Gaspare Mutolo racconta Cosa Nostra: “per la mafia italiana il mondo gay era incompatibile”

L’ex collaboratore di giustizia e uomo di fiducia di Totò Riina, intervistato da Klaus Davi, commenta l’inchiesta sui rapporti tra vertici di Cosa Nostra Usa e locali gay: “una cosa simile in Italia era impensabile”

“Gli affiliati di Cosa Nostra non potevano avere nessun contatto con gli omosessuali, figuriamoci se potevano condividere con loro la gestione di locali gay…”. Gaspare Mutolo, ex autista tuttofare di Totò Riina, diventato suo uomo di fiducia dopo che avevano trascorso alcuni mesi assieme in cella, commenta così con Klaus Davi, nel talk KlausCondicio in onda su YouTube, l’inchiesta di Dagospia che ha svelato i rapporti tra i vertici di Cosa Nostra Usa e i movimenti LGBT. “Una cosa simile per noi era totalmente impensabile. In Italia il mondo gay veniva tenuto alla larga. A Palermo proprio no, era più rigida. Catania era più libera di pensiero, c’era qualcuno che dava confidenza a qualche prostituta… Anche solo avvicinarsi a un gay era ritenuto sbagliato. I gay non erano guardati con disprezzo ma proprio non interessavano alla mafia. Il mondo gay e quello di Cosa Nostra erano incompatibili. Non ricordo che né Gaetano Badalamenti né Totò Riina facessero in mia presenza battute omofobe ma li guardavano con compassione, mai si poteva pensare che un gay potesse essere mafioso o essere vicino ai mafiosi. Si guardavano come persone deboli, leggere, senza carattere”, dice il super pentito coinvolto nel maxiprocesso del 1986 che decise di collaborare con la giustizia quando Giovanni Falcone nel 1991 glielo propose. “Una cosa come quella del CLAN  Genovese con la gestione, anche solo indiretta, dei locali gay – continua Mutolo – in Italia era impensabile. Pensi poi che Badalamenti fino al 1978 non investiva nemmeno in banche poiché era contro l’usura”. Era anche totalmente escluso che Cosa Nostra potesse affiliare picciotti omosessuali: “C’era una rigida selezione, conoscevamo il territorio e le famiglie. Mi creda, un’ipotesi totalmente esclusa”, afferma Mutolo. E alla domanda di Klaus Davi se ci fosse qualche pettegolezzo su alcuni affiliati non sposati, Mutolo risponde: “C’erano affiliati più raffinati, colti, eleganti e non sposati ma in nessun modo si vociferò mai di una loro presunta omosessualità”. E’ quanto inviato alla stampa dal giornalista Klaus Davi.