Un piccolo episodio quotidiano diventa occasione di riflessione sul rapporto tra educazione, rispetto e senso civico. È il racconto affidato ai social da Giusi Princi, europarlamentare di Forza Italia ed esponente politico di Reggio Calabria, che ha voluto condividere una scena vissuta su un autobus diretto verso l’aeroporto, trasformandola in un messaggio più ampio rivolto alle nuove generazioni e agli adulti. Al centro della riflessione c’è il tema dell’attenzione verso gli altri e dei piccoli gesti di cura che, secondo Princi, rappresentano la base di una società realmente inclusiva.
L’europarlamentare racconta: “qualche giorno fa, sull’autobus che in aeroporto mi stava portando verso l’aereo, ho assistito a una scena apparentemente piccola. Una di quelle scene quotidiane che, però, raccontano molto della società che stiamo costruendo. Una donna in gravidanza era in piedi. Accanto a lei, un ragazzo appena adolescente era seduto e aveva occupato il posto vicino con il suo zaino. Mi sarei aspettata un gesto naturale: accorgersi di quella donna, spostare lo zaino, liberare il posto. Non è accaduto”.
“È stato necessario richiamare la sua attenzione e invitarlo a togliere lo zaino”
“È stato necessario richiamare la sua attenzione e invitarlo a togliere lo zaino. Lo ha fatto, ma con un’insofferenza che mi ha colpita forse ancora più del gesto mancato. Mi sono allora chiesta quando abbiamo cominciato a perdere la spontaneità di certi gesti. Quando abbiamo smesso di insegnare che accorgersi dell’altro non è una concessione, ma una forma elementare di rispetto. Parliamo molto, e giustamente, di inclusione, diritti, accessibilità e abbattimento delle barriere. Ma esistono barriere che nessuna legge, da sola, potrà mai abbattere: le barriere mentali, culturali ed educative. Quelle che ci impediscono di alzare gli occhi e vedere chi abbiamo accanto. Di riconoscere una difficoltà. Di fare spazio. Di porgere una mano senza aspettare che qualcuno ce lo chieda. Sono gesti semplici. Un tempo li avremmo chiamati semplicemente educazione“, rimarca Princi.
Princi: “quell’episodio mi ha portata a interrogarmi su noi adulti”
“Non voglio puntare il dito contro un ragazzo. Quell’episodio mi ha portata, piuttosto, a interrogarmi su noi adulti. Perché i ragazzi crescono osservandoci. Nelle nostre famiglie, nelle scuole, nelle comunità. Assorbono ciò che insegniamo, ma soprattutto ciò che facciamo. E allora la domanda è più profonda: stiamo ancora insegnando ai nostri ragazzi ad accorgersi dell’altro? Una società realmente inclusiva comincia molto prima di una legge. Comincia da un posto lasciato libero. Da uno zaino spostato senza che nessuno debba chiederlo. Da uno sguardo che non resta indifferente. Da una mano che si tende spontaneamente. Perché i valori non vanno solo raccontati. Vanno insegnati. Vanno testimoniati. Vanno vissuti. E questa responsabilità, prima di chiederla ai nostri ragazzi, appartiene a noi adulti“, conclude Princi.
