“Il caro carburanti continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche per il sistema produttivo italiano. Una situazione che, dopo mesi di rincari e interventi governativi, non mostra ancora segnali sufficienti di un ritorno a livelli sostenibili per imprese, lavoratori e famiglie”. A richiamare l’attenzione sulla gravità del fenomeno è il Dott. Carlos A. Sorrentino, Segretario Generale della Confederazione Imprese Italia, che interviene nuovamente sul tema, dando continuità all’azione di sensibilizzazione avviata dalla Confederazione nelle scorse settimane.
“Abbiamo assistito a una successione di provvedimenti, annunci e interventi sulle accise. Eppure, quando un imprenditore si reca a fare rifornimento, continua a confrontarsi con un prezzo del gasolio che supera abbondantemente i due euro al litro. È questo il dato dal quale dobbiamo partire. Le imprese non possono programmare la propria attività sulla base degli annunci: devono confrontarsi quotidianamente con fatture, costi di produzione, trasporti e margini sempre più ridotti”.
I numeri della crisi: il gasolio resta lontano da 1,60 euro
“Le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 14 ottobre indicano un prezzo medio nazionale del gasolio self service pari a 2,252 euro al litro, contro 2,035 euro della benzina. Significa che il gasolio costa circa 65 centesimi al litro in più rispetto all’obiettivo di 1,60 euro che Confederazione Imprese Italia ritiene necessario perseguire. Per un’impresa che consuma 10.000 litri di gasolio al mese, questa differenza equivale, a parità di consumi, a circa 6.520 euro mensili, ossia oltre 78.000 euro su base annua. Una simulazione che rende evidente quanto il prezzo del carburante possa incidere sulla competitività aziendale”.
“Secondo una stima diffusa dalla CNA all’inizio di ottobre, il maggiore costo energetico sostenuto da famiglie e imprese italiane dall’inizio di marzo ha raggiunto circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio, con una componente attribuibile ai carburanti stimata tra 7,4 e 7,6 miliardi. Sono numeri che dovrebbero imporre una riflessione profonda. Non stiamo discutendo di qualche centesimo di oscillazione, ma di risorse che vengono sottratte alla capacità di investimento, all’occupazione e alla tenuta economica delle attività produttive”, osserva Sorrentino.
Le misure del Governo: interventi reali, ma risultati insufficienti
“Confederazione Imprese Italia riconosce che il Governo sia intervenuto attraverso riduzioni temporanee delle accise e strumenti compensativi destinati ad alcuni comparti, tra cui l’autotrasporto. Il decreto-legge del 17 settembre 2026, n. 162, ha previsto una riduzione dell’accisa sul gasolio articolata in due periodi, dal 18 al 25 settembre e dal 26 settembre al 5 ottobre. Tuttavia, la natura temporanea degli interventi e il permanere di prezzi elevati pongono interrogativi sulla loro capacità di incidere stabilmente sui costi sostenuti dalle imprese”.
“Il punto non è negare che siano stati adottati provvedimenti. Il punto è comprenderne l’efficacia. Se dopo gli interventi il gasolio continua a costare oltre 2,20 euro al litro, dobbiamo domandarci se la strategia sia adeguata alla dimensione della crisi. Non possiamo continuare a considerare soddisfacente una riduzione temporanea di pochi centesimi quando il sistema produttivo ha bisogno di recuperare decine di centesimi per litro. Occorre una politica economica che affronti il problema alla radice”.
“La Confederazione richiama inoltre l’attenzione sui limiti delle misure compensative. I crediti d’imposta possono contribuire a ristornare una parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese ammesse al beneficio, ma non determinano automaticamente una riduzione immediata del prezzo alla pompa. Un credito d’imposta non equivale a un pieno meno costoso. Per molte piccole imprese il problema è la liquidità necessaria oggi, non soltanto il ristoro di una spesa già sostenuta”.
Agricoltura, autotrasporto e commercio: il rischio di una crisi produttiva
“Le conseguenze del caro gasolio attraversano l’intera economia reale. L’agricoltura deve confrontarsi con l’aumento dei costi delle lavorazioni meccaniche, della movimentazione delle merci e della distribuzione dei prodotti. Anche laddove siano applicabili regimi agevolati per il carburante agricolo, l’incremento dei costi lungo la filiera può comprimere ulteriormente i margini delle aziende. Nell’autotrasporto, il carburante costituisce una componente fondamentale dei costi operativi. L’aumento del diesel incide direttamente sulla sostenibilità dei viaggi, sui contratti di trasporto e sulla capacità delle imprese di mantenere condizioni economiche competitive”.
“Le proteste e le iniziative di fermo annunciate in queste ore in diverse aree del Mezzogiorno costituiscono un segnale concreto del disagio che attraversa il settore. Per il commercio e l’artigianato, invece, l’aumento dei costi logistici si somma a quello delle forniture, dell’energia e della gestione ordinaria. Dietro ogni piccola impresa ci sono persone, famiglie, dipendenti e sacrifici. Quando un’attività chiude, non scompare soltanto una partita IVA: si perde un presidio economico e sociale del territorio. È proprio questo il collegamento che abbiamo più volte evidenziato tra il caro energia e la desertificazione commerciale delle nostre città e delle aree interne. Se aumentano i costi e diminuisce la capacità di spesa, il rischio è quello di accelerare la scomparsa delle attività più fragili” prosegue ancora Sorrentino.
Il prezzo del gasolio e le responsabilità della politica
“Secondo Confederazione Imprese Italia, il confronto pubblico non può limitarsi alle quotazioni internazionali del petrolio. Il prezzo finale dipende da una pluralità di fattori: costo della materia prima, quotazioni dei prodotti raffinati, fiscalità, logistica e dinamiche commerciali della distribuzione. La complessità del mercato energetico non elimina, tuttavia, la responsabilità delle istituzioni nell’individuare strumenti capaci di contenere gli effetti economici dei rincari. Comprendiamo perfettamente che il Governo non possa determinare unilateralmente il prezzo internazionale del petrolio o del gasolio raffinato. Ma dispone di strumenti fiscali, regolatori e di vigilanza che devono essere utilizzati con obiettivi chiari, coperture credibili e risultati misurabili”.
“Occorre inoltre verificare che le riduzioni fiscali si trasferiscano effettivamente ai consumatori e che le dinamiche di formazione dei prezzi siano trasparenti lungo tutta la filiera. La Confederazione ritiene necessario aprire un confronto pubblico anche sull’effettiva incidenza delle iniziative volontarie adottate dagli operatori petroliferi. I tetti commerciali e le riduzioni praticate da singole reti possono offrire benefici circoscritti, ma non rappresentano automaticamente una soluzione generale e permanente”.
“Quando si parla di tetti al prezzo del gasolio intorno a 2,19 euro al litro, dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: quale beneficio strutturale viene garantito a un’impresa che avrebbe bisogno di acquistarlo a 1,60 euro? Non basta definire un prezzo massimo per poter parlare di superamento dell’emergenza. Occorre misurare il risparmio effettivo e la durata delle misure”.
Le richieste di Confederazione Imprese Italia
“La Confederazione chiede al Governo di avviare un confronto con le organizzazioni rappresentative delle imprese su un programma di interventi articolato su cinque priorità:
- Definire un percorso credibile verso un prezzo del gasolio di 1,60 euro al litro, valutandone fattibilità economica, sostenibilità finanziaria e strumenti attuativi.
- Rivedere la strategia delle accise, superando la frammentarietà degli interventi temporanei e prevedendo meccanismi di risposta più prevedibili alle oscillazioni dei prezzi.
- Rafforzare il sostegno alle imprese maggiormente esposte, con particolare attenzione ad agricoltura, autotrasporto, pesca, commercio e artigianato, attraverso misure accessibili e tempestive.
- Potenziare la trasparenza e la vigilanza sui prezzi, verificando il trasferimento delle riduzioni fiscali lungo la filiera e contrastando eventuali condotte irregolari.
- Istituire un tavolo permanente di monitoraggio, con il coinvolgimento delle organizzazioni datoriali, per valutare periodicamente l’efficacia delle misure e le conseguenze sui costi di produzione”.
Sorrentino: “il Governo risponda con i numeri, non soltanto con gli annunci”
“Non chiediamo soluzioni miracolose, né ignoriamo la complessità dello scenario internazionale. Chiediamo però che la politica assuma fino in fondo la responsabilità di affrontare una crisi che sta mettendo sotto pressione il nostro tessuto produttivo. Non possiamo accettare che il peso degli squilibri energetici venga continuamente trasferito sulle imprese e sulle famiglie, mentre le risposte continuano a essere affidate a provvedimenti di breve durata. La competitività delle imprese italiane non si difende soltanto nei convegni o attraverso dichiarazioni di principio. Si difende creando condizioni che consentano di produrre, lavorare, investire e mantenere l’occupazione”.
Il Segretario Generale conclude rivolgendo un interrogativo diretto all’Esecutivo: “Presidente Meloni, il Governo intende realmente costruire un percorso per riportare il gasolio a 1,60 euro al litro? E, soprattutto, con quali provvedimenti, quali risorse e in quali tempi. Perché mentre la politica discute, le imprese continuano a pagare. E molte di esse non possono permettersi di aspettare ancora”.
“Confederazione Imprese Italia conferma che continuerà a seguire l’evoluzione del mercato dei carburanti e a rappresentare le difficoltà del sistema produttivo, riservandosi di promuovere ulteriori iniziative di confronto e mobilitazione insieme alle altre organizzazioni economiche e sociali”.
