Dopo il Forum Archeologia, Territorio e Futuro, che ha lanciato la candidatura della Locride a futura Capitale Italiana dell’Archeologia e del Turismo Storico, il Dialog Festival ha dedicato la seconda parte della giornata di venerdì a un approfondimento scientifico capace di mostrare come il futuro della ricerca archeologica passi oggi attraverso le nuove tecnologie. L’incontro Quando la geofisica incontra l’archeologia, ospitato sempre nella suggestiva cornice della Villa Romana di Casignana, ha riunito studiosi della Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Reggio Calabria, geologi e ricercatori e studenti dell’Università di Perugia per presentare i risultati delle più recenti indagini geofisiche e l’avvio della nuova campagna di scavi, la prima dopo quasi vent’anni.
Ad aprire i lavori è stato Andrea Maria Gennaro, responsabile scientifico della Villa Romana, che ha sottolineato come il sito stia vivendo una fase nuova della propria storia. “Dopo quasi vent’anni gli scavi sono finalmente ripartiti. In archeologia cambiano continuamente le domande scientifiche e cambiano anche le metodologie, per questo era il momento giusto per presentare al pubblico il lavoro svolto con le indagini geofisiche e la missione dell’Università di Perugia“, ha affermato Gennaro, che ha inoltre evidenziato l’importanza della divulgazione, spiegando che i video realizzati dalla Soprintendenza e diffusi nelle scorse settimane sui social, nascono proprio con l’obiettivo di rendere comprensibile anche ai non addetti ai lavori il valore della geo-archeologia.
Il cuore dell’incontro è stato la dimostrazione di come droni, rilievi laser, termografia, georadar, geoelettrica e carotaggi stiano consentendo di leggere il sottosuolo senza alterarlo, costruendo una vera e propria mappa tridimensionale dell’antica villa e del paesaggio che la circondava.
A guidarci in questo percorso è stato il geologo Antonio Scrivo, che ha spiegato come l’arrivo di competenze geologiche all’interno della Soprintendenza abbia permesso di sviluppare un approccio interdisciplinare. “Abbiamo applicato la geologia all’archeologia. Studiando i sedimenti, la linea di costa e i materiali possiamo capire non soltanto come era costruita la villa, ma anche quale fosse il suo rapporto con il mare, con il territorio e con le attività economiche dell’epoca“. Le indagini hanno inoltre migliorato la conoscenza dei rischi naturali e della geomorfologia dell’area, ricostruendo l’evoluzione della costa ionica nel corso dei millenni.
Il geologo Giuseppe Ferraro ha dunque illustrato i risultati della campagna, raccontando il lavoro svolto tra inverno e primavera su un’area di circa trenta ettari. Grazie ai rilievi con drone multispettrale e tecnologia LiDAR è stato realizzato un fotopiano ad altissima risoluzione, mentre la termografia ha individuato anomalie di calore compatibili con strutture murarie sepolte. Ancora più significativi i dati ottenuti con georadar e geoelettrica, che hanno mappato decine di anomalie riconducibili a muri, ambienti e probabili livelli pavimentali, soprattutto nella zona compresa tra la ferrovia e il mare.
Le ricerche hanno anche restituito una preziosa ricostruzione del paesaggio antico. I carotaggi hanno dimostrato che la linea di costa romana era diversa da quella odierna e che la villa sorgeva su una duna affacciata direttamente sul mare, confermando l’ipotesi di un complesso residenziale profondamente legato ai traffici marittimi. Persino un apparente insuccesso si è trasformato in una scoperta: quella che sembrava una struttura portuale si è rivelata, grazie alla datazione al carbonio 14, una formazione naturale risalente a circa quattromila anni fa, fondamentale per ricostruire l’evoluzione geologica del territorio.
A concludere l’incontro è stato il docente dell’Università di Perugia Gianluca Grassigli che ha definito i risultati “strumenti essenziali per la conoscenza e per lo scavo“, ricordando però che la tecnologia non sostituisce il lavoro dell’archeologo. “Oggi sappiamo con maggiore precisione dove scavare, ma non cosa troveremo. Il nostro compito è passare dalle strutture alle persone, ricostruendo la vita di chi ha abitato questa villa” ha affermato Grassigli, che ha voluto poi pubblicamente ringraziare gli studenti e ricercatori dell’Università perugina impegnati per tutta l’estate nei lavori di analisi e scavo dell’area archeologica.
Un messaggio che si è intrecciato con lo spirito del Dialog Festival, per il quale ricerca, tutela e partecipazione della comunità diventano un unico percorso di cura del patrimonio, capace di trasformare la storia in una risorsa viva per il futuro della Locride.
