Reggio Calabria, svolta nell’omicidio Pasquale Chindemi: i Carabinieri riaprono il caso a Gallico con i rilievi antropometrici

Nuovi accertamenti tecnici ordinati dalla DDA di Reggio Calabria guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli puntano a dare un volto ai killer dell'agguato di 'ndrangheta del 2018

Una nuova ed imponente attività di analisi tecnica sta interessando il quartiere di Gallico, la periferia nord di Reggio Calabria, dove i Carabinieri specializzati nelle investigazioni scientifiche sono tornati per eseguire complessi rilievi antropometrici sul luogo dell’omicidio di Pasquale Chindemi. L’operazione, coordinata direttamente dalla DDA di Reggio Calabria guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, rappresenta un passaggio chiave che potrebbe finalmente risolvere uno dei delitti irrisolti più pesanti maturati negli ambienti della ‘ndrangheta reggina. Sul posto, i militari dell’Arma hanno proceduto alla precisa ricostruzione della scena del crimine, riposizionando alcune persone nei punti esatti in cui si consumò l’agguato e registrando misurazioni tridimensionali ad altissima precisione. L’impiego di queste nuove tecnologie di rilevamento antropometrico mira a comparare la struttura fisica e le proporzioni corporee degli attori dell’attacco con i fotogrammi estratti dalle telecamere di videosorveglianza acquisiti all’epoca dei fatti. Tale spiegamento di risorse tecniche e l’accuratezza delle operazioni lasciano chiaramente intendere che la procura distrettuale antimafia stia lavorando su indicazioni dettagliate per identificare i responsabili materiali ed i mandanti dell’agguato.

La ricostruzione dell’agguato del 15 febbraio 2018 in via Anita Garibaldi

Per comprendere l’importanza dell’odierna accelerazione investigativa è necessario ricostruire la drammatica sequenza degli eventi registrata la sera del 15 febbraio 2018. Intorno alle ore 19:20, il cinquantatreenne Pasquale Chindemi, impiegato dell’azienda di trasporto pubblico locale ATAM, venne sorpreso da un commando d’assalto mentre faceva rientro a casa a Gallico Superiore. I sicari, almeno due persone con il volto completamente coperto da passamontagna, lo attendevano nascosti nell’ombra lungo la strada. Non appena l’uomo scese dalla propria automobile, lasciando persino il portafogli all’interno dell’abitacolo, fu raggiunto da una pioggia di fuoco. Nel disperato tentativo di salvarsi la vita, la vittima provò a fuggire lungo una scalinata di circa venti gradini che collega la via superiore con la sottostante via Anita Garibaldi. I killer lo inseguirono con spietata determinazione, esplodendo molteplici colpi d’arma da fuoco che raggiunsero l’uomo al torace e alla nuca, provocandone la morte immediata prima dell’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine. Le indagini dell’epoca si scontrarono subito con l’assenza di testimoni diretti e con l’oscurità della zona, potendo contare soltanto su sgranati filmati di videosorveglianza che avevano ripreso due figure travisate in fuga.

Gli equilibri criminali di Gallico e il contesto di ‘ndrangheta

L’assassinio di Pasquale Chindemi non è stato un episodio isolato, bensì un tassello fondamentale nel quadro delle tensioni interne alla ‘ndrangheta operante nella zona nord di Reggio Calabria. Gli inquirenti hanno storicamente inquadrato la figura della vittima nell’alveo dei complessi rapporti tra la cosca Condello e la cosca Araniti, gruppi egemoni capaci di controllare capillarmente le attività illecite, le estorsioni e gli affari economici dell’intero territorio di Gallico. La morte dell’impiegato aprì una stagione di profonda instabilità e rimodulazione degli assetti mafiosi locali, caratterizzata da intimidazioni, danneggiamenti e da una crescente aggressività da parte delle nuove leve criminali. L’agguato mortale rappresentò il punto di non ritorno per gli equilibri tra le diverse anime della criminalità organizzata reggina, innescando una serie di reazioni a catena che negli anni successivi avrebbero portato a ulteriori fatti di sangue e ad importanti sviluppi giudiziari.

Dalla parabola del gruppo Chindemi al pentimento di Mario Chindemi

Il nome dei Chindemi è tornato al centro delle cronache giudiziarie in seguito agli avvenimenti successivi all’omicidio del 2018. Tra gli elementi di svolta figurò l’ascesa del gruppo criminale guidato dai familiari della vittima, tra cui il fratello Mario Chindemi ed il nipote Paolo. Quest’agguerrita fazione cercò di affermare la propria autonomia e leadership nel quartiere attraverso l’uso costante delle armi e il controllo delle estorsioni, scontrandosi con altre compagini locali. La situazione precipitò un mese dopo l’omicidio di Pasquale, nel marzo 2018, quando un commando armato fece fuoco contro il boss Demetrio Lo Giudice, provocando la tragica morte per errore dell’innocente Fortunata Fortugno. Le imponenti indagini avviate dopo quel delitto culminarono nell’operazione antimafia De Bello Gallico e condussero all’arresto dei vertici del gruppo. In questo scenario maturò la decisione di Mario Chindemi di saltare il fosso e diventare un collaboratore di giustizia. Le sue rivelazioni dettagliate agli inquirenti della procura antimafia hanno permesso di svelare gli organigrammi interni, le dinamiche di estorsione e le alleanze segrete che hanno insanguinato la periferia nord della città.

L’uso della tecnologia antropometrica e le prospettive di risoluzione del cold case

I rilievi antropometrici eseguiti dai Carabinieri rappresentano l’applicazione delle più moderne metodologie della scienza forense alla risoluzione dei cosiddetti cold case di mafia. Attraverso l’uso di scanner tridimensionali, software di modellazione e misurazioni millimetriche delle proporzioni dello scheletro e della postura, gli esperti delle investigazioni scientifiche sono in grado di creare modelli biometrici comparabili. Integrando i dati raccolti sul luogo del delitto con le immagini registrate dalle telecamere nel 2018, gli investigatori puntano a verificare se l’altezza, la falcata, la larghezza delle spalle e la biomeccanica dei movimenti dei sospettati corrispondano a quelle dei killer in fuga. Questa riapertura delle indagini sull’omicidio di Pasquale Chindemi, favorita anche dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, dimostra come l’azione della DDA di Reggio Calabria non si fermi di fronte al trascorrere del tempo. L’incrocio tra la convergenza delle testimonianze ed il rigore delle prove scientifiche potrebbe finalmente consegnare alla giustizia i responsabili materiali ed i mandanti di un agguato rimasto finora impunito, scrivendo la parola fine su una delle pagine più oscure della storia recente di Gallico.