La Villa Romana di Casignana è tornata ieri, lunedì 5 ottobre, a ospitare un confronto sulla politica italiana nell’ambito del nuovo appuntamento del Dialog Festival. L’incontro, introdotto dal presidente del Consiglio comunale Franco Crinò, ha preso spunto dal volume Siamo stati iscritti al PCI, scritto dall’ex dirigente del Partito Comunista Italiano e direttore responsabile de Il Riformista Claudio Velardi insieme a Chicco Testa. Da qui si è sviluppata una discussione sullo stato di salute della politica italiana e, in particolare, sul futuro e sull’identità del centrosinistra. Velardi, impossibilitato a raggiungere Casignana a causa di un problema di salute, ha comunque partecipato all’incontro in videocollegamento, intervenendo nel dibattito che ha assunto come punto di partenza la memoria di una stagione politica ormai lontana e la necessità di leggere il cambiamento senza considerarlo automaticamente come un tradimento del passato.
Il diritto di cambiare idea senza rinnegare la propria storia
La prima questione posta ai relatori, il professore Ilario Ammendolia e il senatore e segretario regionale del Partito Democratico Nicola Irto, ha riguardato proprio la legittimità di cambiare opinione nel corso del tempo. Velardi ha rivendicato la “bellezza del cambiare idea”, ponendo però come condizione che il cambiamento non sia frutto dell’opportunismo. Secondo il ragionamento emerso durante l’incontro, mutare posizione può significare prendere atto dell’evoluzione della società e della politica, evitando di interpretare il presente esclusivamente attraverso le categorie del passato e di trasformare la memoria in nostalgia. Ammendolia ha condiviso in parte questa impostazione, sostenendo che cambiare idea sia possibile e talvolta necessario, ma senza cancellare la propria storia personale e politica. Il passato, secondo il professore, resta infatti parte della formazione di ciascuno e continua inevitabilmente a incidere nel modo di interpretare il presente. Ammendolia ha anche contestato l’idea secondo cui il Partito comunista sarebbe stato semplicemente “dalla parte sbagliata della storia”, sostenendo che la storia non possa essere letta come una trincea nella quale separare automaticamente vincitori e sconfitti.
Irto e il sistema politico: dal proporzionale all’occasione del bipolarismo
Il confronto si è quindi spostato direttamente sulla politica contemporanea e sul rapporto tra convinzioni personali, trasformazioni del sistema e capacità di riconoscere gli errori. Nicola Irto ha ricordato di avere modificato profondamente nel corso degli anni il proprio giudizio anche sul sistema elettorale. Nel 2008 era contrario alla prospettiva di una semplificazione del quadro politico costruita intorno a PD e PDL e riteneva preferibile un sistema proporzionale, capace di garantire una maggiore rappresentanza alla pluralità delle sensibilità politiche. Oggi, ha spiegato, considera invece quella fase una grande occasione persa per la costruzione di un sistema bipartitico e maggioritario. Il tema del “cambiare idea” è diventato così il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla capacità della politica di riconoscere i propri errori, confrontarsi con la realtà e modificare le proprie posizioni senza per questo cancellare o rinnegare la propria storia.
Il Partito Democratico, Schlein e il rapporto con Conte
Da questa riflessione il dibattito è arrivato all’attuale identità del Partito Democratico. Velardi ha raccontato di avere espresso inizialmente un giudizio critico nei confronti della segretaria Elly Schlein, salvo poi riconoscere di essersi parzialmente ricreduto osservando, in particolare, il confronto in corso sulle primarie e il rapporto con Giuseppe Conte. Per Velardi, proprio questo passaggio rappresenta un esempio di come cambiare opinione possa significare reagire all’evoluzione dei fatti. Irto ha invece difeso il lavoro del PD, sottolineando la necessità per un grande partito di affrontare questioni complesse senza ridurle a slogan o contrapposizioni semplicistiche. Politica internazionale, guerra, crisi energetica e rapporti con gli alleati, secondo il senatore, richiedono capacità di sintesi e diplomazia. Nel corso del confronto è stato richiamato anche il voto sulla separazione delle carriere dei magistrati: Irto ha spiegato che sarebbe stato favorevole all’idea, ma di avere votato NO in occasione del referendum dello scorso inverno perché riteneva errato il modo in cui il centrodestra aveva posto la questione.
La Calabria tra spopolamento, giovani e aree interne
Una parte significativa della discussione ha riguardato anche le difficoltà della sinistra nel rappresentare una società attraversata da trasformazioni profonde. Ammendolia ha richiamato la necessità di recuperare il protagonismo dei cittadini e di coinvolgerli nei processi di cambiamento, spostando così il confronto dalla dimensione nazionale a quella più direttamente calabrese. Il tema posto al centro del dibattito è stato quello del modello di sviluppo da costruire per il territorio: non soltanto infrastrutture, opere pubbliche e investimenti, ma una strategia capace di affrontare problemi strutturali come lo spopolamento, la perdita dei giovani e l’abbandono delle aree interne. Il ragionamento ha evidenziato la necessità di collegare le politiche di sviluppo a una visione complessiva del territorio, in grado di incidere sulle dinamiche demografiche e sociali che condizionano il futuro della Calabria.
Tangentopoli e il rapporto tra politica e magistratura
Il confronto ha toccato infine la stagione di Tangentopoli e il rapporto tra politica e magistratura. Nicola Irto ha sottolineato come quella fase, pur avendo prodotto interventi parziali, abbia avuto il merito, nella sua lettura, di scardinare un sistema nel quale la corruzione avrebbe contribuito alla formazione di un debito pubblico non più a lungo sostenibile. Ammendolia ha invece richiamato l’attenzione sulle conseguenze della fine dei vecchi partiti, sottolineando come la loro scomparsa non sia stata accompagnata dalla nascita di soggetti politici altrettanto solidi e strutturati. Velardi ha ricordato gli anni di Mani Pulite come uno dei passaggi più dolorosi del proprio rapporto con la politica. La serata di Casignana ha così confermato la vocazione del Dialog Festival a utilizzare la cultura come spazio di confronto civile, partendo dalla memoria di una stagione politica lontana per interrogare il presente e il futuro e riportare al centro una questione di fondo: come può la politica cambiare senza smarrire la propria identità e il rapporto con una società in continua evoluzione?
