Un lungo abbraccio collettivo per ricordare Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, morta a 35 anni dopo una vita segnata dal dolore, dalla perdita e dal coraggio di essersi opposta alla cultura mafiosa. Nel giardino intitolato a Lea Garofalo a Milano si sono accumulati centinaia di fiori lasciati da cittadini, associazioni e rappresentanti del mondo dell’antimafia, in un momento di profonda commozione per una storia che ha segnato il Paese. Il tam tam partito sui social network ha portato in quel luogo simbolo della memoria e della lotta alla criminalità organizzata alcune centinaia di persone. Tra loro anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, realtà alla quale Lea Garofalo si era rivolta per chiedere aiuto, insieme a Mario Calabresi e Nando Dalla Chiesa. Una presenza collettiva che ha trasformato il giardino dedicato a Lea in uno spazio di riflessione sulla vicenda di Denise e sul peso lasciato dalla violenza mafiosa anche su chi sopravvive.
Mario Calabresi: “Milano dovrebbe restituirle qualcosa”
Nel corso del ricordo, Mario Calabresi ha proposto che Milano possa dedicare a Denise Cosco un nuovo luogo della memoria, non soltanto simbolico ma capace di vivere nella comunità. “Mi aveva colpito la sua fragilità ma anche un coraggio impressionante. Conosciuta pochi giorni prima che lei partecipasse al processo contro suo padre, contro quello che era stato il suo fidanzato e lei – ha ricordato Calabresi – ebbe il coraggio di andare in aula, di testimoniare e difendere la memoria di sua madre”.
Calabresi ha ricordato il percorso difficilissimo affrontato da Denise, costretta a convivere con una storia familiare drammatica e con il peso di una scelta di coraggio. “Amava la madre però è stata condannata da questa storia a una vita nell’ombra, di solitudine”, evidenzia. Nel suo intervento ha richiamato anche un momento particolarmente doloroso, quello del funerale di Lea Garofalo a Milano. “Ricordo un altro momento quando ci fu il funerale in piazza Beccaria a Milano di quei frammenti che erano stati trovati del corpo della madre. E Denise quel giorno guardò dalle finestre, nascosta dietro le tende il funerale. E questo dà l’idea di quanto lei abbia pagato questa storia“. Secondo Calabresi, Denise ha pagato un prezzo doppio: per la perdita della madre e per la scelta di testimoniare contro chi aveva distrutto la sua famiglia. “L’ha pagato due volte: l’ha pagato perché ha perso la madre e l’ha pagato per il suo coraggio di vivere con un’altra identità”, spiega. Da qui la proposta rivolta alla città di Milano. “Penso che oggi la città di Milano dovrebbe restituirle qualcosa. È bello questo giardino dedicato a Lea Garofalo, ma credo che uno spazio vivo, comunitario della essere dedicato a lei”, conclude.
Don Luigi Ciotti: “la morte di Denise chiama in causa le coscienze”
Anche don Luigi Ciotti ha voluto ricordare Denise con parole di dolore e responsabilità, sottolineando come la sua vicenda imponga una nuova riflessione collettiva. Di “un grande dolore” che chiama in causa “le coscienze” ha parlato il fondatore di Libera, che ha invitato a non fermarsi alle iniziative già realizzate in memoria delle vittime di mafia. “Non possiamo accontentarci delle cose che sono state fatte. È necessario assumerci ancora di più una responsabilità”. Don Ciotti ha evidenziato come la morte di Denise rappresenti un ulteriore momento di interrogazione per la società. “La morte di Denise, saranno gli inquirenti a dire le modalità – ha sottolineato – pone una ulteriore riflessione”.
Nel suo ricordo è tornato anche il valore della scelta compiuta da Lea Garofalo, una donna che aveva deciso di rompere il silenzio per offrire alla figlia una possibilità diversa. “Ho conosciuto il coraggio della sua mamma che voleva donarle più serenità per il futuro. Non ho mai dimenticato questa parola ‘donarle’: voleva farle questo dono, lei che aveva visto la violenza criminale mafiosa sulla sua pelle”, aggiunge.
