Quando si pronuncia la parola testosterone, quasi automaticamente si pensa all’uomo. Eppure, questo ormone appartiene anche alla fisiologia femminile e può avere un ruolo importante nella salute della donna, soprattutto per quanto riguarda desiderio sessuale, risposta sessuale e benessere nella fase della menopausa. A richiamare l’attenzione su un tema ancora poco conosciuto è il dottor Domenico Tromba, endocrinologo reggino, che sottolinea la necessità di superare alcuni luoghi comuni: “Il testosterone è considerato l’ormone maschile per eccellenza, ma anche la donna lo produce e lo utilizza. Naturalmente le concentrazioni sono molto inferiori rispetto all’uomo, ma questo non significa che il suo ruolo sia trascurabile”.
Il testosterone femminile viene prodotto principalmente dalle ovaie e dalle ghiandole surrenali e deriva anche dalla trasformazione periferica di altri androgeni. I suoi livelli cambiano nel corso della vita e tendono a ridursi con l’avanzare dell’età. “Nella giovane donna – spiega Tromba – la componente androgenica contribuisce alla funzione sessuale. Con il passare degli anni i livelli si riducono e, in alcune donne, questo cambiamento può accompagnarsi a una diminuzione del desiderio sessuale”. La menopausa, tuttavia, non deve essere considerata sinonimo di perdita della sessualità.
“Una donna in menopausa può continuare ad avere una vita sessuale pienamente soddisfacente. Quando compaiono disturbi del desiderio o altri problemi sessuali, però, è importante capire quali siano le cause. Possono essere ormonali, ma anche psicologiche, relazionali, farmacologiche o legate ad altre condizioni di salute”. Con la menopausa si verifica l’esaurimento della funzione ovarica e la conseguente importante riduzione degli estrogeni e del progesterone. La produzione di androgeni, invece, non si interrompe completamente. “Non dobbiamo pensare agli ormoni come a entità isolate – osserva l’endocrinologo reggino – ma come a un sistema complesso. Gli estrogeni hanno un ruolo fondamentale sui sintomi della menopausa, mentre il testosterone rappresenta una componente importante soprattutto per la funzione sessuale”.
Vampate, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, alterazioni dell’umore e sintomi genito-urinari possono compromettere significativamente la qualità della vita. “Una terapia ormonale correttamente impostata può essere molto utile nelle donne nelle quali è indicata. Ma deve essere sempre preceduta da una valutazione clinica individuale dei benefici e dei possibili rischi“. Uno degli aspetti sui quali il dottor Tromba pone maggiore attenzione riguarda l’interpretazione degli esami di laboratorio.
“La terapia con testosterone non può essere prescritta semplicemente perché il valore ematico è basso. Non dobbiamo curare un numero: dobbiamo valutare una persona, i suoi sintomi, la sua storia clinica e le eventuali controindicazioni”. Le attuali raccomandazioni internazionali considerano soprattutto l’impiego del testosterone nelle donne in postmenopausa che presentano un disturbo del desiderio sessuale acquisito e generalizzato associato a un significativo disagio personale, dopo un’adeguata valutazione clinica. L’obiettivo della terapia, quando indicata, è mantenere concentrazioni fisiologiche femminili, evitando dosaggi eccessivi.
“Il principio fondamentale – sottolinea il dottor Tromba – deve essere quello della personalizzazione. Il dosaggio deve essere adeguato alla singola paziente e il trattamento deve essere seguito nel tempo dalmedico”. La ricerca sta inoltre esplorando possibili effetti del testosterone che vanno oltre la funzione sessuale. Un recente studio osservazionale retrospettivo pubblicato nell’aprile 2026 ha analizzato 332 donne sottoposte a terapia con testosterone, rilevando miglioramenti riferiti dalle partecipanti in diversi ambiti, tra cui energia e stanchezza, umore, anedonia, interesse sessuale, concentrazione e memoria.
“Sono dati interessanti e meritano attenzione – commenta l’endocrinologo – ma devono essere interpretati correttamente. Uno studio osservazionale può fornire indicazioni importanti, ma non consente da solo di stabilire che il testosterone sia una terapia per la depressione o per i disturbi della memoria. Servono ulteriori studi controllati”. Una precisazione importante anche per evitare facili entusiasmi: allo stato attuale non è corretto presentare il testosterone come una terapia preventiva dell’Alzheimer. “È un campo di ricerca interessante – aggiunge Tromba – ma bisogna distinguere ciò che è scientificamente dimostrato da ciò che è ancora oggetto di studio“.
Con l’avanzare dell’età e soprattutto dopo la menopausa, i tessuti dell’apparato genitale e urinario possono andare incontro a modificazioni legate principalmente alla carenza estrogenica. Secchezza, bruciore, dolore durante i rapporti, riduzione della lubrificazione e difficoltà nella risposta sessuale possono diventare problemi concreti per molte donne.
“Non bisogna accettare questi disturbi come un destino inevitabile – spiega Tromba – perché oggi abbiamo diverse possibilità terapeutiche. In base al quadro clinico si possono valutare trattamenti locali o sistemici, sempre con una prescrizione appropriata“. Anche l’eventuale utilizzo di testosterone per via locale richiede una valutazione medica e non deve essere considerato un trattamento valido indistintamente per tutte le donne.
Per il dottor Tromba, la gestione della menopausa deve comunque andare oltre la prescrizione di un farmaco. “La terapia ormonale, quando indicata, è uno degli strumenti a nostra disposizione. Ma deve inserirsi in un progetto più ampio di salute”. Alimentazione equilibrata, attività fisica quotidiana, sonno regolare, mantenimento di un peso corporeo adeguato e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare rappresentano elementi fondamentali per affrontare questa fase della vita.
“La medicina della menopausa deve essere personalizzata – ribadisce Tromba – perché ogni donna ha una storia diversa“. Il messaggio finale dell’endocrinologo reggino è dunque quello di una maggiore consapevolezza. “Il testosterone non è esclusivamente l’ormone della virilità maschile. È fisiologicamente presente anche nella donna e svolge un ruolo importante, in particolare sul piano della sessualità. In alcune pazienti selezionate, una terapia adeguatamente prescritta e monitorata può rappresentare un’opzione terapeutica”.
Ma attenzione alle semplificazioni. “Non dobbiamo trasformare il testosterone in una sorta di ormone miracoloso. La menopausa non è una malattia e il testosterone non è una terapia da prescrivere indistintamente a tutte le donne. È uno strumento della medicina endocrinologica che, quando esiste una precisa indicazione clinica, deve essere utilizzato con competenza, prudenza e personalizzazione”. E proprio qui sta, forse, il punto centrale: non si tratta semplicemente di aggiungere un ormone, ma di restituire equilibrio a una fase della vita nella quale la salute sessuale, il benessere fisico e la qualità della vita meritano la stessa attenzione riservata a ogni altra età.
