Le suppletive di Reggio Calabria diventano terreno di confronto anche all’interno del centrodestra. Dopo le dichiarazioni del vicepresidente di Forza Italia Roberto Occhiuto, che aveva richiamato la necessità di rafforzare una componente “più riformista, più liberale” e indicato il voto reggino come possibile “bussola” per gli equilibri nazionali, arriva la replica de I Liberali. In una nota il Responsabile Nazionale dei Territori Giuseppe Gullo contesta l’impostazione del ragionamento e rivendica il ruolo del Partito Liberale Italiano all’interno dell’area politica di centrodestra, sottolineando come il liberalismo non possa essere ricondotto a un singolo partito o utilizzato come strumento di posizionamento politico.
“In merito alle dichiarazioni del vicepresidente di Forza Italia Roberto Occhiuto sulle suppletive di Reggio Calabria, serve una risposta chiara. Occhiuto sostiene che il centrodestra dovrebbe rafforzare la sua componente “più riformista, più liberale” e che le suppletive reggine dovrebbero essere una “bussola” per le alleanze nazionali. Due affermazioni che non possono essere lasciate senza replica”, afferma Giuseppe Gullo, aprendo una riflessione sul significato politico del richiamo ai valori liberali e sul rapporto tra identità territoriali ed equilibri nazionali.
I Liberali: “Non esiste un partito proprietario del liberalismo”
Nel comunicato Gullo entra nel merito della definizione di liberalismo, contestando l’idea che possa essere rappresentato in modo esclusivo da una sola forza politica. “Di quale liberalismo parliamo? Forza Italia ha raccolto una parte importante della tradizione liberale, ma il richiamo a quella storia non può diventare una formula da usare a convenienza. Il liberalismo non è un’etichetta elettorale, è libertà, democrazia, responsabilità, rispetto delle istituzioni, sussidiarietà e centralità dei territori”.
“Condividere un programma liberale non significa necessariamente appartenere allo stesso simbolo. Non esiste un partito proprietario del liberalismo”, prosegue la nota, nella quale viene ribadita la presenza del PLI come riferimento storico e politico. “Il PLI esiste ed è nel centrodestra”. Secondo I Liberali, quindi, il richiamo alla cultura liberale non può prescindere dalla pluralità delle esperienze politiche che negli anni hanno rivendicato quei valori, né può essere utilizzato per definire dall’alto chi possa rappresentarne l’eredità.
Il richiamo al PLI e la scelta per Domenico Giannetta
La nota sottolinea inoltre che “Dire che nel centrodestra la componente liberale non è più rappresentata significa dimenticare, o scegliere di ignorare, che esiste ancora una forza politica che da sempre rivendica quei valori: il Partito Liberale Italiano”. I Liberali evidenziano come “essere liberali non significa necessariamente stare a sinistra, così come essere moderati non significa rinunciare alla propria collocazione nel centrodestra”, rivendicando una collocazione autonoma all’interno dello schieramento politico.
Il documento viene firmato anche a nome del Coordinatore Nazionale del PLI Diego Di Pierro, del Commissario Regionale de I Liberali Scorrano e del Coordinatore Michele di Gregorio dell’Unione dei Liberali Puglia. La posizione espressa guarda poi alle suppletive reggine, con il sostegno alla candidatura di Domenico Giannetta: “Per questo, i Liberali, disconosciuti da Occhiuto, guardano con favore alla scelta “liberale” di Domenico Giannetta: una figura profondamente radicata nel territorio, che conosce la provincia e le sue comunità e che proviene proprio da quell’area riformista e liberale alla quale lo stesso Occhiuto dichiara di voler guardare”.
“Reggio non è un laboratorio nazionale”
Uno dei passaggi centrali della replica riguarda il ruolo del territorio reggino nella partita politica. “Reggio non è un laboratorio nazionale”, scrive Gullo, evidenziando come la provincia non debba essere considerata soltanto come un banco di prova per gli equilibri interni ai partiti. “La provincia di Reggio Calabria non è una casella per verificare gli equilibri nazionali. È un territorio con problemi concreti che merita di essere rappresentato da chi conosce davvero la sua storia e le sue esigenze”.
Secondo I Liberali, il voto dei cittadini deve restare il punto centrale del confronto politico. “Se il voto dei reggini diventa una “bussola” per Roma, quanto spazio resta alla volontà del territorio? Per noi liberali è l’opposto: prima i cittadini e la libertà di scelta degli elettori, poi gli equilibri di partito”. La nota ribadisce quindi la contrarietà a una lettura esclusivamente nazionale della competizione elettorale locale.
La rivendicazione dell’identità liberale
Nella parte conclusiva del comunicato, Gullo torna sulla necessità di difendere un’identità politica autonoma: “Non accettiamo lezioni di liberalismo da chi pretende di stabilire dall’alto la direzione politica di un territorio, né che il voto di Reggio venga usato per certificare equilibri interni al centrodestra nazionale”. La scelta indicata viene definita “liberale, democratica e territoriale”, perché “non calata dall’alto, ma costruita guardando al territorio”.
“Nessun liberale autentico in Calabria ha bisogno di essere ricondotto alla sinistra o di ricevere patenti di liberalismo da altri: i liberali, per storia, cultura e tradizione politica, hanno sempre riconosciuto nel Partito Liberale Italiano la propria casa e nel suo simbolo una delle espressioni storiche dell’identità liberale italiana”, conclude la nota, ribadendo la collaborazione con il PLI e con le realtà che rivendicano una presenza liberale nella politica italiana.
“Noi rivendichiamo con orgoglio questa appartenenza e continueremo a difendere il liberalismo senza ambiguità, senza trasformismi e senza subordinazioni politiche. Per questo siamo orgogliosi del confronto e della collaborazione con il PLI, con Diego Di Pierro e con tutte quelle realtà che continuano a rivendicare una presenza autenticamente liberale nella politica italiana, mantenendo vivo un patrimonio storico che non può essere utilizzato soltanto quando torna utile alle strategie di partito”, conclude Giuseppe Gullo.
