Il pratone di Pontida, luogo simbolo della storia della Lega, torna ad accogliere i militanti del Carroccio per il tradizionale raduno annuale, ma questa volta il clima è segnato da un confronto sempre più evidente tra le diverse anime del movimento. Fin dalle prime ore dell’arrivo dei partecipanti, tra gazebo, bandiere e simboli storici, emerge una contrapposizione che riguarda soprattutto l’identità del partito: da una parte chi rivendica il ritorno alle origini della Lega Nord, nata con una forte caratterizzazione territoriale e autonomista, dall’altra chi difende il percorso intrapreso negli ultimi anni sotto la guida di Matteo Salvini, con una trasformazione del movimento in forza politica nazionale. A raccontare questa frattura sono anche i simboli scelti dai militanti: magliette, slogan e riferimenti diversi che raccontano due visioni differenti del futuro della Lega.
La maglietta “Lega Nord fino alla morte” e la contestazione alla leadership di Salvini
Tra i primi militanti arrivati a Pontida c’è Livio Ghidelli, storico sostenitore del movimento, presente nella Lega dal 1995 e arrivato da Viganò, in provincia di Lecco. Indossa una maglietta bianca con una scritta dal forte valore identitario: “Lega Nord fino alla morte”. Una scelta che racchiude la sua posizione critica verso la trasformazione del partito. “Matteo Salvini già tre anni fa se ne doveva andare. La Lega non è di Salvini, il ponte sullo Stretto non è un mio problema. Vannacci prenderà un sacco di voti, ma per me è un militare esaltato. Toccare il fondo può aiutare per ripartire”, afferma il militante. Le sue parole riportano al centro il tema della Lega delle origini, quella costruita attorno alla questione settentrionale e all’idea di un movimento fortemente radicato nel territorio. Secondo Ghidelli, il partito avrebbe perso parte della propria identità storica con il passaggio dalla Lega Nord alla Lega nazionale guidata da Salvini. “La Lega non è di Salvini, noi siamo nati come Lega Nord, noi vogliamo essere come la Csu in Germania”, sostiene, richiamando il modello del partito bavarese caratterizzato da un forte legame regionale ma con una presenza politica nazionale.
La nostalgia per Bossi e il confronto con la Lega di oggi
Uno dei temi ricorrenti tra i militanti più legati alla storia del movimento è il confronto con gli anni di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura centrale nella prima fase del partito. Ghidelli ricorda i grandi raduni del passato, quando Pontida richiamava decine di migliaia di persone, e osserva: “Ricordo i tempi dei raduni dell’epoca di Umberto Bossi con decine di migliaia di persone sul pratone”. Il confronto con il passato diventa quindi anche un giudizio sul presente. Secondo il militante, la riduzione degli spazi del raduno sarebbe un segnale della trasformazione del movimento: “Restringono il perimetro così la stanza sembra piena, ormai Salvini è arrivato al capolinea, deve scendere dal treno”. Una posizione che evidenzia una delle principali questioni interne alla Lega: il rapporto tra la tradizione autonomista e il progetto nazionale avviato negli ultimi anni.
Il nodo Salvini, Vannacci e il futuro della Lega
Nel dibattito interno emerge anche il tema del rapporto tra la Lega e il generale Roberto Vannacci, figura politica entrata recentemente nell’orbita del centrodestra e vicina a una parte dell’elettorato leghista. Ghidelli, pur riconoscendo un possibile consenso elettorale per Vannacci, esprime una posizione critica: “Vannacci prenderà un sacco di voti, ma per me è un militare esaltato”. Il tema di Vannacci rappresenta uno degli elementi di discussione dentro il mondo leghista, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra identità storica del partito e nuove aree di consenso. Sul futuro della segreteria, il militante è netto: “Quella di quest’anno per Salvini è sicuramente l’ultima da segretario, si è dimenticato della Lega Nord, ha messo il suo nome e poi l’ha tolto”. Si tratta, naturalmente, della valutazione personale di un militante presente al raduno e non di una posizione condivisa dall’intero movimento.
A Pontida anche il fronte autonomista guarda a Zaia
Tra i militanti presenti al raduno c’è anche Narciso, arrivato con un look che richiama la tradizione identitaria del movimento: kilt scozzese, stivali verdi, barba dello stesso colore e il simbolo del Sole delle Alpi. Anche lui sottolinea la distanza tra la Pontida storica e la fase attuale della Lega. “Pontida è stata per anni senza Vannacci, solo un anno con Vannacci. È stata una deviazione, non una perdita”, afferma.
Secondo Narciso, il tema centrale resta quello del territorio: “Loro pensano ancora a tenere il Nord, la Padania come diceva Bossi. Salvini è andato a Roma per il nazionale, non si può tornare indietro”. Una posizione che richiama il dibattito sull’autonomia, uno dei temi storicamente più importanti per la Lega, e sul rapporto tra esigenze territoriali e progetto nazionale. Sul possibile futuro della leadership del partito viene citato anche Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, da tempo indicato da alcuni esponenti leghisti come una figura di riferimento per il mondo amministrativo del movimento. “Zaia ha detto che vuole stare sul territorio, conta sempre anche sul territorio”, commenta Narciso.
La risposta dei sostenitori di Salvini: le magliette “Io sto con Matteo”
Accanto alle posizioni più critiche, sul prato di Pontida trovano spazio anche i sostenitori dell’attuale segretario. Tra i gazebo presenti nell’area del raduno vengono infatti vendute magliette blu con la scritta “Io sto con Matteo”, già indossate da alcuni militanti. Un simbolo opposto rispetto alle magliette dedicate alla Lega Nord storica: da una parte il richiamo alle origini autonomiste del movimento, dall’altra il sostegno alla leadership di Salvini e alla linea politica nazionale. Il confronto tra le due identità non si traduce soltanto in parole, ma diventa visibile attraverso simboli, colori e messaggi scelti dai partecipanti.
Pontida e il bivio identitario della Lega
Il raduno di Pontida 2026 diventa quindi un momento di confronto sul futuro della Lega, con una base militante che continua a interrogarsi sull’equilibrio tra passato e presente. La domanda centrale riguarda l’identità del partito: mantenere il carattere originario legato al Nord e all’autonomia oppure consolidare definitivamente la trasformazione in forza nazionale. Le magliette viste sul prato raccontano due storie diverse: quella della Lega Nord nata negli anni Novanta e quella della Lega guidata da Salvini, protagonista di una stagione politica differente. Un confronto interno che, proprio dal luogo simbolo di Pontida, mostra come il tema dell’identità resti uno degli elementi più discussi nel futuro del movimento.
Il segretario regionale Nino Germanà: “la Sicilia protagonista della nuova stagione di investimenti, con Salvini al Governo il Sud torna al centro”
Una folta delegazione siciliana è presente a Pontida, in occasione del tradizionale raduno annuale della Lega, con una significativa rappresentanza di parlamentari regionali e nazionali, dirigenti del partito e numerosi amministratori comunali provenienti da diverse realtà dell’Isola. Una presenza che testimonia il radicamento sempre più forte della Lega nei territori e la trasformazione del partito in una forza politica nazionale capace di rappresentare le esigenze di tutte le aree del Paese, dal Nord al Mezzogiorno.
“Essere a Pontida con parlamentari, dirigenti, militanti e tanti amministratori siciliani – sottolinea Nino Germanà, senatore e segretario regionale della Lega in Sicilia – significa ribadire che oggi la Lega è un partito nazionale, profondamente radicato nei territori e capace di portare le esigenze delle comunità nei luoghi delle decisioni. La leadership di Matteo Salvini ha contribuito a rafforzare questa dimensione nazionale della Lega, mettendo il Mezzogiorno e la Sicilia al centro di una concreta strategia di sviluppo”. Il capitolo delle infrastrutture rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa nuova stagione. In Sicilia sono stati programmati investimenti rilevanti per strade, autostrade, ferrovie, porti e mobilità, con l’obiettivo di colmare il divario infrastrutturale e rendere l’Isola più competitiva. “Per troppo tempo il Mezzogiorno ha dovuto assistere a promesse rimaste sulla carta. Oggi, invece, sottolineano della Lega Sicilia – parliamo di risorse, progettazione, cantieri e opere. Dalla rete autostradale a quella ferroviaria, dai porti agli aeroporti, fino al Ponte sullo Stretto, la Sicilia è dentro una grande stagione di modernizzazione, con cantieri per oltre 40 miliardi dineuro”.
La Lega Sicilia rivendica inoltre il lavoro svolto al Governo sul fronte della fiscalità, del lavoro, delle pensioni e del sostegno a famiglie e imprese. “Dalla flat tax al regime forfettario, dalle misure per la flessibilità pensionistica agli interventi per sostenere il lavoro e le imprese, la Lega – riprende Nino Germanà- ha portato avanti una precisa idea di politica economica: meno pressione fiscale, più libertà e più possibilità per cittadini e aziende”. Altro punto centrale dell’azione della Lega è l’autonomia differenziata.
“L’autonomia – dice Germanà – significa responsabilizzare i territori, rendere più efficiente la pubblica amministrazione e avvicinare le decisioni ai cittadini. La Sicilia, forte della propria specialità statutaria e della propria posizione strategica nel Mediterraneo, deve essere protagonista di questa fase. Anche in Sicilia il nostro impegno è stato e continua a essere quello di garantire stabilità politica e istituzionale e di contribuire alla piena realizzazione del programma di governo. Da Pontida parte un messaggio chiaro: la Lega è una forza nazionale che tiene insieme i territori, dal Nord al Sud. La Sicilia è pienamente dentro questo progetto. Il nostro obiettivo è trasformare le risorse in opere, le riforme in opportunità e gli investimenti in crescita. È questa la strada per modernizzare il Mezzogiorno e rendere la Sicilia sempre più centrale nel futuro dell’Italia e del Mediterraneo”.

