Ragazzo non vedente entra in Futuro Nazionale, lo zio: “Antonino è libero. La sua disabilità non sia strumento di consenso”

Lo zio di Antonino Martino, ragazzo non vedente entrato in Futuro Nazionale Reggio Calabria, scrive una lettera per chiedere che il nipote non venga sfruttato per la propria disabilità ai fini di raccogliere consenso elettorale, ma ne vengano ascoltate concretamente idee e proposte

Nei giorni scorsi, su StrettoWeb, abbiamo pubblicato un comunicato stampa del prof. Paolo Ferrara che annunciava l’ingresso di Antonino Martino, ragazzo non vedente, in Futuro Nazionale Reggio Calabria. Ferrara spiegava come l’ingresso del giovane nei ranghi del neonato partito del generale Vannacci fosse una “prima volta” importante e consentisse anche l’avvio del progetto “Oltre le barriere” per favorire l’inclusione e l’ascolto delle persone con disabilità nella sfera politica.

Salvatore D’Amico, zio del ragazzo, ha voluto scrivere una lettera affinchè non venga strumentalizzata la disabilità di Antonino, trasformandola in catalizzatore di consensi elettorali, ma ne vengano ascoltate proposte e idee. Di seguito la lettera integrale.

La lettera dello zio

Ho letto la nota riguardante l’adesione di mio nipote Antonino Martino a Futuro Nazionale e la presentazione del progetto “Oltre le barriere – Partecipazione senza limiti”.

Voglio chiarire immediatamente un punto, perché nessuno possa equivocare le mie parole.

Antonino ha tutto il mio sostegno.

È mio nipote, ma prima ancora è un uomo libero, perfettamente capace di scegliere autonomamente il proprio percorso, le proprie battaglie e la propria appartenenza politica.

Se ha deciso di impegnarsi, sarò felice di vederlo protagonista e sarò al suo fianco.

La mia critica, quindi, non è rivolta ad Antonino e non riguarda in alcun modo la sua scelta politica.

La mia critica riguarda il metodo che, ancora una volta, ritengo di riconoscere nell’azione del professor Paolo Ferrara.

Parlo per esperienza personale e politica

Non parlo per sentito dire.

In passato ho condiviso con Ferrara percorsi e momenti nei quali io stesso attraversavo situazioni di bisogno e difficoltà.

La conclusione che personalmente ne ho tratto è stata molto amara: mi sono sentito cercato e valorizzato finché la mia presenza risultava utile a un determinato percorso, per poi sentirmi abbandonato quando quell’utilità era venuta meno.

Questa è la mia esperienza e questa è la mia personale valutazione di quanto ho vissuto.

Ma esiste anche un precedente politico molto più recente che non posso ignorare.

Nelle ultime elezioni amministrative per il Comune di Reggio Calabria ero candidato nelle liste dell’UDC.

Proprio negli ultimi quindici giorni della campagna elettorale si verificò una scelta politica del professor Ferrara che, dal mio punto di vista, mise seriamente in difficoltà il partito nel quale ero candidato.

In quella fase conclusiva della competizione elettorale, infatti, Ferrara scelse di aderire a un’altra formazione politica e a quella scelta seguì lo spostamento di candidati e, inevitabilmente, di una parte dei consensi che fino a quel momento gravitavano nell’area dell’UDC.

Un’operazione politica dell’ultimo minuto che, per come l’ho vissuta da candidato, contribuì a creare difficoltà e disorientamento proprio nel momento decisivo della campagna elettorale, senza peraltro produrre, a quanto poi emerso dal risultato delle urne, i risultati politici sperati.

Non intendo qui discutere il diritto di chiunque di cambiare partito o collocazione politica: è un diritto che non metto in discussione.

Contesto però i metodi, i tempi e le conseguenze politiche di determinate operazioni, soprattutto quando a pagarne il prezzo sono persone che hanno creduto e lavorato per un progetto fino a quel momento condiviso.

È anche per queste esperienze che oggi non riesco a considerare superficialmente ciò che sta accadendo intorno a mio nipote.

Perchè un ragazzo non vedente?

Pongo allora una domanda semplicissima.

Perché la notizia deve essere:

“Un ragazzo non vedente aderisce a Futuro Nazionale”?

Perché non:

“Antonino Martino aderisce a Futuro Nazionale e presenta le sue proposte”?

La differenza non è formale.

È sostanziale.

Antonino non è la sua disabilità.

La sua condizione di non vedente non può essere ciò che rende politicamente interessante la sua adesione.

Antonino ha idee, intelligenza, sensibilità, esperienza associativa e capacità di proposta. Se qualcuno vuole costruire insieme a lui un percorso politico, parta da questo.

Quando invece la disabilità diventa l’elemento centrale attraverso il quale viene comunicata un’adesione politica, il rischio della strumentalizzazione, a mio giudizio, diventa evidente e per me intollerabile.

Chiedo l’intervento dei vertici di Futuro Nazionale

Ed è proprio per evitare qualsiasi possibile strumentalizzazione che ritengo debbano intervenire il Direttivo Nazionale e quello Regionale di Futuro Nazionale.

Non rivolgo loro un’accusa.

Rivolgo loro una richiesta di attenzione, responsabilità e vigilanza politica.

Ho già scritto personalmente al Segretario Nazionale e al Segretario Regionale, rappresentando sostanzialmente le medesime preoccupazioni che oggi rendo pubbliche attraverso questa nota.

Mi auguro quindi che i vertici del movimento valutino quanto accaduto e intervengano affinché iniziative riguardanti persone con disabilità vengano gestite con la sensibilità, il rispetto e la responsabilità che un tema così delicato richiede.

Non si tratta di impedire ad Antonino di fare politica.

È esattamente il contrario.

Si tratta di consentirgli di fare politica alla pari degli altri, senza che davanti al suo nome debba necessariamente comparire l’etichetta della sua disabilità.

Questa sarebbe vera inclusione.

A Paolo Ferrara dico una cosa semplice

Sostenga Antonino, se crede nelle sue capacità.

Gli dia spazio.

Ascolti le sue proposte.

Gli permetta di essere protagonista.

Ma non trasformi la sua disabilità nel manifesto di un’iniziativa politica.

E soprattutto non accada domani ciò che, sulla base delle esperienze che personalmente ho vissuto, temo possa accadere: coinvolgere persone e realtà in un percorso per poi lasciarle indietro quando cambiano strategie, obiettivi o convenienze politiche.

Su questo sarò estremamente attento.

Non per interferire nelle scelte di Antonino — che continuerò a rispettare e sostenere — ma proprio perché voglio che sia libero di fare politica per ciò che vale e non per ciò che la sua condizione può rappresentare nell’immagine pubblica di qualcun altro.

La politica dovrebbe servire le fragilità, non servirsene.

Dovrebbe abbattere le barriere, non trasformarle in slogan.

Dovrebbe dare voce alle persone, non mettere un’etichetta davanti al loro nome.

Per questo la mia posizione è e rimane chiarissima:

Antonino sì. Il suo impegno sì. Le sue idee sì. La sua libertà politica, sempre.

Ma sulla sua disabilità esiste una linea che, per quanto mi riguarda, nessuno deve oltrepassare.

Mio nipote non è uno strumento di consenso.

È Antonino Martino.

E questo dovrebbe bastare“.