PAC, Nesci: “salvati nove miliardi per l’Italia, adesso impegno per evitare il rialzo dei costi e tutelare chi produce”

L’europarlamentare di Fratelli d’Italia-ECR: "il lavoro del Governo Meloni e del ministro Lollobrigida ha rimesso l’agricoltura al centro dell’agenda europea. Ora avanti per garantire competitività e prospettive concrete alle nostre imprese agricole"

“L’agricoltura italiana ed europea ha bisogno di una svolta che parta da un principio molto semplice: chi produce deve essere messo nelle condizioni di vivere dignitosamente del proprio lavoro. Significa difendere le risorse della Politica agricola comune, ma anche affrontare il peso crescente dei costi di produzione, garantire una remunerazione adeguata lungo la filiera e proteggere le nostre imprese dalla concorrenza sleale”. Lo dichiara l’europarlamentare di Fratelli d’Italia-ECR Denis Nesci, intervenendo sul futuro della Politica agricola comune e sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea: “su questo terreno l’Italia ha dimostrato che in Europa è possibile incidere quando si ha una linea chiara. Il lavoro portato avanti dal ministro Francesco Lollobrigida, insieme al Governo Meloni e alla nostra delegazione al Parlamento europeo, ha contribuito a riportare l’agricoltura al centro del confronto sul futuro bilancio dell’Unione. L’azione condotta dall’Italia ha invece portato all’impegno della presidente della Commissione Ursula von der Leyen a garantire risorse adeguate: per il nostro Paese significa recuperare circa 9 miliardi di euro rispetto allo scenario iniziale, con la prospettiva di un ulteriore miliardo. È un cambio di direzione significativo, soprattutto dopo anni nei quali le risorse destinate alla politica agricola europea hanno progressivamente perso peso”.

“La difesa della PAC rappresenta un passaggio fondamentale”

“La difesa della PAC rappresenta un passaggio fondamentale, ma la battaglia non può fermarsi alle risorse. Dobbiamo intervenire sulle condizioni nelle quali operano quotidianamente le nostre aziende. Non possiamo chiedere agli agricoltori europei standard ambientali, sanitari e sociali sempre più elevati e contemporaneamente consentire l’ingresso nel mercato europeo di prodotti realizzati senza rispettare condizioni equivalenti. La reciprocità deve diventare un principio irrinunciabile: stesse regole per chi produce in Europa e per chi vuole vendere in Europa”, evidenzia.

“Allo stesso tempo occorre affrontare il tema della redditività. Troppo spesso esiste una distanza difficile da giustificare tra quanto viene riconosciuto al produttore e il prezzo finale pagato dal consumatore. Difendere l’agricoltura significa quindi rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori, contrastare le pratiche sleali lungo la filiera e ridurre tutti quei costi e quegli adempimenti che comprimono la competitività delle aziende. Questo vale ancora di più per il Mezzogiorno. Nei nostri territori l’agricoltura non è soltanto produzione: significa occupazione, presidio delle aree interne, tutela del paesaggio e contrasto allo spopolamento. Se un giovane non trova convenienza nel continuare l’attività agricola della propria famiglia, perdiamo un’impresa, ma perdiamo anche un pezzo di territorio e di comunità”, rimarca.

“Il negoziato sul prossimo bilancio europeo – conclude Nesci – è ancora aperto e continueremo a fare la nostra parte a Bruxelles. L’obiettivo deve essere chiaro: non un’agricoltura assistita, ma un’agricoltura forte, competitiva e capace di garantire un futuro a chi sceglie di investire e lavorare nella propria terra”.