Di Emma Bonino si possono leggere in giro opinioni contrastanti. Da un lato chi ne vede la fiera attivista di battaglie civili, dall’altro chi la donna venduta alle politiche di dissoluzione dello Stato alle più bieche logiche del capitale. Ma credo che fu l’una e l’altra cosa e, a ben vedere, senza una profonda contraddizione. Non si può non plaudire alla donna che decise la sua entrata in politica spinta dall’ardore delle sue battaglie civili. Ma, intendiamoci, la sua più che una battaglia contro lo Stato fu una battaglia contro l’ipocrisia generale. Come disse Prezzolini, in Italia “tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato”: le leggi, in pratica, non impediscono mai di fare le cose, ma solo di farle pubblicamente.
Le battaglie civili in questo paese non si combattono mai per ottenere diritti in senso stretto
Le battaglie civili in questo paese non si combattono mai per ottenere diritti in senso stretto, ma solo per farli uscire da un muro di ipocrisia che è tipico della falsa morale clericale. In realtà le cose proibite legalmente si sono sempre fatte, basta girarsi dall’altra parte e fare finta di non vedere e di non sapere per sentirsi a posto con la propria coscienza. L’aborto è illegale? Basta farlo di nascosto e starsi zitti (tanto i medici che lo praticano si conoscono tutti, con tanto di tariffe). Il divorzio è illegale? Ma tu tanto hai l’amante (basta che la famiglia, quella ufficiale, sia indissolubile). Le case chiuse sono uno scandalo perché il meretricio in una società non dovrebbe essere tollerato? E allora tutti (anche quelli che le hanno sempre frequentate) sono d’accordo che bisogna chiuderle (ma si continua per la strada, purché si finga di non vedere). E i giornali pornografici? Basta che l’edicolante li metta di nascosto dentro qualche rivista intellettuale, così si può continuare a parlarne male e fare i benpensanti.
E’ contro l’Italia di un conservatorismo stantio dalla doppia morale che Emma Bonino ha svolto la sua battaglia
Insomma, è contro questa Italia di un conservatorismo stantio dalla doppia morale che Emma Bonino ha svolto la sua battaglia. Anche lei ha usufruito delle sue pratiche ma poi, scandalosamente, si è autodenunciata, e i carabinieri che sono andati ad arrestarla si saranno anche stupiti: beh, e allora, e non lo fanno tutti? Ma proprio per questo, appunto, se lo fanno tutti, smettiamo di vergognarcene e di considerarlo un crimine. Quello contro cui ha lottato non è la possibilità di usufruire delle pratiche, che nell’Italia cattolica ci sono sempre state, ma solo quel mondo di ipocrisia che gli stava dietro e riteneva che, purché si facessero di nascosto, si potessero conciliare le mani sporche con la coscienza pulita.
È stata una battaglia di coscienza in un paese senza coscienza. Gli ha urlato: non dobbiamo avere bisogno di nasconderci e sentirci criminali per fare ciò che ognuno continua a fare. Ed è bastato dire questo, in Italia, per passare per una rivoluzionaria. Si potrà forse obiettare che questa ipocrisia sia così in ogni Stato. Ma in realtà il bello, e il brutto, dell’Italia, è proprio questo: che l’Italia ha una doppia morale proprio perché una morale non c’è l’ha. Provate a fare un aborto clandestino in Texas e vedete quanto dura uno di quei medici senza vedersi dietro la porta la polizia di Stato. La salvezza di questo paese è che non crede in nulla ma è disposto a inginocchiarsi davanti a tutto.
C’è anche l’altro lato di Emma Bonino, quella che si portava dietro una sorta di ideologia sessantottina
Ma poi c’è anche l’altro lato di Emma Bonino, quella che si portava dietro una sorta di ideologia sessantottina, quella per così dire “pannelliana” che aveva inventato una metodologia che in questo paese di eterni adolescenti sarà sempre vincente. Quella di proclamarsi eternamente dei perseguitati, a vestire i panni del vittimismo contro il potere che li vuole schiacciare. È l’immagine dell’eternamente contro, anche se poi non si capisce contro cosa si sia contro. Dipingendo ad arte un potere oscuro, dalle tinte fosche e dai contorni incerti che fa sempre presa sulla gente, contro cui si sarebbe l’ultimo argine. Ma, a ben vedere, questi sessantottini che da decenni combattevano contro il potere e da decenni gli urlavano contro, il potere in realtà erano sempre stati loro, anche se a furia di gridare di essere dall’altra parte non se ne era accorto nessuno.
Lo osservava, stupito e inascoltato, Giovanni Sartori, che diceva di non capire (o di capire troppo bene) Pannella: un uomo che con una percentuale miserrima con questi metodi faceva l’eterno guitto in televisione con infiniti digiuni pur di avere di fronte una telecamera e regalandoci poi una Cicciolina o un Toni Negri. Ma lei dimostrò di avere ben compreso la lezione del maestro e di saperlo superare. E quel potere tanto vituperato una volta assaggiatolo, come spesso capita, la fece innamorare a tal punto da non volerlo più mollare.
E si dimostrò disposta ad accettare qualunque compromesso con chiunque gli offrisse qualche carica (e furono tanti, di tutti gli schieramenti) senza andare tanto per il sottile. E quindi la donna che era partita gridando che era vietato vietare e bisognava essere sempre contro e aveva inaugurato la sua stagione in parlamento vestita come una contadinotta quasi a offendere l’ambiente borghese che lo permeava adesso era passata dall’altra parte a fare la ministra, la commissaria e quant’altro. Insomma, il potere puzza, ma solo fino a che lo esercitano gli altri. Ma agli occhi dell’uomo comune che vive di icastici ricordi lei era sempre la giovane ribelle vestita con gli zoccoli da contadina piemontese, anche se poi la contadina non la aveva mai fatta e i suoi la avevano mandata a studiare alla Bocconi.
Ci sono due Italie racchiuse in questo personaggio, ma senza una grande contraddizione di fondo
Ci sono quindi due Italie racchiuse in questo personaggio, ma senza una grande contraddizione di fondo. A tenerle unite l’ipocrisia di una nazione. La prima, quella che lei combatté contro la falsa coscienza di un paese che vive di compromessi e accetta un modo pusillanime di agire in cui la morale sociale si preserva facendo le cose di nascosto e lavandosi poi la coscienza; che fa i suoi comodi e poi crede che basti una visita al confessionale per sentirsi di nuovo puliti.
La seconda, quella che lei incarnò dopo avere squarciato questa ipocrisia, navigando questo vittimismo anche quando ormai il potere lo gestiva da decenni e anche il Papa, quando era malata, andò a farle una visita personale dopo una vita da anticlericale, e chissà cosa si saranno detti. Naturalmente non si possono risolvere i problemi solo con le barricate e facendosi arrestare: a un certo punto la politica ti chiede anche di mostrare quello che sei. E lì Emma Bonino fece le sue scelte, a cui forse altre Emma Bonino dovranno porre delle toppe.
