Rino Gattuso, da calciatore, ha vinto tutto. Campionati, Champions League, Coppe Italia, Supercoppe e anche una Coppa del mondo con l’Italia. Ancellotti soprattutto, ma anche Lippi in azzurro, non hanno mai rinunciato a lui. Con squadre super offensive, lui era il gregario che metteva ordine, che non si vedeva in zona gol ma che era tremendamente efficace quando c’era da “rompere”. E, fatto da non sottovalutare, una personalità da vendere. Eppure, come ammesso da lui stesso, nel calcio di oggi uno come lui non lo farebbe giocare.
Parlando nella conferenza della vigilia di Venezia-Lazio, il tecnico biancoceleste ha affermato: “su di me pende un’etichetta da quando gioco… Per come vedo il calcio oggi, un giocatore come me non lo avrei fatto giocare. Vogliamo fare una pressione ultra offensiva e se recuperiamo palla abbiamo tantissimo uomini per fare male agli avversari”. Un’analisi legata alle sue caratteristiche e a un calcio di oggi diverso, che predilige centrocampisti completi, che sappiano fare tutto. Quel Milan e quell’Italia, invece, avevano due centrocampisti diversi, non completi, ma che sapevano fare in modo eccellente ciò che era nelle loro corde: Gattuso era un fortissimo incontrista, Pirlo aveva una tecnica con pochi eguali al mondo in quel periodo (ma probabilmente anche oggi).
Sempre in conferenza stampa, poi, Gattuso ha parlato apertamente della questione Icardi: “Nessuno discute il suo valore. Abbiamo preso Pinamonti e Gudmundsson. Non ci dobbiamo incartare dopo aver parlato in un certo modo con i giocatori che sono arrivati. Noi rimaniamo così e non ho voluto approfondire la cosa. In questo momento non pensiamo di prendere uno svincolato”. Difatti, l’allenatore chiude ogni discorso, dopo settimane di indiscrezioni. Il reparto è già pieno.
