L’intelligenza artificiale non è soltanto una nuova fase dello sviluppo tecnologico, ma una trasformazione destinata a incidere profondamente sulla società, sull’economia e sui meccanismi democratici. È questo il messaggio lanciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento al G7 di Evian-les-Bains, pubblicato oggi da La Stampa, nel quale la premier ha definito l’AI una sfida senza precedenti per l’umanità.
Secondo Meloni, l’intelligenza artificiale rappresenta una svolta diversa rispetto alle precedenti rivoluzioni industriali, perché per la prima volta coinvolge una capacità finora considerata esclusivamente umana: il pensiero.
Meloni: “l’intelligenza artificiale è la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia”
Nel suo discorso, la presidente del Consiglio ha sottolineato che l’AI non può essere considerata semplicemente una nuova innovazione industriale, ma un fenomeno destinato a modificare il rapporto tra uomo e tecnologia. “L’intelligenza artificiale non è semplicemente l’ennesima rivoluzione industriale, ma rappresenta la rivoluzione tecnologica più dirompente della storia del genere umano”, ha affermato Meloni.
La premier ha evidenziato come il salto tecnologico attuale sia legato alla possibilità di affidare alle macchine una funzione centrale dell’essere umano: la capacità di elaborare pensieri e decisioni. “Per la prima volta stiamo delegando a una macchina una funzione che finora ha definito la specificità stessa dell’essere umano: il pensiero”, ha dichiarato.
Un passaggio che, secondo Meloni, apre interrogativi cruciali anche sul futuro della democrazia, soprattutto nell’epoca della disinformazione digitale e dei contenuti generati automaticamente.
“Vivere in un mondo nel quale non si distingue più cosa sia vero da cosa sia falso è semplicemente rinunciare alla base della democrazia”, ha ammonito la presidente del Consiglio.
AI e verità digitale: il nodo della tracciabilità dei contenuti
Uno dei temi centrali dell’intervento riguarda la necessità di introdurre regole comuni per garantire la trasparenza dei contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale generativa. Meloni ha rivolto una domanda diretta ai leader internazionali sulla possibilità di costruire standard condivisi per identificare immagini, video e testi creati attraverso sistemi di AI.
“Siamo disposti a concordare standard globali vincolanti per la tracciabilità dei contenuti generati da AI, o lasciamo che il mercato decida da solo cosa debba contare come vero?”, ha chiesto. La premier ha quindi richiamato il concetto di umanesimo tecnologico, indicando la necessità di una politica capace di governare l’innovazione senza lasciare che siano esclusivamente interessi economici o dinamiche di mercato a determinarne gli effetti. “Umanesimo tecnologico” deve diventare, secondo Meloni, una vera “azione politica” per difendere i confini della sovranità umana.
Il rischio sul lavoro: “la macchina potrebbe privare l’uomo della sua identità”
Grande attenzione è stata dedicata anche all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. La presidente del Consiglio ha evidenziato come la trasformazione potrebbe riguardare non soltanto le mansioni ripetitive, ma anche professioni altamente qualificate. “La macchina non allevierà semplicemente la fatica dell’uomo, ma c’è il rischio che lo privi del suo lavoro, della sua utilità sociale e della sua stessa identità”, ha spiegato Meloni.
Secondo la premier, la principale novità rispetto alle rivoluzioni tecnologiche del passato è il possibile coinvolgimento del lavoro intellettuale. “Il lavoro intellettuale e le professioni cognitive” potrebbero essere colpiti da un cambiamento capace di “svuotare e impoverire la nostra classe media”.
Un fenomeno che avrebbe anche conseguenze sul funzionamento degli Stati, perché una sostituzione massiccia del lavoro umano potrebbe ridurre le risorse fiscali necessarie per sostenere i servizi pubblici. “Chi perde il lavoro non paga contributi” e “non versa imposte sul reddito”, ha osservato Meloni, evidenziando il rischio che il valore generato dall’AI possa concentrarsi “nelle mani di un ristretto numero di soggetti”.
Gli AI Agent e il problema della responsabilità: “oggi la risposta onesta è: nessuno”
Nel suo intervento, Meloni ha affrontato anche il tema degli AI Agent, sistemi autonomi capaci di operare in settori strategici come sanità, banche e infrastrutture critiche. La domanda centrale riguarda la responsabilità nel caso in cui un agente artificiale provochi un danno. “Quando uno di questi agenti causa un danno, e accadrà, chi è responsabile? La risposta onesta, oggi, è: nessuno”, ha dichiarato.
Per la premier, prima di una diffusione su larga scala di questi strumenti è necessario definire regole chiare. “Se non siamo capaci di rispondere a questa domanda prima di dispiegare questi sistemi, stiamo costruendo una tecnologia che nessuno controlla”, ha avvertito.
Deepfake e manipolazione: “una minaccia odiosa per cittadini e istituzioni”
Un altro capitolo del discorso ha riguardato la sicurezza dei dati personali e la crescente diffusione dei deepfake, contenuti falsificati attraverso l’intelligenza artificiale capaci di riprodurre volti, voci e comportamenti reali. Meloni ha richiamato la necessità di tutelare la dignità delle persone e la credibilità delle istituzioni. “Dobbiamo difendere la dignità personale da forme degradanti di manipolazione come i deepfake”, ha affermato.
La presidente del Consiglio ha definito questi strumenti “una minaccia odiosa per i cittadini e per la stabilità delle istituzioni, di cui io stessa sono stata vittima”. Per contrastare il fenomeno, Meloni ha indicato la necessità di nuovi strumenti tecnologici di certificazione. “Sistemi di filigrana digitale e certificazione degli utenti che proteggano la verità dall’assedio della finzione” sono, secondo la premier, una possibile risposta alla diffusione incontrollata di contenuti falsificati.
La sfida globale: il rischio della competizione con i regimi senza vincoli
Infine, Meloni ha posto l’attenzione anche sul delicato equilibrio tra regolamentazione e competitività internazionale. Secondo la premier, le democrazie devono evitare che norme troppo rigide possano creare uno svantaggio rispetto a Paesi privi di analoghi limiti sulla gestione dei dati. “Sulla lunga distanza potrebbero essere proprio i regimi ad avere la maggiore quantità di dati da processare, non avendo le regole, ad esempio di tutela della privacy, previste nei sistemi democratici”, ha concluso.
Un monito che riassume la posizione del governo italiano: l’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità, ma solo se accompagnata da regole capaci di preservare libertà, sicurezza, lavoro e centralità dell’uomo.
