttivo. Il giorno dopo un’abbondante nevicata, l’Aragats si presentava con uno scenario impressionante: distese di neve, rocce nascoste sotto il manto bianco e temperature fino a -7 °C. È in questo ambiente, tanto spettacolare quanto impegnativo, che Lombardo ha affrontato l’ascesa, scalzo, con soli pantaloncini e uno zaino. La neve, a tratti profonda, rallentava la progressione, mentre il contatto diretto con le superfici gelate rendeva indispensabile una costante attenzione alle reazioni dell’organismo. Non soltanto una prova di resistenza fisica, dunque, ma un confronto continuo con un ambiente che non perdona distrazioni.

Un’impresa fuori dagli schemi

L’aspetto che distingue questa salita dalle tradizionali imprese alpinistiche è la scelta di affrontare l’intero percorso scalzo, con soli pantaloncini e uno zaino, anche in presenza di neve e temperature negative. Una combinazione di condizioni e modalità di progressione per la quale non risultano precedenti documentati sull’Aragats. L’obiettivo di Lombardo non era semplicemente raggiungere una determinata altitudine, ma mettere alla prova, in un contesto reale e particolarmente impegnativo, un percorso di preparazione sviluppato attraverso anni di allenamento, studio e ricerca, perfezionato tra prove ed errori.

Fondamentale anche il contributo di Giovanni Anzelmo, compagno di avventure che ha accompagnato e sostenuto Lombardo durante l’intera ascesa, partecipando personalmente alla videoregistrazione del percorso. Un supporto prezioso, sia dal punto di vista pratico sia umano, in un’esperienza nella quale collaborazione, fiducia e determinazione hanno avuto un ruolo importante.

Barefoot Alpine Running: il metodo dietro l’impresa

La salita sull’Aragats nasce nell’ambito del progetto Barefoot Alpine Running, un metodo di allenamento che mette al centro il rapporto tra corpo umano, movimento naturale e ambiente. Alla base vi è un principio semplice: sviluppare progressivamente le proprie capacità fisiche e sensoriali attraverso stimoli differenti, migliorando equilibrio, coordinazione, consapevolezza corporea e capacità di adattamento. Il contatto diretto dei piedi con il terreno, l’esposizione graduale a condizioni ambientali diverse e il controllo del movimento rappresentano alcuni degli elementi caratteristici di questo approccio.

La montagna diventa così non soltanto un luogo da raggiungere, ma un ambiente nel quale confrontare preparazione, percezioni e risposte dell’organismo. Il messaggio che accompagna il progetto è racchiuso in poche parole: “Meno comfort. Più adattamento“. Non un invito a esporsi indiscriminatamente a condizioni estreme, ma un percorso che attribuisce grande importanza alla gradualità, alla conoscenza dei propri limiti e alla preparazione. L’esposizione al gelo e la progressione scalza in alta montagna comportano infatti rischi significativi, anche per persone allenate.

Claudio Lombardo, insieme alla dott.ssa Sarah Giomi, ha ideato il Barefoot Alpine Running (BAM), un metodo accessibile a tutti, pensato per aumentare energia, equilibrio, forza e benessere psicofisico. Un percorso graduale che integra movimento naturale, stimoli sensoriali e adattamento progressivo, aiutando ciascuno a riscoprire e sviluppare il proprio potenziale.

Un reggino sulle montagne del Caucaso

Per Claudio Lombardo, l’impresa assume anche un significato personale legato alle proprie origini. Nato a Reggio Calabria, ha portato il suo progetto sulle montagne dell’Armenia, affrontando una sfida che si allontana dalle consuete modalità di frequentazione dell’alta quota. Una storia che dimostra come la passione per la montagna, l’allenamento e la ricerca di nuovi obiettivi possano condurre a esperienze insolite, capaci di attirare l’attenzione anche oltre i confini nazionali.

L’ascesa dell’Aragats rappresenta una tappa significativa del percorso Barefoot Alpine Running e un’esperienza che Lombardo intende valorizzare attraverso le immagini raccolte durante l’intera avventura. Dallo Stretto di Messina ai paesaggi innevati dell’Armenia, una sfida che porta le origini calabresi del protagonista oltre i quattromila metri, dimostrando come dietro un’impresa fuori dal comune non ci sia soltanto il coraggio di affrontare la montagna, ma soprattutto la preparazione necessaria per confrontarsi con i propri limiti.