Si è conclusa con un grande successo di pubblico e di critica la III Edizione de “La Biennale dello Stretto”, l’appuntamento internazionale dedicato alla rilettura e alla trasformazione del paesaggio mediterraneo attraverso il tema “Mutazioni”. Promossa dagli architetti Alfonso Femia, Annalisa Metta e Salima Naji, la manifestazione si conferma un osservatorio di riferimento per affrontare le grandi sfide legate all’architettura, alla rigenerazione urbana e alla valorizzazione dei territori storici.
Il paesaggio, nel corso dei lavori, non è stato interpretato come un semplice sfondo, ma come una materia viva sulla quale intervenire per ricostruire sistemi di relazioni, comunità ed economie. Un approccio che ha messo al centro la necessità di ripensare il rapporto tra uomo, ambiente e territorio, con particolare attenzione alle aree mediterranee e ai luoghi caratterizzati da fragilità ambientali e trasformazioni profonde.
L’Ordine degli Architetti di Messina protagonista dei lavori
L’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Messina ha partecipato attivamente alla manifestazione, svoltasi dal 18 al 22 settembre, portando un contributo qualificato sui temi dell’architettura contemporanea e delle trasformazioni urbane. Dopo l’apertura ufficiale con i saluti istituzionali del presidente dell’Ordine Giovanni Lazzari a Forte Batteria Siacci, il programma è proseguito a Messina presso il Palazzo del Monte di Pietà.
La tappa messinese è stata dedicata alle grandi questioni legate alla trasformazione delle città, allo student housing e alla rigenerazione territoriale, con gli interventi dei professori Giuseppe Fera e Francesca Moraci. Un momento di approfondimento che ha evidenziato la necessità di costruire nuovi modelli urbani capaci di rispondere ai cambiamenti sociali, ambientali ed economici in corso.
“Ciclone Harry, da catastrofe a opportunità”: il confronto sui territori fragili
La giornata conclusiva della Biennale, nuovamente ospitata nella suggestiva cornice di Forte Batteria Siacci, ha visto protagonista la tavola rotonda “Ciclone Harry, da catastrofe a opportunità”, moderata da Alfonso Femia. Al centro del dibattito l’impatto dei fenomeni meteorologici estremi e la necessità di superare una gestione basata esclusivamente sull’emergenza, puntando invece su una pianificazione ordinaria e strutturata.
Al confronto hanno partecipato il presidente dell’Ordine degli Architetti Giovanni Lazzari, il professor Nanni Randazzo dell’Università di Messina e l’architetto Gaetano Scarcella, amministratore di uno dei Comuni maggiormente colpiti dai recenti eventi atmosferici. Il dibattito ha analizzato strategie operative legate alla tutela dei litorali, alla regimazione idraulica e al consolidamento dei versanti, individuando nella prevenzione uno degli strumenti principali per la sicurezza futura dei territori.
Il Laboratorio Propositivo Permanente presenta i primi progetti
Nell’ambito della manifestazione sono stati presentati anche gli esiti del percorso sviluppato dal Laboratorio Propositivo Permanente (LPP), istituito recentemente a Messina e composto dall’Ordine degli Architetti insieme agli altri Ordini e Collegi tecnici della provincia, all’Università e all’ANCE. I progetti esposti hanno interpretato alcuni dei principi guida e delle tematiche approfondite dal Laboratorio, con contributi elaborati dagli studi Moduloquattro, Urban Future Organization, BODAR e Amaro/Tornatora. Un percorso che punta a creare un confronto stabile tra professionisti, istituzioni e mondo accademico per sviluppare nuove strategie di pianificazione territoriale.
Il presidente dell’Ordine degli Architetti di Messina Giovanni Lazzari ha sottolineato il ruolo che la progettazione e la pianificazione devono assumere nella gestione delle trasformazioni territoriali e nella prevenzione dei rischi. “Di fronte al ripresentarsi di eventi meteorologici estremi, l’Architettura assume una precisa responsabilità civile ed etica”, dichiara Lazzari. “La sicurezza del territorio richiede una collaborazione stabile tra istituzioni, università e rappresentanze professionali, per passare dalla gestione dell’emergenza a una seria e approfondita programmazione orientata alla cura e alla prevenzione strutturale dei territori”, aggiunge il presidente dell’Ordine, evidenziando la necessità di un cambio di approccio nella gestione delle aree più vulnerabili.
La nuova visione per il rapporto tra terra e acqua
Nel suo intervento, Lazzari ha inoltre illustrato la visione proposta dall’Ordine degli Architetti all’interno della Biennale dello Stretto, concentrata sul rapporto tra territorio e ambiente e sulla necessità di una pianificazione più ampia e coordinata. “Abbiamo portato alla Biennale dello Stretto una nuova “Vision”, responsabile e organica, su quanto occorre fare: un nuovo concetto di pianificazione del margine terra/acqua e la necessità, non più derogabile, di intervenire con progetti unitari ed estesi alle singole unità fisiografiche, con l’assoluto coinvolgimento, in un percorso lungo e complesso, della cittadinanza tutta”, afferma.
Secondo Lazzari, la gestione del territorio può diventare anche una leva di sviluppo sostenibile: “Siamo pronti a mettere le nostre competenze e i nostri studi al servizio della comunità, convinti che la gestione del territorio possa e debba rappresentare una nuova opportunità di rinascita nel segno della sostenibilità ambientale e paesaggistica”.
La Biennale dello Stretto verso le tappe conclusive di Reggio Calabria
La III edizione della Biennale dello Stretto chiude così un ciclo di incontri e approfondimenti che ha coinvolto esperti, professionisti, istituzioni e comunità, tracciando un bilancio positivo e aprendo nuove prospettive sul futuro del paesaggio mediterraneo. Come sottolineato anche dal direttore della manifestazione Alfonso Femia, il percorso proseguirà verso le tappe conclusive previste fino a dicembre a Reggio Calabria, continuando a sviluppare una riflessione internazionale sui temi dell’architettura, della sostenibilità e della trasformazione dei territori dello Stretto.
