Il taglio volontario del prezzo della benzina deciso da Eni e seguito da altre aziende raccoglie un consenso significativo tra gli italiani, anche se le motivazioni alla base del giudizio positivo sono molto diverse tra loro. È quanto emerge dal nuovo sondaggio di Termometro Politico, realizzato con metodo CAWI su 2.300 interviste raccolte tra il 29 settembre e il 1° ottobre 2026. I dati mostrano che le due risposte apertamente favorevoli all’iniziativa raggiungono complessivamente il 49% del campione, mentre una quota ulteriore del 18% esprime forti riserve sulla natura politica e temporanea dell’operazione, ma la considera comunque preferibile all’assenza di interventi.
La domanda sottoposta agli intervistati era diretta: “Eni, seguita da altre aziende, ha volontariamente tagliato il prezzo della benzina, cosa ne pensa?”. Le risposte delineano un quadro articolato nel quale il tema del costo dei carburanti si intreccia con valutazioni sul ruolo delle imprese partecipate dallo Stato, sugli interventi pubblici nell’economia, sulla concorrenza e sulla transizione energetica.
Benzina, il 25,8% vede nel taglio Eni la conferma del ruolo delle aziende strategiche
La risposta che raccoglie la percentuale più alta, pari al 25,8%, è quella di chi interpreta l’iniziativa di Eni come una conferma dell’importanza di mantenere un controllo pubblico sulle aziende considerate strategiche. Nel dettaglio, questa parte del campione definisce il taglio del prezzo della benzina “un’ottima notizia” e lo collega alla convinzione che sia fondamentale avere aziende strategiche controllate dallo Stato, sostenendo inoltre che le privatizzazioni siano state un errore. È la quota più consistente tra le singole opzioni proposte dal sondaggio e rappresenta una lettura che va oltre il semplice effetto immediato sul prezzo alla pompa. Per questa fascia di intervistati, il provvedimento assume infatti anche un significato più ampio sul rapporto tra Stato, mercato e grandi gruppi industriali.
Il 23,2% preferisce le pressioni sulle imprese ai sussidi pubblici
Quasi sullo stesso livello si colloca un secondo gruppo, pari al 23,2% degli intervistati, che considera il taglio dei prezzi una buona notizia ma lo interpreta in maniera differente. Secondo questa risposta, l’iniziativa mostrerebbe che fare pressioni sulle grandi imprese può rappresentare una strada preferibile rispetto all’utilizzo di denaro pubblico per finanziare sussidi. Sommando questa percentuale al 25,8% della prima risposta, le due posizioni apertamente favorevoli raggiungono quindi il 49% del campione, dato evidenziato anche nell’analisi pubblicata da Termometro Politico.
Il sondaggio non indica quindi un’unica motivazione prevalente dietro al giudizio positivo. Una parte degli intervistati attribuisce maggiore importanza alla presenza dello Stato nelle aziende strategiche, mentre un’altra concentra l’attenzione sull’efficacia delle pressioni esercitate sui grandi operatori economici rispetto a misure finanziate direttamente con risorse pubbliche.
Il 18% parla di propaganda politica, ma considera il taglio “meglio di nulla”
Una posizione intermedia emerge dal 18% del campione. Questi intervistati guardano con maggiore scetticismo all’operazione e ritengono che il taglio possa essere “solo una mossa di propaganda politica” e una misura inevitabilmente provvisoria. Nonostante ciò, il giudizio non è di totale contrarietà. La stessa risposta conclude infatti che il provvedimento sia comunque “meglio di nulla”. Si tratta dunque di una fascia rilevante dell’opinione pubblica che distingue l’utilità immediata dell’intervento dal giudizio sulle sue motivazioni e sulla sua durata. Termometro Politico definisce questa posizione critica ma non realmente contraria alla misura. Considerando anche questa fascia, emerge come una parte molto ampia degli intervistati riconosca almeno un beneficio immediato al taglio, pur con livelli molto differenti di convinzione e con valutazioni politiche ed economiche anche molto distanti.
Il 15,4% teme un vantaggio per le multinazionali a danno dei piccoli operatori
Una parte degli intervistati esprime invece una critica legata principalmente agli effetti sulla concorrenza nel mercato dei carburanti. Il 15,4% considera infatti l’iniziativa una mossa politica capace di rafforzare una grande multinazionale a discapito dei piccoli marchi indipendenti, con il rischio che questi ultimi possano essere progressivamente espulsi dal mercato. È una posizione che concentra l’attenzione non tanto sul beneficio immediato per gli automobilisti, quanto sulle possibili conseguenze competitive di una riduzione dei prezzi praticata dai grandi operatori. La preoccupazione riguarda quindi la capacità delle realtà più piccole di sostenere una competizione sul prezzo con gruppi dotati di dimensioni e risorse finanziarie molto superiori.
Il 16% chiede una riduzione dei consumi e della dipendenza dalle fonti fossili
Una critica diversa arriva dal 16% del campione. In questo caso il problema non viene individuato nella concorrenza tra imprese, ma nell’assenza di un cambiamento strutturale rispetto al modello dei trasporti e dei consumi energetici. Secondo questa risposta, il taglio del prezzo della benzina non risolverebbe nulla a livello strutturale e la priorità dovrebbe essere piuttosto quella di ridurre i consumi, la dipendenza dalle automobili e l’utilizzo delle fonti fossili. È la posizione che inserisce maggiormente la questione del costo dei carburanti nel più ampio dibattito sulla transizione energetica, sulla mobilità e sulla riduzione dell’utilizzo di benzina e gasolio. Sommando questa quota al 15,4% di chi teme effetti negativi per i piccoli operatori, le due risposte nettamente critiche raggiungono il 31,4%, come sottolineato dalla stessa analisi di Termometro Politico.
Solo l’1,6% non esprime un giudizio
Molto ridotta è invece la quota di intervistati che non prende posizione. Soltanto l’1,6% risponde infatti “Non so/non intendo rispondere”. Il dato mostra come il tema del prezzo della benzina sia percepito come particolarmente concreto e vicino alla vita quotidiana, tanto da produrre una presa di posizione nella quasi totalità del campione. L’ampiezza delle risposte, tuttavia, evidenzia anche quanto differenti siano le letture dell’iniziativa. Il giudizio sul taglio dei prezzi non riguarda soltanto il costo sostenuto dagli automobilisti, ma si estende al ruolo dello Stato nell’economia, ai rapporti con le grandi imprese, alla concorrenza e alle politiche energetiche.

