Quando nel 1061 i Normanni avviarono la conquista della Sicilia, sull’isola di Lipari arrivarono i monaci benedettini inviati da Ruggero I d’Altavilla. A loro fu affidato il compito di presidiare il territorio e avviare la ricostruzione della monumentale Abbazia di San Bartolomeo, che insieme alla Cattedrale divenne uno dei simboli del nuovo assetto politico e religioso della Sicilia normanna. È proprio questo intreccio tra architettura, fede e potere a essere al centro del convegno internazionale “Dominare, costruire, pregare. Potere laico e architettura religiosa nel Mediterraneo tra XII e XIII secolo”, in programma a Lipari dall’1 al 3 ottobre 2026, negli spazi del Parco Archeologico delle Eolie – Museo Archeologico Bernabò Brea della Regione Siciliana. L’iniziativa arriva alla vigilia dell’Anno Europeo dei Normanni 2027, che vedrà anche la Sicilia protagonista di numerose attività culturali, e riunirà circa una trentina di studiosi e dottorandi provenienti da prestigiosi atenei e centri di ricerca italiani e stranieri.
Un confronto tra studiosi da Italia, Europa, Stati Uniti e Giappone
Il convegno rappresenta il terzo appuntamento della rassegna “Mediterraneo Medievale. Architettura, Archeologia, Arte”, un progetto dedicato allo studio delle architetture medievali e del loro ruolo nella costruzione dell’identità politica e culturale del Mediterraneo. I tre giorni di lavori prevedono interventi scientifici e proiezioni aperte al pubblico, con possibilità di seguire gli appuntamenti anche in diretta streaming sulla pagina Facebook del Parco delle Isole Eolie.
L’evento è promosso dal Parco archeologico delle Isole Eolie – Museo archeologico Bernabò Brea della Regione Siciliana e dal Laboratoire d’archéologie médiévale et moderne en Méditerranée (LA3M) dell’Università Aix Marseille, con il sostegno dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e del Dipartimento BBCC. Ideato da Rosario Vilardo, direttore del Parco, e da Fabio Linguanti, architetto PhD in storia dell’architettura e curatore scientifico della rassegna, il convegno gode del patrocinio della Fondazione Amatller di Barcellona, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, del Politecnico di Torino, dell’Università degli Studi di Catania, dell’Arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela.
Il complesso della Cattedrale e dell’Abbazia di San Bartolomeo protagonista del convegno
I lavori saranno ospitati nell’ex Chiesa di Santa Caterina e saranno dedicati anche all’analisi del complesso monumentale della Cattedrale e dell’Abbazia di San Bartolomeo, considerato un esempio significativo di sistema fortificato della rocca di Lipari, oggi parte integrante dell’area museale del Museo Archeologico “Luigi Bernabò Brea”. Il caso di Lipari rappresenta infatti un modello emblematico per comprendere come, grazie alla presenza dei monaci benedettini, il complesso religioso e la fortificazione siano diventati un sistema collegato alla difesa della città e al controllo dei traffici marittimi dell’arcipelago durante il periodo normanno, una fase storica caratterizzata anche dalla convivenza tra comunità greche, arabe ed ebraiche.
Scarpinato: “Lipari luogo di ricerca e valorizzazione del patrimonio mediterraneo”
L’assessore dei Beni Culturali della Regione Siciliana Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato il valore scientifico dell’iniziativa e il ruolo di Lipari come luogo privilegiato per lo studio del patrimonio medievale mediterraneo. “In cammino verso l’Anno dei Normanni, questo convegno del Parco delle Eolie che si inserisce nel solco dei due precedenti sulle architetture medievali nel Mediterraneo e vede protagonista una platea accademica internazionale di altissimo spessore. Un percorso che rafforza il ruolo di Lipari come luogo di ricerca, confronto scientifico e valorizzazione del patrimonio culturale mediterraneo”.
Vilardo: “Lipari è un osservatorio privilegiato per comprendere il rapporto tra architettura e potere”
Il direttore del Parco archeologico delle Eolie – Museo Luigi Bernabò Brea, Rosario Vilardo, ha ricordato il percorso avviato con i precedenti appuntamenti della rassegna, spiegando il ruolo centrale dell’isola nello studio delle architetture medievali fortificate. “Lipari – spiega Vilardo – è un osservatorio privilegiato per comprendere il rapporto tra architettura religiosa, fortificazione e potere. Abbiamo iniziato nel 2022 con il Chiostro di San Bartolomeo, un gioiello dell’architettura medievale il cui rinvenimento si deve agli scavi avviati da Luigi Bernabò Brea negli anni Settanta. Nel 2024, invece, il focus era l’architettura religiosa fortificata nel Mediterraneo. Quest’anno metteremo in relazione altri complessi religiosi e sistemi fortificati realizzati tra XII e XIII secolo, in un’epoca segnata da Riconquista e Crociate”.
Linguanti: “L’architettura contribuì alla costruzione del potere normanno”
Il convegno approfondirà anche la fase iniziale della presenza normanna in Sicilia e il ruolo dei modelli architettonici importati dal ducato di Normandia. Su questo aspetto si concentra il contributo di Fabio Linguanti, direttore scientifico del convegno e del progetto su Ruggero I promosso dalla Drac (Direction régionale des affaires culturelles) per l’Anno Europeo dei Normanni. “Recenti studi – spiega Linguanti – hanno individuato per la Cattedrale di Lipari un impianto originario a un’unica navata, di derivazione oltralpina. Evidenziando così, da parte di Ruggero I, nella fase di conquista e consolidamento del potere normanno in Sicilia, una iniziale imposizione di modelli architettonici riconducibili all’ars edificatoria del ducato normanno.
Un tentativo di proporre in Sicilia una sorta di immagine riflessa del ducato di Normandia tramite l’architettura. Il confronto scientifico internazionale a Lipari con altri complessi religiosi e coevi del Mediterraneo ci consentirà di indagare meglio questo dato: ovvero come l’architettura medievale abbia contribuito alla costruzione e alla percezione del potere”.
Un appuntamento internazionale per raccontare il Mediterraneo medievale
Al progetto partecipano studiosi provenienti da numerose università italiane, tra cui Padova, Pontificia Gregoriana di Roma, La Sapienza di Roma, Università della Campania, Bari, Messina, Catania, Palermo, Sassari e Urbino, oltre al Ministero della Cultura con il Dipartimento Regionale Musei Nazionali della Calabria e la Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Latina e Frosinone. La dimensione internazionale sarà garantita dalla presenza di ricercatori provenienti anche da Spagna, Stati Uniti, Giappone, Croazia e Francia, con contributi dell’Università delle Isole Baleari, dell’Università di Girona, dell’Università di Princeton, dell’Università di Waseda a Tokyo, dell’Università di Zagabria, dell’Università Aix Marseille e della DRAC Normandie.
Tre giornate di studi che confermano il ruolo di Lipari come luogo di ricerca e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del Mediterraneo, riportando al centro dell’attenzione il legame tra architettura religiosa, potere politico e identità dei territori nell’età dei Normanni.
Il programma
Giovedì 1 ottobre, ore 15.30
Si inizia alle 15.30 del 1 ottobre con i saluti istituzionali dei vertici della Regione Siciliana, del direttore del Parco, Rosario Vilardo, del direttore scientifico del convegno, Fabio Linguanti, di Don Bartolo Saltalamacchia, parroco della concattedrale di Lipari e di Andreas Hartmann-Virnich, professore di storia dell’arte e archeologia medievale dell’Università di Aix-Marseille, partner del progetto.
La prima sessione è dedicata all’uso laico dell’edificio sacro. Il primo intervento sul ruolo dei monasteri benedettini di Lipari e Patti è affidato a Cristian Aiello (Pontificia Università Gregoriana); a seguire ci si sposterà a Matera per esplorare la storia della sua Cattedrale tra sovrani, vescovi e ordini mendicanti con Alessandro Viscogliosi (La Sapienza, Roma); mentre Lorenzo Riccardi (Soprintendenza BBCCAA di Frosinone e Latina) esporrà gli studi sulle fondazioni monastiche aristocratiche nell’Epiro del XIII secolo.
Venerdì 2 ottobre, ore 9.30
La seconda sessione affronta il ruolo del potere laico nella fondazione, gestione, trasformazione e riuso delle architetture religiose. Moderato da Andrea Taddei (La Sapienza, Roma), si partirà dalla Spagna, con la trasformazione dell’antica città islamica Madina Mayurqa nella cristiana Città di Maiorca (Tina Sabater, Università delle Isole Baleari); ancora Spagna con Barcellona e gli studi di Alejandro Pinel Bordallo (Università di Girona) sulla cattedrale gotica catalana, eretta tra il XIII e il XIV per fare spazio alla comunità in piena crescita demografica; dalla Spagna alla Turchia, al tempo della quarta crociata, con il contributo di Carlo Berardi (Università di Princeton, New Jersey, USA) e la prima analisi comparativa su due chiese bizantine, la Santa Sofia di Nicea e la Panagia Chrysokephalos di Trebisonda, di recente trasformate in moschee; quindi in Grecia con la chiesa ortodossa della Vergine Zoodochos Pigi, in Messenia (Flaminia Ricci, La Sapienza, Roma). Quindi ci si sposta in Italia, a Venezia, con il ruolo delle nobildonne nelle istituzioni religiose (Giovanna Valenzano, Università di Padova); ad Aversa, in Campania, alla scoperta della chiesa angioina di Casaluce (Danila Jacazzi, UniCampania); nella Puglia medievale con Luciano D’Andria (Università di Bari) e Federico Marinelli (La Sapienza); ancora a sud con il primo censimento dei castelli della Calabria normanno-sveva (Fabio Lico, Direzione Regionale Musei Nazionali Calabria); in Sicilia fra monasteri e chiese di rito greco nel messinese (Marie Ange Causarano, Università di Messina) e a Palermo con il riuso delle domus nobiliari nella fondazione del monastero della Martorana (Arianna Bonanno, Ministero della Cultura).
Sabato 3 ottobre, ore 9.30
Modelli e tecniche costruttive dell’architettura sacra saranno al centro dei tre interventi della terza e ultima giornata di studi di sabato 3 ottobre. Si inizia da Genova e il complesso di San Giovanni di Prè e la Cattedrale di San Lorenzo (Yoshie Kojima, Università Tokyo); quindi in Croazia con le architetture ecclesiastiche a Nona, Cherso e Arbe con Jelena Behaim (Università Barcellona), Jurkovic e Ivor Kranjec (Università di Zagabria); infine la tradizione normanna della sepoltura nel sarcofago di pietra, quasi un reliquiario posto nelle chiese e simbolo del potere del sovrano, sarà il tema dello studioso francese Fabrice Henrion (DRAC, Direzione Regionale Affari Culturali – Normandie).
In chiusura spazio al tema del restauro, come strumento di conoscenza e approfondimento. I contributi saranno quelli di Clelia La Mantia (UniPa) sull’architettura sacra arabo-normanna a Palermo; Bruno Billeci e Maria Dessì (UniSS) sulle cattedrali delle sedi vescovili in Sardegna; infine l’esperienza di Alessandra Cattaneo e Andrea Paribeni (Università di Urbino) sul restauro del portico di San Francesco a Urbino.
