Capo d’Orlando, morto Antonino Messina: “scompare un protagonista della storia politica e civile della città”

L’ex sindaco orlandino, storico esponente della Democrazia Cristiana, ha guidato il Comune per quindici anni complessivi tra il 1972 e il 1992. Matasso: “Una personalità che ha attraversato da protagonista una lunga stagione della vita amministrativa, politica ed economica”

La segreteria regionale siciliana del Partito Socialista Democratico Italiano esprime profondo cordoglio per la scomparsa del ragionier Antonino Messina, storico esponente della Democrazia Cristiana ed ex sindaco di Capo d’Orlando, amministratore che ha segnato una lunga fase della vita politica e civile della città tirrenica. Messina ha ricoperto la carica di primo cittadino per quindici anni complessivi, in diversi periodi compresi tra il 1972 e il 1992, attraversando una fase particolarmente significativa per lo sviluppo amministrativo, sociale ed economico del territorio. A ricordarne la figura è il segretario regionale del PSDI Antonio Matasso, che sottolinea il ruolo avuto da Messina nella storia politica locale e provinciale.

“Con Nino Messina scompare una personalità che ha attraversato da protagonista una lunga stagione della vita amministrativa, politica ed economica di Capo d’Orlando, nonché dell’intera provincia di Messina. Esponente insigne della tradizione della Democrazia Cristiana, Nino Messina seppe interpretare, fin dai primi passi in politica, una cultura del confronto tra le forze democratiche e riformiste, svolgendo un ruolo centrale nell’affermazione della formula di centro-sinistra nel contesto orlandino di oltre mezzo secolo fa, grazie a cui si susseguirono una serie di giunte fondate sulla collaborazione tra Dc, Psi, Psdi e Pri, caratterizzate dagli ottimi risultati nell’amministrazione”, c’è scritto nella nota.

Il centro-sinistra orlandino e la stagione del dialogo tra culture politiche

Nel ricordo di Antonio Matasso, quella stagione amministrativa rappresentò un esempio di collaborazione tra differenti culture politiche, accomunate dall’appartenenza all’area democratica. Il segretario regionale del PSDI evidenzia come, pur nella distinzione delle rispettive identità, si sviluppò un lungo rapporto di collaborazione tra cattolici democratici, socialisti, socialdemocratici e repubblicani, che caratterizzò una fase importante della vita pubblica di Capo d’Orlando. Un passaggio particolarmente significativo viene individuato nel 1991, durante l’ultima sindacatura del ragionier Messina, quando l’amministrazione comunale, guidata da una coalizione imperniata sul gruppo democristiano e sulle formazioni laico-socialiste, si schierò al fianco dell’Acio, l’associazione dei commercianti impegnata nella lotta al racket.

In quella fase il Comune sostenne concretamente la mobilitazione contro le estorsioni, anche attraverso la costituzione di parte civile dell’Ente nel processo contro gli estortori. Nel 2014, la Fondazione socialista antimafia “Carmelo Battaglia” conferì ad Antonino Messina, insieme all’amico ed ex sindaco socialdemocratico Carmelo Giuseppe Antillo, il Premio antimafia “Salvatore Carnevale”, riconoscendo il ruolo svolto dai due amministratori nel sostegno alla battaglia dei commercianti orlandini contro il fenomeno estorsivo.

L’impegno politico dopo la Prima Repubblica e il rapporto con il mondo riformatore

Matasso ricorda anche il percorso politico di Messina negli anni successivi alla conclusione della Prima Repubblica, evidenziando il suo interesse verso la costruzione di un’area politica moderata e riformatrice aperta al dialogo con il mondo socialista, repubblicano e liberale.“Dopo la conclusione della Prima Repubblica – prosegue Matasso – Nino Messina continuò a guardare con interesse alla costruzione di un’area politica del centro riformatore aperta alla collaborazione con il mondo socialista, repubblicano e liberale. Nel 1996 fu tra i promotori dell’Ulivo a Capo d’Orlando, di cui fu brevemente coordinatore, pur maturando successivamente una posizione critica rispetto al coinvolgimento nella coalizione di componenti della sinistra radicale”.

Negli stessi anni, secondo quanto riferito dal segretario regionale del PSDI, Sergio Mattarella, allora esponente del Partito Popolare Italiano e oggi Presidente della Repubblica, contattò Messina proponendogli una candidatura al Parlamento per lo Scudo crociato del Ppi. Una proposta che Antonino Messina, pur manifestando gratitudine, decise di declinare.

Presidente della Camera di Commercio di Messina e il rapporto con imprese e commercianti

Alla lunga esperienza politica e amministrativa si aggiunse anche l’impegno nel mondo economico e produttivo del territorio. Antonino Messina ricoprì infatti il ruolo di presidente della Camera di Commercio di Messina, rappresentando il tessuto imprenditoriale della provincia e mantenendo un rapporto costante con commercianti e operatori economici locali. Un legame particolarmente significativo anche durante e dopo la stagione della mobilitazione antiracket di Capo d’Orlando, uno dei momenti più importanti della recente storia del territorio tirrenico-nebroideo.

“Quella battaglia – sottolinea Matasso – vide istituzioni e società civile trovare il coraggio di reagire. Nino Messina e Carmelo Giuseppe Antillo, insieme all’altro compianto sindaco democristiano Toto Longo, appartengono ad una nobile storia di amministratori che seppero stare accanto ad operatori economici taglieggiati in uno dei passaggi più difficili e più importanti del vissuto recente di tutta la zona tirrenico-nebroidea. Il contrasto al racket divenne allora un patrimonio caratterizzante per le classi dirigenti orlandine”.

Il cordoglio del PSDI siciliano

Nel messaggio conclusivo, il segretario regionale del PSDI ha espresso la vicinanza del partito alla famiglia di Antonino Messina.“Ai familiari di Nino Messina – conclude l’esponente del Sole nascente – giungano la vicinanza e le condoglianze dei socialdemocratici siciliani. Resta il ricordo di una lunga esperienza al servizio delle istituzioni e di una stagione nella quale il confronto fra culture politiche diverse, ma appartenenti al comune arco democratico, rappresentò una componente essenziale della vita pubblica di Capo d’Orlando, così come di tutto il Paese”.