Il discorso di Benjamin Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato segnato da forti tensioni diplomatiche, con decine di delegazioni che hanno lasciato l’aula durante l’intervento del primo ministro israeliano. Una protesta simbolica arrivata nel momento in cui Netanyahu affrontava i temi più delicati della sua agenda internazionale: il programma nucleare iraniano, le operazioni militari condotte da Israele e il conflitto politico con diversi Paesi e amministrazioni occidentali.
Il premier israeliano ha reagito all’abbandono della sala con parole dure, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti che avevano scelto di uscire: “se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato l’aula, per favore lo facciano ora”.
Netanyahu difende l’operazione contro l’Iran: “se non l’avessi fatto, saremmo morti”
Uno dei passaggi centrali del discorso di Netanyahu all’Onu ha riguardato l’azione militare israeliana contro gli impianti nucleari iraniani. Il primo ministro ha rivendicato la decisione presa dal governo israeliano, definendola una scelta difficile ma necessaria per garantire la sicurezza del Paese.
“Distruggere gli impianti nucleari iraniani è stato difficile, ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia dovuto prendere come primo ministro. Se non l’avessi fatto, saremmo morti”, ha dichiarato Netanyahu davanti alla platea delle Nazioni Unite.
Il leader israeliano ha quindi collegato l’operazione alla necessità di impedire che l’Iran possa dotarsi di capacità nucleari considerate una minaccia strategica da Israele. Il tema del programma nucleare iraniano resta uno dei principali punti di scontro nella politica internazionale, con posizioni profondamente differenti tra Israele, Teheran e numerosi Paesi della comunità internazionale.
Lo scontro con i Paesi arabi: “un’ipocrisia sconvolgente”
Durante il suo intervento, Netanyahu ha poi criticato la scelta di alcuni rappresentanti di Paesi arabi di lasciare l’aula quando ha iniziato il suo discorso. Il premier israeliano ha accusato quei governi di incoerenza, sostenendo che Israele avrebbe contribuito alla loro sicurezza in diverse occasioni.
“E’ difficile immaginare un’ipocrisia più sconvolgente”, ha affermato Netanyahu. Secondo il primo ministro israeliano, alcuni leader di quei Paesi lo avrebbero ringraziato privatamente per le azioni compiute da Israele, mentre pubblicamente avrebbero assunto posizioni contrarie.
Il ricordo del fratello Yoni: “vinceremo. Non abbiamo altra scelta”
Nel corso del discorso all’Assemblea generale dell’Onu, Netanyahu ha dedicato un passaggio anche alla memoria del fratello Yoni Netanyahu, comandante dell’unità israeliana che nel 1976 guidò il raid per liberare gli ostaggi del volo dirottato a Entebbe, in Uganda, dove perse la vita durante l’operazione.
Il premier israeliano ha ricordato un dialogo avuto con il fratello alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni del 1967, quando Yoni era un giovane paracadutista.
Secondo il racconto di Netanyahu, alla domanda su cosa sarebbe successo durante il conflitto, il fratello rispose: “Vinceremo. Non abbiamo altra scelta”. Nove anni dopo, Yoni Netanyahu guidò l’operazione militare a Entebbe e morì durante l’azione. Netanyahu ha ringraziato l’Uganda per la statua dedicata al fratello nel luogo in cui perse la vita.
“Le parole di Yoni sono vere oggi come lo erano mezzo secolo fa”, ha detto il capo del governo israeliano. Poi ha ripetuto la frase simbolo del suo intervento: “Vinceremo. Non abbiamo altra scelta”.
Coloni estremisti in Cisgiordania, Netanyahu: “una manciata di giovani delinquenti”
Un altro tema affrontato dal premier israeliano ha riguardato le violenze commesse da alcuni coloni estremisti in Cisgiordania contro comunità palestinesi. Netanyahu ha definito i responsabili degli episodi più controversi come un gruppo ristretto, criticando quello che ha definito un eccessivo spazio mediatico riservato alla questione.
“Quello di cui parlano i media è una manciata di giovani delinquenti”, ha dichiarato Netanyahu, riferendosi a circa 150 persone accusate di azioni come il lancio di pietre e lo sradicamento di ulivi. Il primo ministro israeliano ha sostenuto che l’attenzione internazionale verso questi episodi sarebbe sproporzionata rispetto alla loro dimensione numerica.
Lo scontro con il sindaco di New York Mamdani: “non puoi mettermi a tacere”
Ampio spazio del discorso è stato dedicato anche al confronto politico con il sindaco di New York Zohran Mamdani, che Netanyahu ha accusato di aver assunto posizioni contro Israele. Rivolgendosi direttamente al primo cittadino della metropoli americana, il premier israeliano ha affermato:
“Da quando è stato eletto sindaco di questa città, molti ebrei non si sentono più al sicuro a New York”. Netanyahu ha inoltre accusato Mamdani di aver accusato Israele di genocidio e di aver tentato di impedirgli di partecipare all’Assemblea generale dell’Onu.“Hai cercato di impedirmi di venire qui, hai cercato di mettermi a tacere. Non puoi mettermi a tacere, non puoi mettere a tacere la verità”, ha dichiarato il primo ministro israeliano.
Sul tema della guerra a Gaza e delle accuse rivolte a Israele, Netanyahu ha respinto ogni contestazione: “Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio”, ha affermato.
Netanyahu accusa Mamdani di antisemitismo: “gli ebrei vengono presi di mira”
Nel corso dell’intervento, Netanyahu ha poi definito antisemita il sindaco di New York, accusandolo di sostenere Hamas. Le sue parole hanno ulteriormente ampliato lo scontro politico tra il governo israeliano e l’amministrazione della città americana. Il premier israeliano ha sostenuto che nella metropoli gli ebrei vivano una situazione di crescente insicurezza. “Gli ebrei non si sentono più al sicuro”, ha dichiarato Netanyahu, aggiungendo che a New York gli ebrei vengono presi di mira “semplicemente perché sono ebrei”.
