La crisi migratoria di Ceuta arriva al centro del dibattito europeo e riaccende lo scontro sulle politiche dell’Unione europea in materia di immigrazione. La riunione straordinaria della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) del Parlamento europeo, convocata per analizzare quanto accaduto al confine tra Spagna e Marocco, si è trasformata in un confronto acceso tra diverse visioni dell’Europa: da una parte chi chiede maggiore controllo delle frontiere esterne, dall’altra chi richiama la necessità di una maggiore condivisione delle responsabilità tra Stati membri.
Al centro dell’audizione sono intervenuti il presidente della città autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, e il commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione Magnus Brunner. Assenti invece i rappresentanti del governo spagnolo invitati, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e la ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni Elma Saiz. Una scelta definita dal presidente della commissione LIBE, lo spagnolo Javier Zarzalejos del Partito popolare europeo, come “estremamente deplorevole”.
Vivas: “Non è stata una normale crisi migratoria”
Il tono più duro della seduta è arrivato proprio da Juan Jesús Vivas, che ha descritto gli eventi del 30 e 31 luglio come qualcosa di molto diverso da una semplice emergenza migratoria. Il presidente di Ceuta ha parlato apertamente di una “invasione”, richiamando la definizione contenuta nel dizionario della Reale Accademia Spagnola. Secondo Vivas, l’arrivo di circa 80mila persone, una stima superiore rispetto alle cifre inizialmente circolate, avrebbe portato nella città autonoma un numero di persone paragonabile alla sua stessa popolazione.
“La nostra gente si sente triste, impotente, ansiosa, impaurita e preoccupata, e ha buone ragioni per esserlo, perché è inevitabile chiedersi se questo accadrà di nuovo prima o poi”, ha dichiarato Vivas durante l’audizione europea.
Per il presidente di Ceuta, quanto accaduto avrebbe messo in discussione non soltanto la sicurezza della città autonoma, ma anche quella della Spagna e dell’intera Unione europea. Il nodo principale, secondo Vivas, riguarda la dipendenza della sicurezza della frontiera europea dalla collaborazione del Marocco, Paese che non riconosce la sovranità spagnola sulla città.
Durante la seduta è emerso inoltre che la situazione non sarebbe ancora completamente rientrata. Secondo i dati forniti, tra 3mila e 5mila migranti sarebbero ancora presenti a Ceuta, mentre le strutture di accoglienza avrebbero superato la loro capacità. Vivas ha ricordato anche le vittime registrate durante la crisi.
La richiesta di Bruxelles: più controllo delle frontiere e rimpatri più rapidi
Dal presidente di Ceuta sono arrivate precise richieste alle istituzioni nazionali ed europee: un rafforzamento degli uomini e dei mezzi lungo il confine, maggiori investimenti nelle infrastrutture, procedure più rapide per i rimpatri delle persone senza diritto alla permanenza e un coinvolgimento più forte delle agenzie europee come Frontex, Europol e l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo.
Vivas ha inoltre chiesto un sostegno economico per limitare gli effetti della crisi sull’economia locale, particolarmente colpita dalla pressione improvvisa sulla città.
Brunner: “l’Europa non può dipendere dalla buona volontà di un solo Paese”
Il commissario europeo Magnus Brunner ha mantenuto toni più istituzionali, ma ha indicato una conclusione chiara: l’Unione europea non può affidare la gestione delle proprie frontiere esterne esclusivamente alla collaborazione dei Paesi confinanti. “Dobbiamo cooperare con i nostri vicini”, ha spiegato Brunner, sottolineando però che una situazione in cui il controllo delle frontiere dipenda dalla “buona volontà di un solo Stato vicino” rende l’Europa vulnerabile.
Secondo il commissario, Bruxelles dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti disponibili nei rapporti con il Marocco, dalla politica dei visti alla cooperazione economica, fino agli aiuti allo sviluppo. Parallelamente, sarebbe necessario rafforzare gli accordi sui rimpatri e sulle riammissioni, contrastare le reti dei trafficanti e monitorare il ruolo dei social network nella diffusione di campagne capaci di favorire partenze di massa.
Brunner ha riconosciuto che, nel complesso, gli ingressi irregolari e le richieste di asilo nell’Ue risultano in calo, ma ha evidenziato il forte impatto politico delle immagini arrivate da Ceuta. Secondo il commissario, ciò che è accaduto in pochi giorni “ha scioccato la politica di un intero continente”.
Europarlamento diviso: accuse al governo Sánchez e richiesta di solidarietà
Il dibattito nella commissione LIBE si è rapidamente trasformato in uno scontro politico tra i diversi gruppi dell’Eurocamera. Esponenti di Ppe, Conservatori e Riformisti europei (Ecr) e Patrioti per l’Europa hanno concentrato le loro critiche sul governo guidato da Pedro Sánchez, accusandolo di aver creato condizioni capaci di incentivare nuovi arrivi irregolari.
L’eurodeputata dell’Ecr Assita Kanko ha parlato di “pull factor”, cioè di fattori di attrazione per l’immigrazione irregolare, collegandoli alle politiche adottate dalla Spagna.
Nel confronto è entrato anche il tema del ruolo del Marocco. Secondo Vivas, Rabat, “se non ha orchestrato ha quanto meno agevolato l’attraversamento del confine”. Accuse respinte dalle autorità marocchine, che negano di aver organizzato l’afflusso.
Al centro della discussione anche il ruolo dei social network e della disinformazione, con alcuni eurodeputati che hanno richiamato il rischio di campagne digitali capaci di alimentare mobilitazioni improvvise.
I socialisti chiedono una “solidarietà obbligatoria” tra gli Stati europei
Sul fronte opposto, il socialista spagnolo Juan Fernando López Aguilar ha difeso l’operato del governo Sánchez, spostando l’attenzione sulla risposta degli altri Stati membri.
Secondo López Aguilar, la Spagna avrebbe dimostrato solidarietà verso altri Paesi europei in precedenti crisi internazionali, ma non avrebbe ricevuto un sostegno equivalente durante l’emergenza di Ceuta. La richiesta avanzata è stata quella di una maggiore integrazione europea attraverso una “solidarietà obbligatoria” tra i Paesi dell’Unione.
Anche l’Italia entra nel dibattito su Schengen
La discussione ha coinvolto anche il tema dei controlli alle frontiere interne dell’area Schengen. La liberale francese Fabienne Keller ha ricordato che, durante precedenti fasi di pressione migratoria sull’Italia, diversi Paesi europei avevano riconosciuto la necessità di una risposta comune. Il riferimento riguarda anche la decisione italiana di reintrodurre controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna dopo la crisi di Ceuta.
La scelta è stata contestata dalla verde olandese Tineke Strik, che l’ha definita illegittima. Lo stesso Brunner ha ribadito che il ripristino dei controlli alle frontiere interne deve essere considerato una misura eccezionale, applicata soltanto come ultima possibilità e in modo proporzionato.
