Messina, Sud chiama Nord replica al Pd sulla vicenda firme: “siamo stati noi a chiedere chiarezza”

Il movimento di Cateno De Luca ricostruisce la cronologia degli atti regionali e respinge le accuse di zone d’ombra: “non c’è stata alcuna deroga ad personam, ma il rispetto delle norme previste dal Regolamento dell’Ars”

La polemica politica sulla vicenda dell’interpretazione della legge regionale siciliana in materia elettorale e sulla costituzione del gruppo parlamentare di Sud chiama Nord all’Assemblea regionale siciliana continua ad alimentare il confronto tra le forze politiche. A intervenire è proprio Sud chiama Nord, che replica alle ricostruzioni del Partito Democratico e alle dichiarazioni del deputato regionale Hyerace, contestando una narrazione ritenuta parziale e rivendicando di essere stato il primo soggetto politico a chiedere trasparenza sulla vicenda. Il movimento guidato da Cateno De Luca ha diffuso una lunga ricostruzione, a firma del deputato Giuseppe Lombardo, dei passaggi amministrativi, sostenendo che l’iter seguito dagli uffici regionali sia stato caratterizzato da una serie di interlocuzioni istituzionali e non da un percorso costruito esclusivamente nell’interesse di una singola forza politica.

La cronologia degli atti sulla questione firme: Sud chiama Nord ricostruisce tutti i passaggi

Secondo quanto riferito da Sud chiama Nord, la vicenda prende avvio l’11 marzo 2026, quando Cateno De Luca, nella qualità di presidente del gruppo parlamentare Sud chiama Nord, formula un quesito sull’interpretazione dell’articolo 7, comma 3, della legge regionale n. 7/1992, relativo all’esenzione dalla raccolta delle firme. Il 13 marzo il quesito viene acquisito dal Servizio 5 “Ufficio Elettorale” della Regione, con protocollo 4421. Nello stesso giorno, secondo la ricostruzione del movimento, anche la Prefettura di Messina presenta un analogo quesito all’Ufficio Elettorale regionale con nota protocollo 29518. Il 16 marzo, l’Ufficio Elettorale regionale risponde al quesito presentato da De Luca, fornendo un’interpretazione secondo cui la norma non conterrebbe una limitazione espressa rispetto al collegamento con più liste. Nei giorni successivi, la questione viene sottoposta nuovamente all’attenzione degli uffici regionali da altri soggetti istituzionali. L’8 aprile anche la Prefettura di Enna presenta un quesito alla Regione. Il 13 aprile arriva la risposta alla Prefettura di Messina, mentre il 16 aprile l’Ufficio Elettorale risponde alla Prefettura di Enna mantenendo, secondo Sud chiama Nord, sostanzialmente il medesimo orientamento già espresso il 16 marzo.

Il coinvolgimento del Comune di Messina e delle Prefetture di Palermo e Messina

La ricostruzione del movimento sottolinea inoltre il coinvolgimento di altri enti istituzionali nella vicenda. Il 14 aprile, il Segretario generale del Comune di Messina interpella l’Ufficio Elettorale regionale con due note, mentre il 20 aprile interviene anche la Prefettura di Palermo. Il giorno successivo, il 21 aprile, l’Ufficio Elettorale regionale fornisce un ulteriore riscontro, ribadendo sostanzialmente l’orientamento già espresso. Il confronto si sposta poi anche sulla questione della confondibilità dei contrassegni elettorali: il 22 aprile la Prefettura di Palermo trasmette una nuova nota e il 23 aprile anche la Prefettura di Messina pone un analogo quesito. Sempre il 23 aprile, l’Ufficio Elettorale regionale risponde con nota protocollo 7092, mantenendo, secondo quanto riportato nel successivo promemoria, la linea interpretativa già indicata in precedenza.

Il parere dell’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione

Secondo Sud chiama Nord, soltanto in una fase successiva il Dipartimento regionale delle Autonomie locali decide di coinvolgere l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione, chiedendo un parere sulle possibili limitazioni applicative dell’articolo 7, comma 3. La richiesta viene avanzata il 24 aprile con nota protocollo 7273. Il 28 aprile arriva la risposta dell’Ufficio Legislativo e Legale con nota protocollo 8004/20.11.2026. Ed è proprio su questo passaggio che il movimento concentra la propria critica alle ricostruzioni del Pd. “Dal momento che il PD oggi sembra essere tornato dalle ferie con lo spirito da investigatore la vicenda per l’ennesima volta la ricostruiamo noi riportando tutti i passaggi, anche quelli che lo stesso Hyerace omette”, afferma Lombardo.

“La ricostruzione di Hyerace si ferma al primo e all’ultimo fotogramma”

Sud chiama Nord sostiene che la ricostruzione fornita da Hyerace avrebbe trascurato una parte significativa dell’iter amministrativo. “La ricostruzione di Hyerace si ferma sostanzialmente al primo e all’ultimo fotogramma: De Luca chiede il parere il 13 marzo, la Regione risponde il 16, poi arriva il parere dell’Ufficio Legislativo e Legale. Ma in mezzo c’è più di un mese di atti: già il 13 marzo interviene la Prefettura di Messina; poi intervengono Prefettura di Enna, Comune di Messina e Prefettura di Palermo; e a questi soggetti istituzionali l’Ufficio Elettorale continua a ribadire sostanzialmente lo stesso orientamento”, sottolinea Lombardo.

“Siamo stati noi per primi a chiedere chiarezza”

Nel comunicato Sud chiama Nord rivendica inoltre di avere assunto una posizione improntata alla trasparenza, attraverso richieste formali di accesso agli atti e un’interrogazione parlamentare al Governo regionale. “C’è poi un dato che Hyerace sembra ignorare: Sud chiama Nord è stato il primo a pretendere piena chiarezza su questa vicenda. Abbiamo presentato una formale richiesta di accesso agli atti per acquisire tutta la documentazione e ricostruire ogni passaggio e abbiamo anche presentato un’interrogazione parlamentare al Governo regionale, chiedendo risposte precise su quanto accaduto soprattutto alla luce del parere segretato e del diniego di accesso agli atti risposto a sud chiama Nord”, evidenzia il deputato regionale Lombardo.

Il movimento respinge quindi l’ipotesi di eventuali vantaggi ottenuti attraverso procedure poco trasparenti. “Di quali presunte “zone d’ombra” a vantaggio di Sud chiama Nord stiamo parlando, dunque? Se ci sono responsabilità, anomalie o passaggi da chiarire, siamo stati noi per primi a chiedere che emergessero. Proprio per questo non accettiamo ricostruzioni parziali che omettono pezzi fondamentali della vicenda per trasformare una questione che noi stessi abbiamo sollevato in un’insinuazione politica contro Sud chiama Nord”, aggiunge Lombardo.

La replica sulla nascita del gruppo parlamentare all’Ars: “Nessuna deroga ad personam”

La seconda parte della replica riguarda la costituzione del gruppo parlamentare Sud chiama Nord all’Ars. In merito alle dichiarazioni secondo cui il gruppo sarebbe nato grazie a una presunta deroga concessa nel 2024 dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, il movimento chiarisce che non vi sarebbe stato alcun trattamento di favore. “In merito alla costituzione del gruppo parlamentare Sud chiama Nord all’Assemblea regionale siciliana, quando Hyerace sostiene che esso esisterebbe “grazie a una deroga concessa nel 2024 dal presidente dell’Assemblea” è bene chiarire che non è stata concessa alcuna deroga ad personam né alcun trattamento di favore a Sud chiama Nord”, prosegue Lombardo. Secondo il movimento, sarebbe sufficiente fare riferimento all’articolo 23 del Regolamento interno dell’Ars, che disciplina la formazione dei gruppi parlamentari. Il comma 2 stabilisce che ogni gruppo debba essere composto da almeno quattro deputati, mentre il comma 3 prevede la possibilità per l’Ufficio di Presidenza di autorizzare la costituzione di un gruppo con un numero inferiore di parlamentari, qualora siano rispettati determinati requisiti.

Sud chiama Nord: “la decisione è stata assunta dal Consiglio di Presidenza dell’Ars”

Nella nota viene sottolineato che il gruppo avrebbe posseduto tutti i requisiti previsti dal regolamento e che la decisione non sarebbe stata frutto di una scelta discrezionale individuale. “Sud chiama Nord possedeva tutti i requisiti previsti dal Regolamento per la costituzione del gruppo parlamentare, che è avvenuta proprio sulla base di quella disposizione. La relativa deroga, inoltre, non è stata concessa discrezionalmente, ma è stata approvata dal Consiglio di Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, organo nel quale sono rappresentati tutti i gruppi parlamentari”, spiega Lombardo. La replica si conclude con un interrogativo rivolto agli avversari politici: “Non si comprende dunque quali sarebbero le “due decisioni istituzionali distinte, entrambe favorevoli allo stesso soggetto politico” evocate da Hyerace”, conclude Lombardo.