La battaglia sul Ponte sullo Stretto torna ad accendersi dopo l’imbarazzante allarme lanciato dalla Lipu-BirdLife Italia insieme a 79 associazioni europee, asiatiche e africane aderenti alla rete BirdLife International, che hanno inviato una lettera alla Commissione europea denunciando i “possibili rischi” dell’opera per gli uccelli migratori che attraversano l’area dello Stretto. Secondo le associazioni ambientaliste, lo Stretto rappresenterebbe uno dei più importanti corridoi migratori tra Africa ed Eurasia, un vero e proprio “collo di bottiglia” naturale nel quale ogni anno transitano numerose specie. La “preoccupazione” espressa riguarda il possibile impatto della costruzione del ponte su un ecosistema considerato particolarmente delicato. Un tema che riporta al centro del dibattito nazionale una domanda: come conciliare la tutela dell’ambiente che secondo le associazioni verrebbe ignorata, con la realizzazione di un’infrastruttura fondamentale e strategica per i collegamenti tra Calabria e Sicilia e per il sistema dei trasporti del Mezzogiorno?
L’allarme della Lipu: “decine di migliaia di uccelli potrebbero morire”
Nel documento reso pubblico dalla Lipu, le associazioni sostengono che la realizzazione del Ponte sullo Stretto potrebbe rappresentare una minaccia per le specie migratorie che utilizzano questa rotta naturale. Il punto centrale della contestazione riguarda la posizione geografica dello Stretto di Messina, individuato dagli ambientalisti come un’area di concentrazione dei flussi migratori. Secondo la loro assurda posizione, proprio questa caratteristica renderebbe necessario un livello massimo di attenzione nella valutazione degli impatti. “Decine di migliaia di uccelli migratori morirebbero a causa della costruzione del ponte”, è la tesi riportata nella nota diffusa dalle associazioni, che chiedono alle istituzioni europee di valutare la compatibilità del progetto con gli obiettivi di conservazione della biodiversità. Il presidente della Lipu-BirdLife Italia, Alessandro Polinori, ha sottolineato la responsabilità dell’Italia nella tutela delle rotte migratorie tra Europa e Africa, richiamando la necessità di scelte infrastrutturali rispettose dei meccanismi naturali.
Il nodo del confronto: ambiente e grandi infrastrutture possono convivere?
Il tema sollevato dalla Lipu non riguarda soltanto il Ponte sullo Stretto, ma più in generale il rapporto tra grandi opere e tutela ambientale. Ogni infrastruttura di dimensioni rilevanti deve infatti confrontarsi con procedure di valutazione, studi scientifici e misure di mitigazione degli eventuali impatti. Il dibattito sul ponte si inserisce proprio in questo equilibrio complesso. Da una parte ci sono le organizzazioni ambientaliste e retrograde che chiedono massime garanzie per la protezione degli habitat e delle specie migratorie e preferiscono rimanere nel passato senza sviluppo del Paese; dall’altra però per fortuna ci sono le istituzioni e i sostenitori dell’opera che invece considerano il collegamento stabile tra Sicilia e continente un’infrastruttura strategica per ridurre l’isolamento dell’isola e migliorare la mobilità nel Mediterraneo.
Il Ponte sullo Stretto e il valore strategico per Calabria e Sicilia
Il Ponte sullo Stretto sarà un’opera destinata a modificare profondamente il sistema dei trasporti del Sud Italia. L’infrastruttura avrà l’obiettivo di creare un collegamento ferroviario e stradale diretto tra la Sicilia e il resto della rete nazionale ed europea, superando l’attuale sistema basato sull’attraversamento tramite traghetti che chiaramente limita molto il Sud. Per Calabria e Sicilia, due territori con enormi potenzialità economiche, turistiche e logistiche, il tema del collegamento stabile rappresenta da decenni uno dei principali nodi dello sviluppo infrastrutturale. Il Ponte sullo Stretto migliorerà sostanzialmente la connessione al Sud e faciliterà gli spostamenti soprattutto tra Calabria e Sicilia che ora sono separate da pochi chilometri di mare ma affidate agli enormi disagi dei trasporti via mare.
Le critiche ambientali e il rischio di uno scontro ideologico
La vicenda dello Stretto di Messina mostra ancora una volta quanto sia difficile il rapporto tra grandi infrastrutture e ambiente per chi non guarda avanti e rimane bloccato all’idea della realizzazione dell’opera come male assoluto non riconoscendo e non immaginando quando invece il Ponte sarà fondamentale. La contestazione della Lipu si concentra su un problema a dir poco imbarazzante legato alla tutela della biodiversità e delle rotte migratorie che secondo loro vengono intaccate ma ovviamente non è cosi.
Perché lo Stretto è un luogo unico al mondo per la migrazione degli uccelli
Lo Stretto di Messina è da sempre conosciuto dagli studiosi per il passaggio di numerose specie durante le migrazioni stagionali. La particolare posizione geografica, tra il continente europeo e il Mediterraneo centrale, crea un corridoio naturale utilizzato da molti uccelli che si spostano tra le aree di riproduzione settentrionali e quelle di svernamento africane ma la grande opera non influenzerà minimamente ciò. Proprio questa peculiarità ha portato negli anni alla nascita di attività di osservazione scientifica e monitoraggio della fauna.
