Il nostro Paese è perennemente in emergenza “di acqua”. Ma la vera emergenza non è questa ma è quella di non prevenire, in un contesto che tende a peggiorare per l’innalzamento della temperatura climatica. In verità, anche con l’aiuto dei capitali provenienti dal PNRR, qualcosa è stato fatto, soprattutto in regioni che hanno manifestato maggiore determinazione. Si tratta di iniziative che non possono rassicurarci appieno dal momento che manca un piano organico che goda di un consenso politico generale. Nel 2022 l’allora Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, in una lettera al Corsera tracciava linee operative concrete e convincenti.
Egli informava che il Governo stava predisponendo un Decreto urgente per semplificare la realizzazione delle opere idriche, inclusa la costruzione di nuovi dissalatori, il rafforzamento della Governance dei servizi idrici integrati, la creazione di un sistema di monitoraggio globale della rete idrica e nuove regole per l’utilizzo delle acque reflue depurate. Con fiducia egli citava i 4,4 Mld di euro previsti dal Pnrr per la depurazione delle acque reflue, per la riparazione delle reti idriche, per nuovi invasi, per il potenziamento e l’ammodernamento del sistema irriguo nel settore agricolo.
Come si vede le idee ci sono ma manca la capacità, non certo tecnica, di sviluppare una strategia organica. La situazione appare disperata quando abbiamo l’esempio, in Calabria, della diga del Metrano. Il Paese soffre e soffrirà sempre di più se esistono situazioni come quella di questa infrastruttura. Nella piana di Gioia Tauro ci sono 35 Mln di m3 di acqua disponibili ogni anno ma bloccati dal 1998, nonostante fondi già stanziati. È un quantitativo sufficiente per irrigare 8.000 ettari di terreno agricolo pari a 1/3 della Piana di Gioia Tauro, come afferma Lello Naso sul Sole 24 ore del 14 agosto us. A conforto, sembra che la soluzione sia in movimento attraverso un piano approvato dalla Corte dei Conti.
È realistico pensare che sia sempre incombente il problema burocratico. Siamo fiduciosi, e non possiamo fare altro, auspicando che non passino altri decenni. Il dubbio, però, rimane dal momento che, trovandoci in clima elettorale, le decisioni vengono prese in una prospettiva di consenso a breve più che di programmi. Enrico Giovannini, già Ministro in due Governi, e particolarmente sensibile al discorso della Sostenibilità, ha richiamato, con chiarezza, recentemente, una possibile linea organica per affrontare la crisi climatica in tutte le sue dimensioni ed in particolare la siccità. “Si dovrebbe inserire nella prossima legge di bilancio uno stanziamento significativo pluriennale per attivare il PNACC (Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), orientando a tal fine anche i fondi europei del ciclo 2021-2027 e del prossimo ciclo 2028-2034 e studiando formule di agevolazioni fiscali per i soggetti più deboli per accedere a soluzioni assicurative, anche per evitare che i costi della crisi rendano insostenibile la situazione della Finanza Pubblica. Si dovrebbe aggiornare il PNACC sulla base delle informazioni scientifiche più recenti coinvolgendo le grandi imprese”.
A conferma della validità di una impostazione, l’AD di Webuild Pietro Salini ebbe a dichiarare, tempo fa, ma sono certo sia ancora di attualità, che la sua società ha un piano incentrato sulla realizzazione, nel nostro di 16 desalinizzatori per garantire, nel tempo di due anni, la produzione di 1,6 Mln di metri cubi di acqua al giorno. Era previsto un investimento tra i 2.5 e i 3 Mld di euro. Per coprire il fabbisogno complessivo, ha sostenuto Salini, andrebbero realizzati almeno 80 impianti. A sostegno della concretezza di un tale progetto si porta ad esempio la Spagna che ha il 56% di acqua dissalata e la Francia che si avvicina al 40%.
Altro contributo è quello dell’ANPI che, con la Coldiretti, ha presentato qualche tempo fa un piano per la realizzazione di tanti piccoli invasi per l’accumulo dell’acqua piovana, visto che l’89% di essa va dispersa. Il costo stimato era di 4 Mld e poteva essere finanziato con il PNRR. È stato deciso che i fondi europei non potevano essere destinati a questo genere di progetti. Se l’orientamento cambia è da tenere presente che per la realizzazione dei bacini ci vorranno almeno 3 anni; se non si parte, però, non si arriva mai.
Unisco a questi contributi una mia personale esperienza. Nel 2022 ebbi il privilegio di un incontro con il Presidente dell’Albania, Edi Rama, in occasione di una mostra, a Tirana “900, capolavori dell’arte italiana”. Con lui, dopo aver fatto alcune considerazioni sui contributi dell’Italia alla civiltà ed all’arte nonché sulle attese dell’Albania di entrare nella U.E., ci intrattenemmo, non ricordo perché, sulla siccità che affligge, in maniera ricorrente, anche a causa dei cambiamenti climatici, il nostro Paese. E qui il Presidente prospettò, sorridendo, la piena disponibilità dell’Albania ad agevolare la costruzione di un acquedotto che portasse l’acqua, di cui dispongono in maniera copiosa, aldilà dell’Adriatico. È un’eccellente idea che, con umiltà, i nostri politici potrebbero e dovrebbero tenere in considerazione.
Ho voluto elencare una serie di idee che attendono di essere valorizzate e portate “a terra” preso dalla disperazione di problemi, come quello della siccità e dell’acqua, che persistono, non vengono affrontati in maniera organica e responsabile, penalizzando enormemente la crescita del Paese. A breve mi intratterrò sul tema “energia”, in quanto, in notevole misura, problema collegato.
