Una storia di passione, determinazione e valorizzazione della biodiversità che parte dalla Calabria e raggiunge un importante traguardo nazionale. Il suino Mangalica, una delle razze più particolari e pregiate del panorama zootecnico internazionale, ha ottenuto un riconoscimento istituzionale che apre nuove prospettive per gli allevatori italiani. Tra coloro che hanno contribuito alla diffusione di questa razza figura Giovanni Carrozzino, allevatore di Diamante, in provincia di Cosenza, tra i primi in Italia a scommettere sulle caratteristiche di un animale ancora poco conosciuto, affrontando le difficoltà di una scelta produttiva lontana dai modelli convenzionali.
Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), con decreto della Direzione generale dello sviluppo rurale, protocollo numero 0557549 del 13 ottobre 2026, ha istituito il programma genetico della razza suina Mangalica, affidandone la gestione all’ANAS, Associazione Nazionale Allevatori Suini. Il provvedimento consente l’inserimento della razza nel sistema del Libro genealogico italiano, offrendo agli allevatori la possibilità di registrare e certificare i propri riproduttori come animali di razza pura.
La scommessa di Giovanni Carrozzino, l’allevatore calabrese che ha creduto nel Mangalica
Dietro questo percorso di valorizzazione ci sono anche le esperienze di piccoli allevatori che, prima ancora dell’arrivo di un riconoscimento ufficiale, hanno investito tempo, risorse e competenze in una razza poco diffusa in Italia. Tra loro c’è Giovanni Carrozzino, originario di Diamante, che ha scelto di dedicarsi all’allevamento del Mangalica quando questa particolare tipologia di suino rappresentava ancora una presenza insolita nelle aziende zootecniche italiane.
Una decisione controcorrente, sostenuta dalla convinzione che la biodiversità animale possa rappresentare non soltanto un patrimonio da salvaguardare, ma anche un’opportunità concreta per sviluppare produzioni agroalimentari di qualità. L’allevamento del Mangalica richiede infatti un approccio differente rispetto ai sistemi intensivi: si tratta di una razza rustica, caratterizzata da un accrescimento lento e da tempi produttivi che impongono pazienza, conoscenze specifiche e una programmazione attenta.
Carrozzino ha continuato a credere nelle potenzialità di questi animali, contribuendo attraverso la propria esperienza a far conoscere una razza ancora di nicchia. Il riconoscimento ministeriale rappresenta il risultato di un percorso nazionale che non può essere attribuito a un singolo allevatore, ma nel quale anche l’impegno di pionieri come quello calabrese assume un significato importante.
Cos’è il suino Mangalica: la razza ungherese dal mantello simile alla lana
Il Mangalica è una razza suina originaria dell’Ungheria, le cui origini risalgono alla prima metà dell’Ottocento. La sua formazione è legata a incroci che coinvolsero anche suini serbi Šumadinka, introdotti nel 1833. La caratteristica più evidente di questi animali è il particolare mantello costituito da setole lunghe e ricce, che conferisce loro un aspetto simile a quello di una pecora.
La razza presenta tre principali varietà: bionda, rossa e a ventre di rondine. Oltre all’aspetto estetico, a renderla interessante per il settore agroalimentare sono soprattutto le caratteristiche delle carni, apprezzate per la loro particolare composizione e per l’attitudine alla trasformazione.
Il Mangalica appartiene infatti alle razze suine di tipo grasso ed è caratterizzato da un’elevata presenza di lipidi intramuscolari, responsabili della particolare marezzatura e morbidezza delle carni. Secondo i dati del progetto europeo TREASURE, finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020, il grasso di questa razza presenta un profilo degli acidi grassi con una componente di monoinsaturi che può raggiungere circa il 56%.
Queste caratteristiche rendono il Mangalica particolarmente interessante per la produzione di salumi stagionati di alta gamma, nei quali la qualità della materia prima, i tempi di maturazione e le tecniche artigianali di lavorazione rivestono un ruolo fondamentale.
Una nuova opportunità per gli allevamenti e la tradizione norcina della Calabria
Il riconoscimento della razza apre prospettive interessanti anche per la suinicoltura calabrese, storicamente legata all’allevamento dei suini e alla trasformazione delle carni. La regione custodisce un patrimonio zootecnico e gastronomico profondamente radicato nelle comunità rurali, rappresentato anche dal suino nero autoctono e da una tradizione norcina tramandata nel tempo.
In questo contesto, il Mangalica non si pone come alternativa alle razze locali, ma può rappresentare un’ulteriore possibilità di diversificazione per le aziende che puntano sull’allevamento estensivo, sulla trasformazione artigianale e sulla vendita diretta dei prodotti.
La scelta compiuta da allevatori come Giovanni Carrozzino dimostra come anche da realtà territoriali lontane dai grandi centri decisionali possano nascere iniziative capaci di contribuire alla diffusione di nuove esperienze produttive. Una prospettiva che valorizza la qualità, il rispetto dei tempi naturali di crescita degli animali e la possibilità di costruire filiere agroalimentari specializzate.
Il riconoscimento del MASAF: cosa cambia per gli allevatori di Mangalica
L’istituzione del programma genetico da parte del Ministero rappresenta un passaggio importante per la riconoscibilità ufficiale della razza in Italia. La gestione è stata affidata all’Associazione Nazionale Allevatori Suini, attraverso il sistema del Libro genealogico italiano, con l’obiettivo di consentire la registrazione e la certificazione dei riproduttori appartenenti alla razza Mangalica.
Gli allevatori interessati potranno rivolgersi all’Ufficio centrale del Libro genealogico ANAS per avviare le procedure previste e ottenere la certificazione dei propri animali di razza pura.
Il programma, allo stato attuale, non prevede attività di selezione genetica né interventi di gestione della variabilità genetica. Il riconoscimento, inoltre, non comporta automaticamente l’accesso a specifici contributi pubblici. Il principale beneficio riguarda la possibilità di attribuire un’identificazione ufficiale agli animali, favorendo la tracciabilità, la qualificazione degli allevamenti e la valorizzazione delle produzioni.
Si tratta di un’opportunità significativa soprattutto per una realtà zootecnica che fino a oggi si è sviluppata grazie all’iniziativa di un numero limitato di allevatori, spesso impegnati in piccole aziende a conduzione familiare.
Dalla Calabria al riconoscimento nazionale: la passione che diventa un traguardo
Il decreto ministeriale del 13 ottobre 2026 segna dunque una nuova tappa per tutti gli allevatori italiani di Mangalica e rappresenta una soddisfazione particolare per chi ha creduto nelle potenzialità di questa razza quando era ancora scarsamente conosciuta nel Paese.
Per Giovanni Carrozzino e la sua esperienza di allevatore a Diamante, il riconoscimento assume anche il significato di una conferma della scelta compiuta negli anni: investire in una razza diversa, valorizzarne le caratteristiche e puntare su una produzione che privilegia la qualità rispetto alla rapidità dei cicli produttivi.
La vicenda del Mangalica racconta così un percorso che unisce iniziativa privata e riconoscimento istituzionale, mostrando il ruolo che i piccoli allevatori possono svolgere nella salvaguardia della biodiversità e nella diffusione di nuove opportunità per il settore agroalimentare.
Una storia che parte da Diamante, in Calabria, e si inserisce oggi in un progetto di valorizzazione nazionale, nel quale la perseveranza degli allevatori incontra un nuovo strumento di certificazione ufficiale per una delle razze suine più caratteristiche del mondo.

