Dalla sclerosi multipla alla Serie A di Basket con la Reggio Bic: la storia emozionante di Marco Guidotto

La Reggio BIC accoglie il talento del CUS Catania. La sua storia parte dalla diagnosi di sclerosi multipla e arriva fino al massimo campionato italiano

Ci sono storie che raccontano un trasferimento. E poi ci sono storie che raccontano una rinascita. Quella di Marco Guidotto, nuovo giocatore della Reggio BIC, appartiene decisamente alla seconda categoria. Il suo arrivo in riva allo Stretto non è soltanto un nuovo tassello per il roster di coach Antonio Cugliandro. È il punto più alto, almeno finora, di un percorso iniziato nel momento più difficile della sua vita.

Marco ha sempre giocato a basket. Poi è arrivata la diagnosi di sclerosi multipla e tutto è cambiato.

La mia vita è cambiata radicalmente. Ero una persona molto dinamica e la malattia mi ha isolato. Ho attraversato anni bui“. La svolta arriva quasi per caso, durante un ricovero per un’intensa ricaduta. Nel corso della riabilitazione presso l’Unità Spinale dell’ospedale Cannizzaro, qualcuno gli mostra una possibilità che fino a quel momento sembrava impensabile: continuare a fare sport, nonostante le limitazioni.

È da lì che nasce una nuova strada. Nel 2019 comincia il percorso con il CUS Catania. Ma è il 2020 a cambiare ulteriormente il significato di quella sfida. Nasce sua figlia.

Lei mi ha dato una ragione in più per metterci ogni singola risorsa e tutto l’impegno possibile“. Anche il numero di maglia diventa così una promessa, un simbolo, un legame indissolubile. Il 3, il giorno della nascita di sua figlia. “Spero davvero che sia orgogliosa del suo papà“.

Imparare di nuovo a giocare

Passare dal basket in piedi alla carrozzina non è stato semplice. “All’inizio è stata dura abituarmi alla carrozzina, perché è un gioco totalmente diverso rispetto al basket in piedi“. A Catania, però, Marco trova compagni pronti ad accompagnarlo e una guida fondamentale in coach Gabriella.

Devo un ringraziamento enorme ai miei compagni di squadra e alla pazienza di coach Gabriella, che mi hanno dato il tempo necessario per comprendere le nuove dinamiche“.

E nel suo percorso ci sono due nomi ai quali Guidotto riconosce un ruolo speciale: Ivan Messina e Giuseppe Garaffo, i suoi mentori al CUS Catania. “Devo proprio a loro la crescita personale in questo sport“. Una crescita che, secondo Marco, segue una regola semplice ma potentissima: “più diventi bravo, più ti piace e più ti innamori di quello che fai“. E lui del basket si è innamorato ancora una volta.

Una seconda opportunità

Guidotto non nasconde le difficoltà legate alla propria patologia. La sclerosi multipla incide sulla forza, sull’equilibrio, sulla memoria, sulla vista e sui movimenti. Ma nella sua storia la malattia non è diventata il punto finale. È diventata una parte della strada. “Ringrazio immensamente questo sport per avermi dato una seconda opportunità“.

Poi una frase che racconta meglio di qualsiasi altra cosa il suo modo di vivere questa sfida: “dove non arrivo con il corpo o con la testa, compenso con la voglia di migliorare, con il cuore e con l’amore per il basket“.

Quella maglia che sembrava impossibile

La Serie A, fino a qualche tempo fa, sembrava un traguardo troppo lontano. Poi arriva la chiamata della Reggio BIC. “La mia reazione è stata un misto di sorpresa, pura felicità e anche un pizzico di paura“. Perché Marco conosce perfettamente la difficoltà della sfida che lo attende. “Con la mia patologia, non avrei mai creduto di potermi spingere fino alla Serie A“.

Eppure ci è arrivato. Un piccolo anticipo di quello che sarebbe successo era già arrivato un paio di mesi fa, quando Guidotto aveva avuto la possibilità di allenarsi con la Reggio BIC insieme al compagno di squadra Massimo Chillemi. “È stata una bella esperienza, ma non avrei mai pensato di poter giocare insieme a loro“. Adesso non sarà più soltanto un allenamento. Sarà la sua squadra. “Un sogno che si realizza”.

Cugliandro e la scelta di investire sul talento italiano

Con l’arrivo di Guidotto, la Reggio BIC porta a cinque gli italiani presenti nel roster. Un dato che racconta una precisa direzione tecnica. Coach Antonio Cugliandro continua infatti a costruire una squadra capace di unire esperienza e talento internazionale alla valorizzazione dei giocatori italiani, offrendo loro spazio, responsabilità e soprattutto la possibilità di crescere.

Il sogno di tanti ragazzi è poter arrivare a giocare in serie A, e noi come unica squadra di serie A del sud Italia, siamo considerati spesso da loro come punto di riferimento. Ma questa nostra scelta di ricadere su atleti del nostro territorio evidenzia anche una barriera geografica e logistica strutturale: la forte difficoltà per una società del Sud come la nostra, di attrarre giocatori italiani stabilmente residenti nel Centro o nel Nord Italia, costringendo di fatto a fare di necessità virtù e sono davvero felice per l’innesto di Marco poiché non è solo una scelta territoriale, ma il giusto riconoscimento a un atleta che grazie a una forza di volontà straordinaria e a un desiderio profondo, incarna perfettamente lo spirito di rivalsa della nostra squadra che ci ha da sempre contraddistinto”.

Non soltanto nomi già affermati, dunque, ma anche atleti da accompagnare nel proprio percorso di maturazione. Ed è proprio qui che l’arrivo di Guidotto assume un significato particolare. La Reggio BIC non sceglie soltanto un giocatore. Sceglie una storia. Sceglie un atleta che ha già dimostrato di saper trasformare gli ostacoli in motivazioni. E adesso gli consegna una nuova sfida.

Voglio ringraziare di cuore la società per avermi dato questa incredibile occasione“. La paura c’è. Le difficoltà ci saranno. Ma anche la voglia di provarci. “È un’opportunità che voglio cogliere con tutto il cuore“. Perché questa volta Marco Guidotto non deve semplicemente tornare a giocare a basket. Deve giocare in Serie A. E lo farà con il numero 3 sulla schiena. Per sua figlia. Per chi ha creduto in lui. E, soprattutto, per ricordare a sé stesso che a volte il traguardo più bello arriva proprio dopo la strada più difficile.