La voce è la stessa, il sorriso anche. Ma gli occhi di Celis Taflaj, quando si affaccia sul parquet del PalaCalafiore, raccontano una storia diversa rispetto a otto anni fa. C’è la maturità di chi ha girato l’Italia, c’è la consapevolezza di chi ha assaporato i fasti della massima serie. Ma c’è, soprattutto, l’emozione pura di chi torna a casa. “Sono molto felice di essere qua – dice Celo, come lo chiamano affettuosamente praticamente tutti – questa città e questa società per me hanno un grande valore. È qui che è iniziata la mia carriera da professionista. Finalmente ci rivediamo”.
Otto anni dall’ultima volta con addosso la canotta della Viola. Un’eternità nel basket che scorre veloce. Eppure per lui, è come se il tempo non fosse passato. Le strade le ricorda tutte, gli amici pure. Ma c’è una cosa che è cambiata e Celo lo sottolinea con un sorriso: “il palazzetto è tutto un altro livello. Hanno fatto tanti investimenti, è migliorato sia sugli spalti che negli spogliatoi. È ancora più bello”.
Il campionato che lo attende è la Serie B Nazionale e Taflaj conosce bene la durezza di questo torneo. Ma l’aria che si respira è quella dei grandi numeri. “Sarà un campionato tosto, dovremo lavorare bene come gruppo e metterci a disposizione del coach – spiega l’ala piccola – qui c’è grandissimo entusiasmo. All’ultima partita in casa c’erano 6.000 persone. Numeri che ricordano quelli della Serie A”.
Una marea neroarancio che non ha mai smesso di sognare, e che ora si ritrova ad accogliere uno dei suoi figli prediletti. “Il pubblico di Reggio – continua Taflaj, con un filo di voce che si fa carico di una responsabilità enorme – è uno dei più caldi in Italia. In Serie B, a mani basse, è il più caldo. È un pubblico che si merita tanto impegno, e noi ce la metteremo tutta”.
Un ritorno così non è passa certo inosservato tra i colleghi dell’epoca. Quando la notizia della firma ha cominciato a girare, i telefoni sono impazziti. “Che bello ci pensi? – dice ridendo Taflaj – Sì, mi hanno scritto in tantissimi. Mi hanno fatto gli auguri, sono tutti contenti che io sia qua. Che sia tornato a casa”.
