Un’estate che ha riempito il paese di senso. Ha fatto tornare i passi nei vicoli; ha portato musica nelle piazze, i bambini negli spazi pubblici, i viaggiatori verso la montagna; ha raccolto le famiglie attorno al Patrono e il Moscato dentro il racconto della Calabria che vuole riconoscersi e farsi riconoscere. È questa la cifra della stagione appena conclusa: non intrattenimento, ma identità che diventa esperienza.
È quanto dichiara il Sindaco Renzo Russo tracciando un bilancio dell’estate saracenara, segnata da una programmazione diffusa che ha attraversato centro storico, passando per le piazze e allargandosi verso i Piani di Masistro e Novacco e nei luoghi della cultura e dell’identità popolare. Insomma, non una somma di eventi, ma una scelta: far vivere Saracena nella sua interezza, coinvolgendo comunità, associazioni, famiglie, visitatori e territori vicini.
“La visione di fondo – sottolinea il Primo cittadino – è stata quella di proporre esperienze capaci di far abitare il paese. Ogni iniziativa è stato un tassello del più grande mosaico dell’idea di comunità. E lo Scarano Music Fest è sicuramente l’emblema della filosofia sottesa alla programmazione estiva: non occupare uno spazio pubblico per qualche sera, ma restituirlo alle persone, alla musica, alle relazioni e alla vita del centro storico. Piazza Scarano è diventata laboratorio di comunità, dimostrando che la cultura funziona quando non resta sul palco, ma scende tra la gente, muove economie diffuse, genera incontro e fa riscoprire luoghi che chiedono soltanto di essere vissuti“.
Il passaggio del Va’ Sentiero Fest a Masistro, la promozione del Moscato a Vinitaly and the City Sibari e gli eventi nel cuore del borgo hanno fatto il resto, rafforzando la direzione di una Saracena non più solo luogo, ma un sistema. Insomma, tutto compone una destinazione esperienziale che punta a generare valore, reputazione e permanenza.
I festeggiamenti in onore di San Leone Vescovo hanno rappresentato il momento più intenso di questa identità condivisa. Fede, devozione, ritorno, accoglienza, musica e partecipazione hanno confermato che la festa patronale resta il cuore popolare di Saracena: il momento in cui chi vive il paese, chi torna e chi arriva da fuori si riconosce nello stesso simbolo. “Il punto – evidenzia Russo – non è dire che abbiamo fatto tante cose. Il punto è capire perché le abbiamo fatte. Abbiamo provato a tenere insieme ciò che siamo: tradizione popolare e infanzia, fede e musica, sport e montagna“.
“Un lavoro di squadra – aggiunge il sindaco – che ha visto insieme associazioni, volontari, comunità parrocchiale, realtà culturali e sportive, attività economiche e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative. Senza questa rete civica, nessuna programmazione sarebbe diventata davvero esperienza collettiva. L’estate – conclude Russo – ci consegna una responsabilità: non fermarci alla stagione. Il nostro obiettivo è continuare a rafforzare il legame tra luoghi, persone, identità e servizi. Un paese resta vivo quando non si limita a ricordare ciò che è stato, ma trova il coraggio di trasformare la propria storia in futuro“.
