“Fenomeni del Canale di Messina. Dal Trattato sulle correnti di Pietro Ribaud” è il tema dell’incontro promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos insieme alla Raccolta Calabria Zerbi e alla Biblioteca “Pietro De Nava”, con il patrocinio dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria. L’appuntamento si terrà giovedì 1 ottobre alle ore 17:00 presso la Sala Giuffrè della Biblioteca “Pietro De Nava”. L’iniziativa sarà introdotta dalla professoressa Francesca Martorano dell’Università di Reggio Calabria. Porteranno i saluti istituzionali la responsabile della Biblioteca De Nava, Daniela Neri, la direttrice dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, Angela Puleio, e il presidente di Anassilaos Stefano Iorfida. La relazione sarà affidata al dottor Domenico Zerbi, conservatore della Raccolta Calabria Zerbi.
Al centro dell’incontro ci sarà la figura di Pietro Ribaud, viceconsole di Francia a Messina, autore di uno studio realizzato alla fine del Settecento per comprendere le caratteristiche delle impetuose correnti del Canale di Messina. La ricerca nacque dopo il devastante terremoto del 1783, che colpì duramente la Calabria Ultra e il Valdemone in Sicilia, quando all’Accademia di Francia a Parigi si iniziò a interrogarsi sulle cause dei particolari fenomeni marini dello Stretto.
Ribaud raccolse la sfida dedicandosi per quattro anni a un’approfondita attività di ricerca, coinvolgendo piloti e marinai che quotidianamente attraversavano lo Stretto. Il risultato fu un trattato dettagliato sulle correnti montanti e scendenti, arricchito da dodici tavole litografiche capaci di descrivere ciò che accadeva durante le diverse fasi della marea, ora dopo ora. Lo studio spiegava l’origine dei gorghi e degli altri movimenti delle acque, offrendo una delle prime descrizioni scientifiche sistematiche di un fenomeno naturale che da secoli aveva alimentato racconti, paure e interpretazioni leggendarie.
Da Scilla e Cariddi alla Fata Morgana: storia, mito e osservazione scientifica
Il volume di Ribaud affronta anche il rapporto tra osservazione scientifica e tradizione mitologica, soffermandosi sulla descrizione di ciò che nella cultura classica era conosciuto come Scilla e Cariddi, il celebre passaggio narrato da Omero in cui le navi rischiavano di essere catturate dal vortice di Cariddi e trascinate verso le rocce di Scilla. Secondo il racconto omerico riportato nel trattato, Scilla era descritta come una creatura terribile, capace di generare paura nei naviganti: “Alberga quivi Scilla, che orribilmente urla e guattisce, di cui la voce è d’irritata cagna”.
Un’altra parte dello studio è dedicata al fenomeno della Fata Morgana, il suggestivo effetto ottico osservabile nello Stretto e già raccontato nei secoli precedenti da figure come padre Angeluccio nel Cinquecento e padre Minasi nel Settecento. Ribaud analizzò il fenomeno cercando di individuarne condizioni e tempi di manifestazione attraverso un approccio basato sull’osservazione diretta.
Uno studio del Settecento che racconta uno Stretto senza tecnologia moderna
L’incontro offrirà quindi l’occasione per riscoprire un’opera scientifica di grande interesse storico, realizzata in un’epoca nella quale la navigazione avveniva ancora con imbarcazioni a vela o a remi e senza gli strumenti tecnologici oggi disponibili. Un’analisi condotta senza ecoscandagli, senza sistemi digitali e senza gli strumenti di conoscenza contemporanei, ma attraverso esperienza sul campo, osservazione e confronto con chi viveva quotidianamente il mare dello Stretto. Il trattato di Pietro Ribaud rappresenta così una testimonianza preziosa del rapporto tra uomo, natura e conoscenza scientifica nel Mediterraneo di fine Settecento.
