L’alleanza tra Cateno De Luca e Giorgia Meloni potrebbe rappresentare una svolta importante negli equilibri politici del centrodestra, soprattutto in Sicilia e nel Mezzogiorno. Il movimento Sud chiama Nord, fondato dall’ex sindaco di Messina, potrebbe infatti garantire alla coalizione di governo un contributo elettorale tutt’altro che marginale, rafforzandone la presenza nei territori e aprendo nuove prospettive anche sul piano nazionale. A delineare questo scenario è Salvo Di Bartolo, che nell’articolo su “Il Riformista” dal titolo “l’importanza di chiamarsi Cateno” analizza il peso politico ed elettorale di De Luca e le possibili conseguenze di un accordo con la presidente del Consiglio. Secondo Di Bartolo, sarebbe un errore considerare l’eventuale convergenza tra Sud chiama Nord e centrodestra una semplice operazione politica locale. Allo stesso modo, valutare la forza del movimento esclusivamente attraverso i risultati delle precedenti elezioni rischierebbe di sottostimarne le potenzialità attuali.
Sud chiama Nord, dai risultati del 2022 alla possibile crescita in Sicilia e nel resto d’Italia
Il punto di partenza dell’analisi sono i risultati ottenuti da Sud chiama Nord alle elezioni politiche del 2022. Il movimento, nato poche settimane prima del voto, raccolse lo 0,76% alla Camera e lo 0,99% al Senato, concentrando gran parte del proprio consenso nel Messinese. Numeri che, secondo Di Bartolo, fotografano soltanto una fase iniziale della storia politica del movimento, quando la sua presenza era ancora fortemente legata al territorio di origine e alla figura del suo fondatore. Da allora, infatti, De Luca ha lavorato per estendere la propria influenza nelle altre province siciliane, costruendo una rete di amministratori locali, sindaci e dirigenti territoriali. Le adesioni registrate negli ultimi tempi tra Trapani, Catania, Agrigento e Ragusa, anche attraverso l’ingresso di esponenti provenienti dalla Democrazia cristiana di Totò Cuffaro, vengono indicate come segnali di un progressivo consolidamento organizzativo.
Il passaggio sarebbe quello da un movimento fortemente personalistico, costruito attorno alla leadership di De Luca, a una struttura politica regionale più articolata e radicata. In questa prospettiva, Di Barrtolo ritiene che Sud chiama Nord potrebbe oggi raggiungere almeno il 2% su base nazionale, soprattutto valorizzando il proprio radicamento in Sicilia. Si tratta di una valutazione politica, non di un risultato elettorale acquisito. La sfida più ambiziosa riguarderebbe la capacità di attrarre reti civiche e amministratori anche al di fuori dell’Isola. Se questo processo di aggregazione dovesse estendersi ad altre realtà del Mezzogiorno, secondo l’analisi di Di Bartolo il movimento potrebbe persino puntare a superare autonomamente la soglia di sbarramento del 3%.
L’alleanza con Giorgia Meloni: perché Cateno De Luca potrebbe essere decisivo per il centrodestra
È proprio la possibile crescita elettorale di Sud chiama Nord a rendere politicamente interessante un’intesa con Fratelli d’Italia e gli altri partiti della coalizione di governo. Secondo Di Bartolo, un contributo elettorale di questa portata potrebbe rappresentare un’opportunità preziosa per Giorgia Meloni, consentendo al centrodestra di consolidare la propria maggioranza e rafforzare ulteriormente il consenso soprattutto nelle regioni meridionali. Il peso politico di De Luca, inoltre, non sarebbe legato soltanto ai voti direttamente riconducibili al suo movimento. Un aspetto importante riguarda la capacità di mobilitare un elettorato trasversale, anche grazie alla rete di amministratori e rappresentanti locali costruita nel tempo. Su questo punto, tuttavia, esiste anche un’incognita: la tenuta di quel consenso davanti a un’alleanza con il centrodestra. Una parte degli elettori che oggi sostiene De Luca potrebbe non condividere una scelta di campo così definita. La scommessa politica sarebbe quindi comprendere se i nuovi consensi mobilitati attraverso la rete amministrativa di Sud chiama Nord riuscirebbero a compensare le eventuali perdite tra gli elettori meno legati agli schieramenti tradizionali.
Il nodo della Sicilia: De Luca potrebbe rinunciare alla presidenza della Regione?
Uno dei passaggi più delicati dell’eventuale accordo riguarda gli equilibri interni al centrodestra siciliano e le aspirazioni politiche dello stesso Cateno De Luca. È noto che il leader di Sud chiama Nord abbia coltivato l’ambizione di conquistare la presidenza della Regione Siciliana. Tuttavia, la guida di Palazzo d’Orléans rappresenta una posizione strategica per Forza Italia, che attualmente governa l’Isola e difficilmente sarebbe disponibile a rinunciarvi senza adeguate contropartite. Per questo, secondo alcune indiscrezioni richiamate da Di Bartolo, potrebbe prendere forma un sistema di compensazioni politiche capace di soddisfare gli interessi dei diversi protagonisti dell’eventuale alleanza. In particolare, De Luca potrebbe rinunciare alla candidatura alla presidenza della Regione in cambio di garanzie politiche di primo piano, aprendo così la strada a un accordo complessivo con la coalizione guidata da Meloni. Si tratta, al momento, di uno scenario ipotetico, legato alle possibili trattative tra le forze politiche coinvolte.
La presidenza dell’Ars e l’ipotesi di un nuovo equilibrio con Fratelli d’Italia
Tra le possibili soluzioni indicate nell’analisi figura anche la presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Secondo le indiscrezioni riportate da “Il Riformista”, la guida dell’Ars potrebbe essere affidata a un esponente vicino a De Luca, sottraendo a Fratelli d’Italia una posizione istituzionale attualmente occupata da Gaetano Galvagno, esponente del partito vicino a Ignazio La Russa. Una prospettiva che richiederebbe evidentemente un’intesa tra tutte le componenti del centrodestra, considerando il peso politico e istituzionale della presidenza dell’Assemblea regionale. Per Sud chiama Nord, un ruolo di questo livello rappresenterebbe un riconoscimento della propria forza e della capacità di incidere sugli equilibri regionali. Per il centrodestra, invece, potrebbe costituire una delle contropartite necessarie ad assicurarsi il sostegno del movimento sia nelle elezioni regionali sia in quelle politiche.
Cateno De Luca ministro per il Sud? L’ipotesi di un ingresso nel governo Meloni
Lo scenario politicamente più significativo delineato da Di Bartolo riguarda però il livello nazionale. Un accordo con Giorgia Meloni potrebbe infatti aprire a Cateno De Luca le porte del governo, attraverso l’affidamento di un incarico ministeriale strategico. L’ipotesi richiamata è quella di un Ministero per il Sud, che consentirebbe al fondatore di Sud chiama Nord di portare la propria esperienza politica e amministrativa oltre i confini della Sicilia, assumendo responsabilità dirette sulle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. Anche in questo caso si tratta di una prospettiva politica, non di un incarico già concordato o assegnato.
Per De Luca, una simile soluzione rappresenterebbe un passaggio particolarmente importante: dalla leadership di un movimento nato e cresciuto prevalentemente in Sicilia a un ruolo di primo piano nella politica nazionale. Secondo Di Bartolo, l’ingresso nel governo potrebbe offrire al leader di Sud chiama Nord una legittimazione istituzionale di ben altro peso, accompagnando la trasformazione del suo movimento in una realtà politica capace di incidere sulle scelte nazionali.
