Catanzaro, geriatria: all’UMG due giorni di confronto sulla cura dell’anziano

Conclusa la tredicesima edizione dell’appuntamento regionale della SIGG. Il messaggio condiviso: vivere più a lungo deve significare vivere meglio

Due giornate intense, una significativa partecipazione e un confronto multidisciplinare tra professionisti sanitari, accademici, istituzioni e realtà dell’assistenza. Si è concluso nell’Aula Magna C dell’Università Magna Graecia di Catanzaro il XIII Congresso regionale della Società italiana di Gerontologia e Geriatria, dedicato al tema “L’età geriatrica. Una sfida e un’opportunità per comprendere il valore della vita, della cura e della comunità”.

Otto sessioni scientifiche, letture e tavole rotonde hanno scandito la due giorni presieduta da Angela Sciacqua, presidente regionale della SIGG Calabria, docente ordinaria di Geriatria dell’UMG, direttrice della Geriatria universitaria e del Dipartimento assistenziale integrato di Medicina interna dell’Aou “Renato Dulbecco”.

È stato un congresso straordinario, molto partecipato e ricco di contenuti – ha commentato Sciacqua –. Un’importante occasione di confronto, soprattutto perché la Calabria è una delle regioni più anziane d’Italia. Questa condizione richiede una programmazione di lungo periodo e un dialogo costante per migliorare l’assistenza rivolta al paziente anziano“.

Ai lavori è intervenuto anche il rettore dell’Università Magna Graecia, Giovanni Cuda, che ha rivolto parole di apprezzamento alla professoressa Sciacqua, sottolineandone la capacità di coniugare competenza medica, elevato valore scientifico e inclusione. Il rettore ha evidenziato, inoltre, il lavoro di integrazione portato avanti con i colleghi del presidio Pugliese e il supporto assicurato dalla Geriatria universitaria al Pronto soccorso, quale espressione concreta di una collaborazione capace di unire professionalità e strutture diverse all’interno dell’Aou “Dulbecco”.

Il geriatra moderno, ha spiegato Sciacqua, deve possedere competenze specialistiche negli ambiti cardiovascolare, respiratorio, metabolico e nutrizionale, integrate con metodiche innovative, empatia e capacità di collaborare con famiglie, caregiver, infermieri, fisioterapisti e assistenti sociali. “I messaggi del congresso sono l’innovazione scientifica e le nuove possibilità di cura, ma anche l’attenzione verso la persona e la comunità“.

La multidisciplinarietà ha rappresentato il filo conduttore dell’iniziativa. Il prorettore dell’UMG Giuseppe Chiarella ha evidenziato come questi appuntamenti consentano a specialisti di diversa formazione di confrontarsi e riprogrammare percorsi, protocolli e collaborazioni utili al Servizio sanitario. Ha quindi richiamato la missione dell’Ateneo, che conta oltre venti scuole di specializzazione: formare giovani medici capaci di mettere le competenze acquisite innanzitutto a disposizione della Calabria. Sulla necessità di costruire relazioni tra discipline e saperi differenti si è soffermato anche Arturo Pujia, presidente del Senato accademico dell’UMG.

Uno dei passaggi centrali ha riguardato la continuità tra ospedale e territorio. Sergio Petrillo, direttore sanitario dell’Aou “Dulbecco” – in rappresentanza del direttore generale dell’azienda, Simona Carbone – ha sottolineato che l’Azienda ospedaliero-universitaria non può essere “una monade a sé stante“, ma deve diventare parte di una rete estesa all’intera Calabria.

Il territorio e gli ospedali spoke, secondo Petrillo, devono gestire le attività di base e quelle di primo e secondo livello, lasciando all’Azienda ospedaliero-universitaria le prestazioni di terzo livello. Diversamente, si rischia di utilizzare “una Ferrari per andare a fare la spesa“, congestionando le strutture di alta specialità. Case della salute e servizi territoriali devono però essere riempiti di contenuti: “la fiducia dei pazienti si conquista quando hanno la percezione di potervi trovare una risposta concreta“.

Sulla medicina di prossimità è intervenuto il generale Antonio Battistini, da pochi giorni commissario dell’Asp di Vibo Valentia dopo l’esperienza di Catanzaro,  mettendo in guardia dal rischio di concentrare il dibattito soltanto sul numero delle strutture. “serve un cambiamento di paradigma culturale: il passaggio dalla medicina di attesa alla medicina di iniziativa“. Occorre costruire una mappa delle fragilità, definire il rischio di ciascuna persona e raggiungere i pazienti a domicilio, intervenendo prima che le condizioni peggiorino e rendano necessario il ricovero.

La centralità della persona è stata richiamata anche da Luca Gallelli, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’UMG. Le tecnologie e l’intelligenza artificiale offrono nuove opportunità, ma “devono sostenere il percorso di cura senza sostituire il rapporto umano e la responsabilità del professionista“.

Il valore dell’approccio geriatrico è stato ribadito dalla presidenza nazionale della SIGG: il geriatra deve affrontare comorbidità, multimorbidità e fragilità attraverso una visione internistica e olistica, guardando alla persona nel suo insieme e promuovendo un’efficace prevenzione sul territorio.

A collegare il confronto scientifico con la responsabilità delle istituzioni è stata la vicesindaca Giusy Iemma. “Nessuno può affrontare da solo la complessità dell’invecchiamento“, ha affermato, richiamando il dialogo tra Università, istituzioni, associazioni, servizi sociali e sanitari. Catanzaro, ha sottolineato, può mettere a sistema competenze e professionalità per diventare una città sempre più accogliente e attenta alle persone anziane.

Il congresso si è chiuso con un messaggio condiviso: vivere più a lungo deve significare vivere meglio. Servono prevenzione, formazione, innovazione e reti assistenziali capaci di accompagnare la persona anziana dall’ospedale al territorio e fino al proprio domicilio. La segreteria organizzativa del congresso è dell’agenzia Present&Future.