In un momento storico in cui crisi climatica, perdita di biodiversità e degrado dei suoli si intrecciano sempre più profondamente, diventa necessario superare una visione frammentata delle emergenze ambientali e riconoscere l’unità dei processi che regolano gli equilibri del pianeta. Questa riflessione, proposta da AssoCEA Messina, accompagna il percorso che dalle tre Convenzioni di Rio del 1992 conduce alla COP31 di Antalya, analizzando il ruolo centrale del suolo, della biodiversità e dell’educazione ambientale nella costruzione di un futuro più resiliente e sostenibile.
Terra, clima e biodiversità
Nel 1992, al vertice della Terra di Rio de Janeiro, la comunità internazionale prese coscienza che la sopravvivenza umana sul pianeta non dipendeva da un solo parametro, ma da un equilibrio sistemico. Nacquero così le tre Convenzioni di Rio:
- La UNFCCC (Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), nata per ridurre i gas a effetto serra e arrestare il riscaldamento globale;
- La CBD (Convenzione sulla diversità biologica), custode della ricchezza genetica, delle specie e degli habitat, fondata su conservazione ed equità;
- La UNCCD (Convenzione contro la desertificazione), incaricata di preservare la risorsa più sottovalutata ma vitale: il suolo vivo, con particolare urgenza nelle zone aride e vulnerabili.
Per troppo tempo questi tre accordi hanno viaggiato su binari paralleli. Tuttavia, gli eventi recenti hanno reso chiaro che non può esserci stabilità climatica senza foreste e oceani sani (biodiversità), né può esserci futuro senza terreni fertili capaci di trattenere carbonio e garantire cibo.
La svolta di Ulaanbaatar: cosa ci lascia la COP17 UNCCD
La recente conclusione della COP17 dell’UNCCD a Ulaanbaatar, in Mongolia, ha rimesso il suolo al centro del dibattito globale con una forza inedita. In una terra simbolo di paesaggi sconfinati e di fragili equilibri pastorali, la comunità globale si è trovata a fare i conti con la desertificazione non più come un problema regionale o confinato all’Africa subsahariana, ma come un’emergenza planetaria che tocca direttamente i sistemi alimentari, le riserve idriche e le migrazioni forzate.
Ulaanbaatar ha ribadito un concetto cardine: la rigenerazione del suolo è la prima linea di difesa contro la crisi climatica. Un terreno ricco di humus e microrganismi non solo contrasta la siccità e frena le tempeste di polvere, ma è uno dei più potenti serbatoi biologici di carbonio al mondo.
Tuttavia, gli accordi multilaterali rischiano di rimanere inchiostro su carta se non si trasformano in modelli produttivi tangibili, scelte economiche e, soprattutto, consapevolezza civica diffusa.
L’intreccio indivisibile: Clima, Biodiversità e Suolo
Le tre convenzioni rappresentano un vero e proprio treppiede ecologico:

- UNFCCC & UNCCD: Quando il suolo si inaridisce e degrada, rilascia nell’atmosfera tonnellate di carbonio organico; al contrario, un terreno sano e gestito secondo pratiche agroecologiche sottrae all’atmosfera.
- CBD & UNCCD: Senza microflora, lombrichi, impollinatori e coperture vegetali autoctone, la terra muore diventando polvere. A sua volta, la perdita di terre fertili frammenta gli habitat provocando l’estinzione di specie vegetali e animali.
- UNFCCC & CBD: Il riscaldamento delle temperature medie e l’intensificarsi di ondate di calore e siccità distruggono barriere coralline e foreste, indebolendo i polmoni naturali che mitigano le emissioni umane.
Trattare queste sfide a compartimenti stagni ha generato ritardi. Oggi serve una convergenza totale.
Verso la COP31 di Antalya: Le nostre speranze e priorità
Con il testimone che passa dalla Mongolia alla Turchia, l’attenzione si concentra ora sulla COP31 sul clima di Antalya.
Se Ulaanbaatar ha parlato di terra, Antalya sarà chiamata a misurare l’ambizione climatica in un’area — il bacino del Mediterraneo — riconosciuta come uno degli hotspot più vulnerabili della crisi globale, tra ondate di calore record e carenza idrica.
Cosa dobbiamo auspicarci, dunque, per i negoziati di Antalya?
- Integrazione esplicita di Suolo e Biodiversità nei Piani Nazionali per il Clima (NDC): I target di riduzione delle emissioni devono includere investimenti vincolanti nel ripristino dei terreni e nella transizione agroecologica, riconoscendo che la terra è un alleato climatico insostituibile.
- Finanza integrata e accessibile: Superare la dispersione dei fondi tra le tre convenzioni, favorendo finanziamenti diretti a progetti territoriali che uniscano riforestazione, rigenerazione dei pascoli e resilienza idrica.
- Il superamento della frammentazione diplomatica: Che la COP31 sia il vertice in cui clima, biodiversità e lotta alla desertificazione adottino indicatori e metriche finalmente congiunti.
La chiave di volta: Il nostro impegno per l’Educazione Ambientale, Civica e Alimentare
La diplomazia internazionale e i trattati multilaterali stabiliscono le regole, ma sono i comportamenti quotidiani, la cittadinanza attiva e le scelte di consumo a determinare se queste politiche avranno successo. In vista e oltre la COP31 di Antalya, il vero motore del cambiamento risiede nell’intersezione tra tre pilastri educativi:
- Educazione Ambientale: Capire i cicli della Terra
Non basta parlare genericamente di “inquinamento”. Serve alfabetizzare le nuove generazioni al concetto di limite planetario, facendo comprendere che il clima non cambia nel vuoto: la scomparsa di una siepe, l’erosione di una collina o l’abbattimento di un bosco influiscono direttamente sul bilancio termico e idrologico del nostro territorio. L’educazione ambientale deve uscire dalle aule e farsi esperienza viva attraverso l’osservazione degli ecosistemi locali.
- Educazione Civica: Responsabilità e Partecipazione
La sostenibilità è una questione di diritti, doveri ed equità generazionale. L’educazione civica ambientale insegna che pretendere politiche pubbliche coraggiose, difendere i beni comuni (l’acqua, l’aria pulita, il suolo pubblico non cementificato) e partecipare alle consulte locali o alle assemblee per il clima è un dovere democratico fondamentale. Gli impegni presi dai governi a Ulaanbaatar o ad Antalya devono essere monitorati dai cittadini del presente e del futuro.
- Educazione Alimentare: Il ponte tra forchetta, suolo e clima
Il cibo è il punto esatto in cui le tre Convenzioni di Rio incontrano la nostra quotidianità:
- Per il clima (UNFCCC): I modelli alimentari iper-industrializzati e le filiere lunghe basate su combustibili fossili e intensivi allevamenti generano una quota pesante dei gas serra globali.
- Per la biodiversità (CBD): La monocoltura intensiva azzera la varietà di sementi tradizionali e distrugge gli habitat degli impollinatori.
- Per il suolo (UNCCD): L’abuso di chimica di sintesi e le lavorazioni aggressive privano il terreno di sostanza organica, portandolo alla sterilità e alla desertificazione.
Educare a una dieta basata su prodotti stagionali, a km zero, con meno cibi ultra-processati e un ridotto consumo di proteine da allevamenti intensivi significa fare un atto di rigenerazione del pianeta tre volte al giorno. Scegliere come mangiare è il gesto politico e ambientale più potente a disposizione di ogni singolo individuo.
Conclusione: Dalla conferenza alla quotidianità
Il filo che unisce l’asprezza delle steppe della Mongolia a Ulaanbaatar, le coste mediterranee di Antalya e i banchi delle nostre scuole o le mense dei nostri quartieri è lo stesso: la cura della casa comune.
La speranza per la COP31 di Antalya è che i leader del pianeta abbiano il coraggio di decidere con rapidità e visione. La nostra responsabilità, tuttavia, inizia a riflettori spenti: tradurre quegli accordi in cultura, portando il rispetto del suolo, della vita e del clima in ogni scuola, in ogni piazza e in ogni piatto.
