Il dibattito sulla disabilità a scuola e sulle modalità organizzative degli istituti torna al centro del confronto politico e sociale. A intervenire è Domenico Monteleone, referente del Comitato Costituente Reggio Calabria 594 – Futuro Nazionale e insegnante, che richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare il tema partendo dalle esigenze concrete di studenti, famiglie e docenti. “Sulla disabilità a scuola servono meno semplificazioni e più attenzione alla realtà concreta degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti.
Da insegnante, prima ancora che da Referente del Comitato 594 di Futuro Nazionale, ritengo che sulla disabilità a scuola si debba parlare partendo dalle situazioni reali, evitando contrapposizioni che rischiano di non aiutare né gli studenti né le loro famiglie e accusare di costruttori di ghetti squalifica anche chi accusa. Lo dico subito, prima ancora che qualcuno scelga di attribuirmi una posizione che non ho espresso: parlare di ambienti educativi e didattici dedicati, per determinati momenti e nei casi di particolare complessità, non significa proporre il ritorno alle classi differenziali, fortunatamente abolite. Queste appartengono a un modello storico di separazione scolastica che non è ciò di cui sto parlando”, afferma Monteleone.
Il nodo del dibattito: inclusione e strumenti personalizzati
Secondo il referente del Comitato 594, il confronto sul tema non dovrebbe essere trasformato in uno scontro ideologico, ma dovrebbe concentrarsi sugli strumenti utili a rendere effettiva l’inclusione scolastica. “E prima di trasformare questa discussione in una disputa ideologica, basterebbe una breve ricerca in rete, anche attraverso i siti e la documentazione pubblicata dalle stesse istituzioni scolastiche, per verificare che nella pratica educativa esistono realtà nelle quali vengono utilizzati spazi dedicati o ambienti strutturati, le cosiddette aule sostegno, per rispondere a specifiche esigenze degli alunni con disabilità.
Questo non significa che esista una categoria giuridica generale denominata “aula di sostegno”, significa semplicemente che non si può negare a priori la presenza, nella realtà scolastica, di soluzioni organizzative differenti. La questione che pongo è quindi molto semplice: può una scuola inclusiva prevedere modalità e ambienti di apprendimento differenti quando le condizioni di un singolo alunno lo rendono opportuno?”
Il riferimento alla normativa: Legge 104, decreto 66/2017 e PEI
Nel suo intervento Monteleone richiama il quadro normativo vigente, sottolineando come il principio dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità rappresenti il riferimento centrale dell’organizzazione educativa. La Legge 104/1992 indica tra gli obiettivi dell’integrazione scolastica lo sviluppo delle potenzialità della persona nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione, mentre il decreto legislativo 66/2017 pone attenzione alla personalizzazione dei percorsi e alla risposta ai diversi bisogni educativi.
Un ruolo centrale viene attribuito al PEI, Piano Educativo Individualizzato, elaborato dal GLO, Gruppo di Lavoro Operativo, nel quale partecipano le componenti coinvolte nel percorso dell’alunno, compresa la famiglia e l’equipe multidisciplinare. “Da queste disposizioni NON deriva una generale previsione normativa di “aule separate” per gli alunni con disabilità e sarebbe improprio sostenerlo, si può dire, però, che, nell’ambito dell’organizzazione scolastica e della progettazione individualizzata, possono essere prese in considerazione, quando pertinenti alle esigenze del singolo alunno, differenti modalità, strumenti e ambienti di apprendimento, nel rispetto del quadro normativo sull’inclusione.”
“Uno spazio dedicato non significa allontanare lo studente dalla classe”
Monteleone porta l’esempio di studenti con disabilità particolarmente gravi e complesse che possono vivere momenti di sovraccarico legati al rumore, agli stimoli o all’ambiente circostante. “Pensiamo a un ragazzo con una disabilità particolarmente grave e complessa che partecipa alla vita della propria classe, svolge le attività e sta con i compagni, ma che in determinati momenti può vivere un forte sovraccarico dovuto al rumore, agli stimoli o alla situazione ambientale.
In una situazione del genere, qualora la scuola lo ritenga pedagogicamente e organizzativamente opportuno e nel rispetto del percorso individualizzato, può essere valutata anche la possibilità di utilizzare, per specifiche attività o momenti, uno spazio più tranquillo e strutturato, con strumenti adeguati alle esigenze dell’alunno e non si tratta di creare una classe diversa né si tratta di allontanare stabilmente il ragazzo dai suoi compagni o, peggio, di mettere in discussione la sua appartenenza alla classe. Si tratta di chiedersi se, in quel determinato momento, quell’ambiente sia davvero quello nel quale il ragazzo riesce meglio a stare, apprendere e partecipare.”
Da qui la riflessione sulla necessità di superare contrapposizioni rigide tra inclusione e tutela del benessere individuale. “Ecco perché trovo improprio sovrapporre automaticamente questa possibilità al concetto di classe differenziale. La domanda seria non dovrebbe essere soltanto: “Dove deve stare questo ragazzo?” ma: “Quali condizioni possono favorire, per questo ragazzo, apprendimento, partecipazione e benessere?””
Il coinvolgimento delle famiglie e la proposta del Comitato 594
Secondo Monteleone, un ruolo fondamentale deve essere riconosciuto alle famiglie, chiamate a partecipare alle scelte che riguardano il percorso educativo dei propri figli. “E in questa riflessione la famiglia deve essere ascoltata e coinvolta; i genitori conoscono la storia del proprio figlio, le sue difficoltà, le sue modalità di comunicazione e quei segnali che spesso consentono di comprendere quando una situazione sta diventando fonte di disagio.”
Il Comitato 594 di Futuro Nazionale auspica quindi che ogni istituzione scolastica possa individuare, nell’ambito della propria organizzazione, ambienti di apprendimento dedicati alle esigenze degli alunni con disabilità particolarmente grave e complessa, senza trasformarli in classi separate e mantenendo il principio della frequenza nella classe comune. “Non una nuova separazione, dunque, ma più strumenti per rendere concreta l’inclusione. Nessuna famiglia dovrebbe essere posta davanti a una contrapposizione artificiale tra inclusione e tutela del benessere del proprio figlio ma le due esigenze devono essere considerate insieme.”
Il confronto politico: “Giudicare le proposte, non le etichette”
In conclusione, Monteleone interviene anche sul dibattito politico nato attorno alla posizione di Domenico Giannetta e di Futuro Nazionale, respingendo l’accusa di voler reintrodurre modelli scolastici superati. “Ed è proprio su questo punto che voglio essere politicamente netto. A Domenico Giannetta e a Futuro Nazionale viene appiccicata l’etichetta delle “classi differenziali”, ma questa non è ciò di cui stiamo parlando e che, tra le altre cose, nessuno ha mai proposto. La nostra posizione riguarda solo la possibilità, nei casi di particolare complessità, di avere a disposizione e utilizzare ambienti e modalità educative specifiche, temporanee e funzionali al percorso individualizzato dello studente, senza cancellarne l’appartenenza alla classe e alla comunità scolastica.”
“Confondere deliberatamente, o per superficialità, uno spazio educativo dedicato con una classe differenziale significa falsare il contenuto della discussione e quando il confronto sui contenuti viene sostituito dall’etichetta, il dibattito politico perde qualità e, assieme al dibattito, la aperte anche chi propone etichette. Noi non proponiamo di separare i ragazzi con disabilità, proponiamo una scuola che abbia più strumenti per includerli, anche quando la situazione è particolarmente complessa.”
Monteleone conclude ribadendo che il confronto dovrebbe concentrarsi sulle proposte e sulle soluzioni concrete per studenti e famiglie. “Ed è su questo che chiediamo che Domenico Giannetta venga giudicato: sulle proposte, sulle posizioni effettivamente sostenute e sulla capacità di rappresentare il territorio, non sulle caricature costruite dai suoi avversari. È su questo terreno che intendiamo portare il nostro contributo al dibattito elettorale: una scuola capace di includere, personalizzare e sostenere gli studenti e le loro famiglie, nel rispetto della normativa e della professionalità di chi ogni giorno opera al loro fianco”, conclude.
