La politica, i “voltagabbana” e Vannacci: “non mi sembra susciti entusiasmi irresistibili, cosa fa per ottenere adesioni?”

La riflessione pubblicata su StrettoWeb affronta il tema delle migrazioni politiche e del rapporto tra rappresentanti, consenso e convinzioni degli elettori

Metempsicosi, ovvero la trasmigrazione dell’anima da un corpo a un altro, diventa la chiave metaforica scelta dal lettore di StrettoWeb Paolo Praticò per riflettere sul fenomeno dei cambi di partito in politica. Nel suo intervento, Praticò si interroga sulle cosiddette migrazioni politiche, cioè il passaggio di alcuni esponenti politici da una forza all’altra, anche tra schieramenti caratterizzati da posizioni differenti, ponendo una domanda sul rapporto tra il percorso individuale dei politici e le scelte degli elettori.

“Metempsicosi significa, letteralmente, trasmigrazione dell’anima da un corpo a un altro per continuare a vivere. Non so se i molti politici che passano con disinvoltura da un partito all’altro conoscano davvero il significato di questa parola e siano consapevoli di praticarne, in qualche modo, una versione tutta politica. Ciò che mi chiedo, però, è che cosa dia loro la certezza che anche gli elettori li seguiranno in questo funambolico “voltagabbana”. Comincia così il pensiero del lettore di StrettoWeb Paolo Praticò, che si interroga in merito a quelle che definisce migrazioni politiche, ovvero il passaggio di alcuni politici da un partito all’altro, spesso anche di area e ideologia opposta.

Il rapporto tra consenso, leadership e appartenenza politica

Nella sua analisi, Praticò riflette sulle motivazioni che possono spingere alcuni esponenti politici a cambiare collocazione, ipotizzando diversi fattori alla base di questi percorsi e interrogandosi sulla capacità dei leader di mantenere il consenso anche dopo una trasformazione politica. “Forse confidano nell’aver costruito nel tempo una claque di sostenitori fedeli, quasi una clientela politica pronta a seguirli ovunque. Oppure ritengono, più semplicemente, che il popolo sia facilmente suggestionabile e che il fascino del prestigio, del potere o della notorietà continui a mietere consensi in ogni campo. Ai tempi dell’ex Cavaliere molti sembravano devoti al dio denaro e Berlusconi sapeva farlo cantare come una sirena, attirando dalla sua parte anche politici che fino al giorno prima si proclamavano di “specchiata onestà”.

Il riferimento a Vannacci e al consenso raccolto

Nel prosieguo della sua riflessione, il lettore affronta anche il tema del consenso raccolto dal generale Roberto Vannacci, ponendo l’attenzione sulle caratteristiche comunicative e sull’immagine pubblica che possono contribuire ad attrarre adesioni. Ma oggi mi domando: che cosa fa suonare il generale Vannacci per ottenere tante adesioni? Non mi pare che il suo sia un inno di guerra così coinvolgente da suscitare entusiasmi irresistibili, né mi sembra di assistere a una carica del generale Custer, la cui fine, peraltro, è nota a tutti. Forse il richiamo è un altro: l’immagine dell’uomo che si presenta come estraneo al linguaggio tradizionale della politica, che parla senza troppe mediazioni e che, proprio per questo, riesce a esercitare su una parte dell’elettorato quel “fascino del prestigio” che da sempre accompagna il potere, l’uniforme e la notorietà.

La riflessione si conclude con un interrogativo sul significato dei cambiamenti di appartenenza politica e sul rapporto tra il percorso dei rappresentanti e le convinzioni di chi li ha sostenuti attraverso il voto. “Rimane comunque una domanda: quando un politico cambia partito, trasmigra soltanto lui oppure pretende che trasmigrino con lui anche le coscienze e le convinzioni di chi lo ha votato? Non avendo una risposta, non mi rimane altro che restare a guardare. Anche perché, ormai, non ho più l’età per partire”.