Un pubblico arrivato da diverse parti del territorio e un’atmosfera di profonda commozione hanno accompagnato il tributo che la comunità di Careri, piccolo centro della Locride, ha voluto dedicare al professor Domenico Minuto. A pochi mesi dalla sua scomparsa, avvenuta nel mese di marzo, familiari, cittadini e studiosi si sono ritrovati per ricordare una figura che ha lasciato un’impronta profonda nel panorama scientifico italiano e internazionale, attraverso una vita dedicata allo studio della cultura bizantina e della grecità calabrese. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Culturale “Francesco Perri”, ha rappresentato un momento di riflessione sull’eredità culturale di uno studioso che ha saputo portare la Calabria al centro del dibattito storico e accademico, valorizzandone radici, spiritualità e identità.
La serata si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Pipicella, che ha evidenziato il forte legame di Minuto con il territorio e il valore delle sue ricerche. Sulla stessa linea l’intervento del presidente dell’associazione promotrice, Giulio Strangio, che ha sottolineato l’importanza dell’eredità culturale lasciata dal professore. Prima degli interventi è stato inoltre trasmesso un messaggio vocale di Suor Mirella Muià, monaca eremita di ispirazione orientale, dal monastero dell’Unità di Gerace.
A delineare il profilo scientifico e umano del grande bizantinista è stato Giacomo M. Oliva, direttore del Museo Diocesano e del Tesoro della Cattedrale di Gerace, oltre che componente del consiglio direttivo del Comitato Permanente di Studi Bizantini, sodalizio fondato nel 1970 proprio per intuizione del professor Minuto. Nel suo intervento Oliva ha evidenziato il valore della ricerca di Minuto, soffermandosi soprattutto sulla dimensione spirituale e umana dello studioso, racchiusa in un termine considerato emblematico: “Coerente”. “Mimmo Minuto era coerente perché traduceva rigorosamente in pratica ciò che professava: un autentico cristiano e un rigoroso studioso. Quando illustrava le vite dei santi monaci calabresi, egli stesso, nella quotidianità, ne incarnava lo spirito vivendo da asceta”.
La difesa dell’identità calabrese e il “doppio polmone” della Calabria
Attraverso una vastissima produzione scientifica fatta di pubblicazioni, lezioni e conferenze, Domenico Minuto ha dedicato la propria esistenza alla tutela della cultura calabrese più autentica, lontana da rappresentazioni superficiali e fondata invece su valori storici e spirituali profondi. Fino agli ultimi giorni della sua vita ha difeso alcuni elementi fondamentali della tradizione regionale: la lingua e il rito, con riferimento all’antica parlata greca e alla liturgia di San Giovanni Crisostomo; il paesaggio e la storia, attraverso lo studio dell’architettura medievale del territorio; e un’identità integrata della Calabria medievale, capace di esprimere la propria anima attraverso il dialogo tra Oriente e Occidente. Una visione sintetizzata nella definizione della Calabria come terra capace di respirare con “due polmoni”: quello orientale e quello occidentale.
Durante la commemorazione è emerso anche il ricordo di un intervento pronunciato da Minuto il 26 luglio dello scorso anno, a margine di una conferenza tenuta al Museo Nazionale di Reggio Calabria da Giacomo M. Oliva sul ruolo del monachesimo italo-greco nello sviluppo dell’Umanesimo occidentale. In quell’occasione, il novantacinquenne studioso pronunciò parole che oggi assumono il valore di un vero testamento culturale e spirituale.
“Smettiamola di fare distinzioni tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, perché sono Chiese sorelle. Stigmatizzò allora Minuto. I miei 95 anni, proseguì, non mi consentono di portare avanti questi studi, per cui lascio a chi viene dopo di me questo incarico”. Un invito raccolto immediatamente: Oliva ha infatti annunciato che un comitato promosso dagli amici più stretti del professore è già al lavoro per realizzare una pubblicazione dedicata alla sua memoria, con l’obiettivo di proseguire il percorso di ricerca tracciato da Minuto.
Gli interventi e il ricordo della famiglia
Tra i momenti centrali della serata anche il contributo della docente Angela Martino, autrice della relazione “La gente di Careri”, che ha messo in evidenza la straordinaria umiltà dello studioso e il rapporto diretto con la comunità. Minuto, infatti, attraverso il dialogo con le persone comuni, aveva raccolto numerosi elementi utili alle proprie ricerche scientifiche, trasformando l’ascolto del territorio in una fonte preziosa di conoscenza.
Particolarmente emozionante è stata la testimonianza della figlia, la docente Sara Minuto, che ha ringraziato gli organizzatori dell’iniziativa ricordando il carattere riservato del padre. La figlia ha sottolineato come Domenico Minuto avrebbe accolto con gratitudine un simile omaggio, pur cercando, per il suo stile personale, di sottrarsi a celebrazioni eccessive.
L’incontro si è concluso con la lettura di alcuni pensieri scritti dallo stesso Minuto, affidata a Isabella Monica, e con i saluti finali di Paolo Latella e Vito Pirruccio in rappresentanza dell’associazione “I care”. La serata si è chiusa con la proiezione di una suggestiva selezione di immagini storiche tratte dal repertorio fotografico di Alfonso Picone Chiodo, offrendo al pubblico presente un ultimo prezioso sguardo sulla vita e sull’opera di un intellettuale che ha dedicato la propria esistenza alla conoscenza e alla valorizzazione della Calabria.
