Un Museo del Risorgimento all’interno del Castello Aragonese per valorizzare la storia di Reggio Calabria, recuperare un patrimonio oggi poco accessibile e arricchire l’offerta culturale e turistica della città. È la proposta avanzata dall’Associazione Culturale Anassilaos attraverso uno dei suoi responsabili, Giuseppe Diaco, collezionista e cultore di storia cittadina, che ha rivolto l’idea al Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro. Al centro della proposta c’è la volontà di dare una nuova funzione al Castello Aragonese, che secondo Diaco, al netto di alcune iniziative temporanee, oggi si presenta come “uno splendido guscio vuoto”. L’obiettivo sarebbe quello di creare uno spazio permanente dedicato al Risorgimento reggino, attraverso l’esposizione di documenti, cimeli e testimonianze legate ai protagonisti delle vicende storiche che hanno coinvolto la città.
La proposta, sottolinea l’esponente di Anassilaos, non rappresenterebbe un’idea nuova. Diaco ricorda infatti come già negli anni Cinquanta del secolo scorso la creazione di un Museo del Risorgimento e delle Tradizioni Popolari fosse stata al centro del dibattito politico e culturale cittadino. “Non si tratta invero – scrive l’esponente di Anassilaos – di un’idea nuova. Per tutti gli anni Cinquanta del secolo scorso l’ipotesi della creazione di un Museo del Risorgimento e con esso delle Tradizioni Popolari è stato al centro del dibattito politico e culturale grazie all’impegno di tre consiglieri comunali (Angelo Zappia, Guglielmo Calarco e Antonino Zuccalà) e di Nicolà Putortì, già direttore del museo civico di Reggio, la cui figura e personalità non può essere circoscritta al ruolo di mero oppositore di quel nascente museo archeologico che con tenacia portava avanti Paolo Orsi”.
Quel percorso portò anche a iniziative concrete da parte del Consiglio comunale. Nel luglio del 1953 venne approvata una prima delibera, mentre nel 1955, con voto unanime, fu istituito un “Museo del Risorgimento e delle Tradizioni Popolari” nei locali del Castello Aragonese, alle dipendenze del Comune e affidato allo stesso Nicola Putortì. Il progetto prevedeva una sezione dedicata al Risorgimento con una ricca raccolta di materiali: documenti autografi di Garibaldi, Mazzini e Pisacane, manoscritti di patrioti locali, ritratti, bandiere, divise, sciabole, spalline, busti in gesso e vessilli.
Il patrimonio storico custodito nei depositi
Secondo quanto evidenziato da Diaco, molto del materiale necessario alla realizzazione del museo era già disponibile grazie alle donazioni effettuate nei primi decenni del Novecento dagli eredi delle famiglie reggine protagoniste del Risorgimento e dalla Società dei Reduci Volontari Patrie Battaglie. Questo patrimonio, dopo essere stato custodito nei depositi del Museo Nazionale, venne nuovamente mostrato al pubblico nel 2011, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, attraverso mostre allestite presso il Comune, la Provincia e la Prefettura. Per l’Associazione Anassilaos, il recupero di questi materiali potrebbe rappresentare oggi un’occasione per raccontare una parte importante della storia cittadina e offrire ai visitatori un nuovo motivo di interesse all’interno del Castello Aragonese.
La scelta del Castello Aragonese come sede del museo, secondo Diaco, non sarebbe casuale. Il maniero è infatti stato protagonista, nel corso dei secoli, di numerosi eventi che hanno segnato la storia della città, compresi due episodi fondamentali del Risorgimento reggino: la rivolta antiborbonica del 2 settembre 1847 e la Battaglia di Piazza Duomo del 21 agosto 1860. “La scelta del Castello Aragonese quale sede di un tale Museo non era peregrina poiché il maniero era stato, nel bene e nel male, un protagonista muto della storia reggina, anche dei due più importanti episodi del Risorgimento a Reggio: la rivolta antiborbonica del 2 settembre 1847, che coinvolse anche la provincia e fu stroncata con particolare durezza dai Borboni”.
Diaco ricorda inoltre le figure coinvolte nelle vicende risorgimentali locali, dai protagonisti della rivolta del 1847 fino agli eventi che portarono all’unificazione italiana, sottolineando il valore storico di un luogo che potrebbe diventare un punto di riferimento per la memoria cittadina.
Una proposta per rilanciare il turismo culturale
L’Associazione Anassilaos evidenzia come il contesto storico e culturale attuale sia profondamente diverso rispetto agli anni Cinquanta, quando il Risorgimento godeva di una maggiore centralità nel dibattito pubblico. Tuttavia, secondo Diaco, la realizzazione del museo potrebbe ancora oggi rappresentare una scelta strategica per aumentare l’attrattività della città. “Non sappiamo perché quella decisione unanime del Consiglio Comunale dell’epoca naufragasse come tanti altri progetti e ci rendiamo ben conto che il Risorgimento ai nostri giorni non sia tanto popolare eppure – rileva Diaco – per incrementare l’offerta turistica della Città forse sarebbe il caso di riprendere tale proposta”.
Il Castello Aragonese, infatti, continua ad attirare visitatori grazie alla sua struttura e alla posizione privilegiata che consente di ammirare lo Stretto di Messina. Per Diaco, però, potrebbe offrire molto di più, diventando anche un luogo capace di raccontare la storia e le identità della comunità reggina.
La proposta finale dell’Associazione Anassilaos è quindi quella di recuperare il materiale storico legato al Risorgimento oggi conservato nei depositi e renderlo nuovamente fruibile attraverso un’esposizione permanente, seguendo anche esempi già presenti in Calabria, come il Museo Provinciale Murattiano ospitato nel Castello di Pizzo. “Per tutto il resto – conclude Diaco – il castello è vuoto e ci chiediamo se non sia oggi il caso di recuperare dai depositi tutto il materiale ivi conservato attinente alle vicende risorgimentali che si svolsero nella nostra citta ed esporlo (cosa che avviene a Pizzo dove il Castello ospita il Museo Provinciale Murattiano) così offrire ai visitatori (reggini e non) nuove e stimolanti opportunità, magari in attesa che si concretizzi il museo di citta previso presso il monastero della visitazione”.
