Un’analisi durissima del risultato delle elezioni suppletive della Camera dei Deputati a Reggio Calabria e, soprattutto, dello stato del partito e del rapporto con il proprio elettorato. A intervenire, a due giorni dal voto che ha eletto Fabio Roscioli deputato, è Giovanni Nucera, ex consigliere regionale della Calabria, che attraverso una nota stampa rivolge un appello diretto alla classe dirigente del Partito Democratico. Al centro della riflessione c’è il crescente distacco degli elettori, con una parte della base che, secondo Nucera, avrebbe scelto ormai di non recarsi più alle urne. “Ho analizzato con grande attenzione i dati usciti dalle urne delle suppletive della Camera dei Deputati per l’elezione del deputato nel seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro. Ho letto e riletto numeri e percentuali. Questo tra una telefonata e l’altra di compagni e compagne del nostro partito che non riescono a capacitarsi di una classe dirigente, che ormai, da più volte, perde drasticamente elezioni, ma continua a sopravvivere come se niente fosse. E io, che per cercare di salvare il salvabile provo ad incoraggiarli e convincerli a continuare a credere nei nostri valori; insomma, a non mollare. E mentre faccio questo, un senso di colpa mi attanaglia”, afferma Nucera.
Nucera: “Ho visto che il partito era inesistente”
L’ex consigliere regionale sostiene di aver segnalato già da tempo le difficoltà interne e la necessità di modificare determinate scelte, arrivando oggi a riconoscere che avrebbe dovuto assumere una posizione ancora più netta. Nel suo intervento emerge soprattutto la critica verso una gestione che, a suo giudizio, non avrebbe affrontato i problemi del partito sul territorio reggino. “È vero, più volte ho detto che le cose che non andavano bene, che molte situazioni meritavano maggiore attenzione. Che alcune scelte dovevano essere riviste, se non addirittura, cambiate. Ho visto che il partito era inesistente. L’ho segnalato più volte. L’ho ribadito, ripetuto, urlato ripetutamente, ma non è bastato. Avrei dovuto essere più duro, lo riconosco. Non avete voluto prendere decisioni che andavano prese. Come sempre, Reggio viene lasciata al suo destino anche dal nostro partito. Ma adesso abbiamo toccato il fondo. Non voglio fare analisi. Basta leggere i commenti, su quanto avvenuto, da parte di molti giornalisti. Commenti che ho girato a tutti, dicendo che era giunta l’ora di agire.”
Il nodo dell’astensionismo e il distacco degli elettori
Il passaggio più significativo della nota riguarda però il rapporto tra il partito e il proprio elettorato storico. Per Nucera, il dato politico più grave non sarebbe soltanto rappresentato dal risultato elettorale, ma dalla scelta di tanti cittadini tradizionalmente vicini alla sinistra di non partecipare più al voto. Una forma di astensionismo che l’ex consigliere regionale interpreta come conseguenza diretta della delusione e del senso di abbandono maturato negli anni. “Molta nostra gente non vota più. Persone, cittadini, gente comune, che hanno sempre considerato il votare come qualcosa di irrinunciabile, oggi sono delusi. Li abbiamo abbandonati. Si sono ritrovati, e avviene così da troppo tempo, al cospetto di un partito, il nostro partito, così estraneo ai suoi valori, che non potendo votare e non volendo votare altro, hanno scelto di non recarsi alle urne.”
Nucera considera proprio questo fenomeno il segnale più preoccupante emerso dalle suppletive di Reggio Calabria. La sua riflessione assume quindi un significato più ampio rispetto alla singola competizione elettorale e chiama in causa il rapporto tra la sinistra e quello che definisce il suo popolo storico. “Io credo che questo sia il segnale peggiore di una deriva che sta distruggendo il baluardo della democrazia italiana: le donne e gli uomini della sinistra. Il nostro popolo. Quello che è successo a Reggio richiede una riflessione che vada oltre i soliti stereotipi e i soliti paradigmi. Se la nostra gente non va a votare vuole dire che il fallimento è totale. Vi chiedo di riflettere su questo e di svegliarvi da un dannoso letargo, prima che sia irrimediabilmente tardi”.
