Sondaggi politici, le intenzioni di voto: calano Fdi e Pd, cresce Futuro Nazionale. Tutti i DATI

La rilevazione Only Numbers per Realpolitik fotografa gli equilibri del consenso: FdI al 26,5%, Pd al 21,3%, M5S all’11%. In crescita Futuro Nazionale Vannacci, che sale al 7,2%

Il quadro politico italiano resta dominato da Fratelli d’Italia, ma il consenso del partito guidato da Giorgia Meloni registra un leggero arretramento rispetto alla precedente rilevazione. È quanto emerge dal sondaggio Only Numbers, diffuso durante la trasmissione Realpolitik, che fotografa le intenzioni di voto alle elezioni politiche e gli orientamenti degli elettori. Secondo i dati riportati nella rilevazione del 2-3 settembre 2026, Fratelli d’Italia si conferma la prima forza politica italiana con il 26,5% delle preferenze, ma segna una variazione negativa dell’1,5% rispetto al confronto indicato nella tabella. Alle spalle del partito della premier si conferma il Partito Democratico, che raggiunge il 21,3%, con una flessione dello 0,5%. Il dato più rilevante della rilevazione riguarda però la crescita del movimento legato a Roberto Vannacci, che con Futuro Nazionale Vannacci raggiunge il 7,2%, facendo registrare un incremento del 2,7%.

Fratelli d’Italia ancora in testa, ma il vantaggio sul Pd si riduce

La fotografia del consenso mostra una leadership ancora saldamente nelle mani di Fratelli d’Italia, che mantiene un margine significativo rispetto agli altri partiti. Il partito di Giorgia Meloni resta infatti sopra quota 25%, confermandosi il principale riferimento del centrodestra, ma il calo indicato dalla rilevazione evidenzia una fase di maggiore competizione nello scenario politico nazionale. Il Partito Democratico, con il 21,3%, consolida invece la propria posizione come seconda forza del Paese, riducendo leggermente la distanza dalla prima posizione. La differenza tra i due principali partiti resta comunque superiore ai cinque punti percentuali.

Movimento 5 Stelle all’11%, Forza Italia al 7,8%

Sul fronte delle altre principali forze politiche, il Movimento 5 Stelle si attesta all’11%, con una variazione negativa dello 0,7%. Il partito guidato da Giuseppe Conte resta quindi sopra la soglia del 10%, mantenendo un ruolo centrale nello schieramento alternativo al centrodestra. Forza Italia raggiunge invece il 7,8%, con un calo dello 0,5%. Il partito azzurro rimane comunque una componente significativa della coalizione di governo e conserva un peso rilevante negli equilibri del centrodestra.

Il dato più significativo: la crescita di Vannacci

Tra i numeri più significativi della rilevazione spicca la crescita di Futuro Nazionale Vannacci. Il movimento indicato nel sondaggio raggiunge il 7,2%, con un balzo del 2,7% rispetto alla precedente rilevazione. Un risultato che lo porta a superare la Lega di Matteo Salvini, indicata al 6,8%, con una variazione negativa dello 0,2%. Il dato fotografa quindi un possibile spostamento di consenso nell’area del centrodestra, con una nuova forza politica capace di intercettare una parte dell’elettorato.

Centro e liste minori: Azione davanti a Italia Viva

Nella parte più bassa della classifica trovano spazio le formazioni centriste. Azione viene indicata al 3,3%, con una crescita dello 0,3%, mentre Italia Viva si ferma al 2,6%, registrando una variazione negativa dello 0,1%. Seguono +Europa all’1,4%, stabile rispetto alla precedente rilevazione, e Noi Moderati all’1%, con un calo dello 0,1%. Le altre liste raccolgono complessivamente il 4,3%, con una crescita dello 0,3%.

Il nodo dell’astensione: oltre quattro italiani su dieci indecisi o lontani dal voto

Il dato forse più significativo dal punto di vista della partecipazione democratica riguarda però l’area del non voto. Secondo la rilevazione, indecisi e astensione rappresentano il 43,1% degli intervistati, pur registrando una lieve diminuzione dello 0,9%. Un numero che conferma come una parte molto ampia dell’elettorato italiano non abbia ancora maturato una scelta definitiva oppure dichiari di non voler partecipare al voto. Questo elemento potrebbe rappresentare il principale fattore di variabilità in vista di eventuali future elezioni politiche, perché il comportamento di questo segmento potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri tra i partiti.

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