La Procura militare di Roma, guidata dal procuratore Marco De Paolis, ha avviato degli accertamenti preliminari dopo l’esposto presentato dal Sindacato dei Militari nei confronti del generale Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini. Nell’esposto viene ipotizzata la possibile ricostituzione del partito fascista, con un riferimento alla presunta violazione della legge Scelba, la normativa che disciplina il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista.
L’attività avviata dalla Procura militare riguarda, in particolare, la posizione di eventuali appartenenti alle Forze Armate coinvolti all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale. A chiarirlo è stato lo stesso procuratore De Paolis in una nota, spiegando che gli accertamenti sono finalizzati a verificare l’eventuale presenza di elementi di competenza della giurisdizione militare.
Secondo quanto precisato dalla Procura, l’obiettivo dei magistrati è quello di valutare “l’eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare”, con riferimento alla presenza di militari o appartenenti alle Forze Armate all’interno dell’organizzazione indicata nell’esposto. Gli accertamenti preliminari rappresentano dunque una prima fase di verifica, concentrata esclusivamente sugli eventuali profili rientranti nella competenza della magistratura militare.
La Difesa di Vannacci risponde
“Secondo gli aggiornamenti di stampa, gli accertamenti della Procura militare riguarderebbero il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. Nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L’eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice”. Lo afferma l’avvocato Giorgio Carta, difensore del generale Roberto Vannacci.
“In realtà, nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico – prosegue -. Tale divieto è stato ricavato in via interpretativa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 5845 del 2017: una conclusione che personalmente non condivido e che non rappresenta neppure l’unico orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa. In senso diverso si erano infatti pronunciati, tra gli altri, il Tar Umbria con la sentenza n. 409 del 2011 e il Tar Piemonte con la sentenza n. 1127 del 2016, successivamente riformata dal Consiglio di Stato. In ogni caso – conclude -, anche volendo seguire l’interpretazione più restrittiva, la sua eventuale violazione non potrebbe costituire illecito penale senza una precisa fattispecie incriminatrice. Siamo pertanto assolutamente sereni e confidiamo che gli accertamenti si concludano rapidamente con l’archiviazione”.
