Si chiude con un altro esito negativo il nuovo passaggio giudiziario del Trapani nel tentativo di rientrare in Serie C. Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare presentata dalla società siciliana, lasciando quindi immutato il quadro già delineato dal Tar alla fine di agosto. La decisione esclude, almeno in questa fase, sia la possibilità di sospendere il campionato sia quella di consentire al club di essere ammesso immediatamente alla competizione professionistica.
Nella valutazione dei giudici pesa soprattutto il fatto che il torneo di Serie C sia già in corso. Un eventuale ingresso del club di Antonini a stagione iniziata, secondo il Consiglio di Stato, rischierebbe infatti di produrre conseguenze non soltanto sulla posizione della società appellante, ma sull’intera organizzazione del campionato e sugli interessi delle altre squadre coinvolte. “Iniziato il 23 agosto 2026 – scrivono i giudici amministrativi – la partecipazione al campionato di serie C 2026/2027 da parte della società appellante (il Trapani, ndr) determinerebbe una potenziale alterazione dei campionati, con effetti anche rispetto alle società calcistiche terze, oltre che all’interesse tutelato dalla stessa Federazione”.
Per i giudici prevale l’esigenza di non modificare il campionato in corso
Il punto centrale del provvedimento riguarda dunque il bilanciamento tra l’interesse del Trapani a essere riammesso tra i professionisti e la necessità di tutelare il regolare andamento delle competizioni già avviate. È su questa base che il Consiglio di Stato ha escluso la possibilità di concedere la misura cautelare richiesta dal club. “Pertanto il bilanciamento degli interessi e la connessa necessità di non pregiudicare lo svolgimento delle competizioni non consentono l’accoglimento della domanda (cautelare) di partecipazione al campionato di serie C”.
La partita giudiziaria, comunque, non viene considerata definitivamente chiusa. Il Consiglio di Stato indica infatti nell’udienza di merito la sede nella quale potranno essere affrontate in maniera completa tutte le questioni sollevate dalla società. “l’interesse dell’appellante può essere perseguito con la celere fissazione dell’udienza di merito, ai fini della trattazione, in sede di piena cognizione, di tutte le questioni devolute in giudizio”.
Dalla retrocessione in Serie D ai ricorsi davanti alla giustizia amministrativa
Il nuovo pronunciamento si inserisce in una vicenda sportiva e giudiziaria particolarmente complessa. Il Trapani calcio, dopo una stagione condizionata da difficoltà economiche e da penalizzazioni in classifica legate a violazioni regolamentari, era stato retrocesso in Serie D. La retrocessione era stata poi confermata sul piano sportivo dal Collegio di garanzia del Coni. Dopo l’esaurimento dei passaggi davanti alla giustizia sportiva, il club aveva scelto di rivolgersi alla giustizia amministrativa, chiedendo al Tar di cancellare gli effetti delle decisioni che ne avevano determinato la retrocessione. In particolare, la società aveva domandato “il riconoscimento del titolo a partecipare al campionato di serie C, anche in sovrannumero, o quantomeno a partecipare ai playout”.
Anche il primo tentativo cautelare davanti al Tar, però, non aveva avuto esito favorevole. I giudici avevano respinto la richiesta ritenendo che l’istanza “non sembra assistita da sufficienti profili di fumus boni iuris, essenziale per il suo accoglimento”. Con il nuovo pronunciamento del Consiglio di Stato, dunque, resta confermata per il momento la situazione determinata dalle decisioni sportive: il Trapani non viene riammesso in Serie C. La società potrà continuare a far valere le proprie ragioni nel giudizio di merito, ma senza modificare nell’immediato l’assetto del campionato già iniziato.
