È morta a 35 anni Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese diventata uno dei simboli della ribellione contro la ’ndrangheta. La donna è deceduta dopo un drammatico episodio avvenuto a Roma, dove, secondo quanto appreso, domenica 6 settembre si sarebbe lanciata da una finestra di un palazzo. Trasportata in ospedale, Denise Cosco è rimasta ricoverata per quattro giorni prima della morte. La sua scomparsa riporta al centro dell’attenzione una storia segnata dal dolore, dalla violenza mafiosa e dal lungo percorso di riscatto portato avanti nel nome della madre.
La storia di Lea Garofalo e la battaglia contro la ’ndrangheta
La vita di Denise Cosco è stata profondamente segnata dalla storia della madre Lea Garofalo, una donna che decise di collaborare con la giustizia e di intraprendere un percorso di denuncia contro il contesto mafioso da cui proveniva. Lea Garofalo rappresenta ancora oggi una delle figure più conosciute della lotta alla criminalità organizzata. La sua scelta di testimoniare contro la ’ndrangheta le costò la vita: venne rapita e uccisa nel 2009 a Milano, in un delitto maturato all’interno del suo ambiente familiare e criminale. La figlia Denise, che all’epoca dei fatti era ancora giovane, ha vissuto per anni sotto protezione e lontana da una vita normale, portando sulle proprie spalle il peso di una storia familiare diventata simbolo nazionale.
Il ricordo di Luigi Ciotti: “voleva sentirsi libera”
Tra i primi messaggi di cordoglio è arrivato quello di Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, che ha ricordato Denise Cosco sottolineando il peso della sua storia personale e il suo desiderio di libertà. “Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile”, sottolinea Don Ciotti.
Don Ciotti ha ricordato il legame profondo tra Denise e il percorso iniziato dalla madre Lea, evidenziando le difficoltà affrontate dalla giovane donna negli anni successivi all’omicidio. “E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi – osserva ancora Luigi Ciotti – Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore”.
“Non giudichiamo la sua storia”
Nel suo ricordo, Luigi Ciotti ha invitato a guardare alla vicenda di Denise Cosco senza trasformarla soltanto in una storia di dolore, ma riconoscendo la complessità di una vita segnata da sofferenze profonde. “Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle “Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”, ma anche “Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno”, conclude.
